Vicenza – La segretaria come premio produzione, è bufera in azienda

Il titolare di una piccola azienda propone per scherzo la ragazza come compenso per gli straordinari dei dipendenti. Lei scopre tutto e va dai carabinieri

VICENZA — La segretaria dell’azienda come premio produzione 2010. La proposta messa per iscritto in una mail arrivata ai dipendenti, un impiegato che la prende sul serio e la donna oggetto del premio che si rivolge ai carabinieri. Questi gli ingredienti di una storia, che ha dell’incredibile, verificatasi all’interno di una piccola azienda artigiana dell’hinterland vicentino specializzata nel settore idraulico. La «proposta indecente» sarebbe stata fatta dal titolare della ditta ai dipendenti solo per scherzo, ma uno di loro, evidentemente abbagliato dalla bellezza della giovane segretaria, ha preso sul serio quelle parole facendosi avanti con proposte audaci. E nonostante il secco rifiuto della segretaria, il collega non si sarebbe dato per vinto. «Sei tu il mio premio per il lavoro che ho fatto…non lo sai?». Parole sulle prime incomprensibili, ma che poi hanno iniziato a dar forma alla mail indecente.
La ragazza si è così fatta raccontare tutto e come una furia si sarebbe catapultata dal padrone della ditta pretendendo spiegazioni. Quest’ultimo avrebbe ammesso il pesantissimo scherzo chiedendo scusa, ma la segretaria, non paga, nei giorni scorsi si è presentata in caserma a Vicenza chiedendo aiuto ai carabinieri. Non è escluso che nei prossimi giorni la giovane presenti un esposto in procura. Tutto sarebbe iniziato lo scorso luglio. La ditta in questo periodo avrebbe avuto un incremento degli ordini e così il proprietario aveva chiesto ai dipendenti uno sforzo nella produzione. Questo però comportava qualche straordinario in più. Da qui la proposta di un lavoratore: «Ma avremo anche un premio produzione?». E la conseguente risposta affermativa del titolare. Dopo qualche giorno sarebbe quindi circolata una mail del datore di lavoro che recitava più o meno così: «Se finiamo tutti gli ordini in tempo andiamo tutti a letto con la segretaria». Una mail da molti cancellata subito per il timore che l’interessata scoprisse l’oggetto della missiva virtuale, ma da qualcuno presa, forse, un po’ troppo sul serio. «Dobbiamo fermarci un attimo – spiega Marina Bergamin segretaria della Cgil di Vicenza – Abbiamo visto prima le donne vassoio, poi le cameriere assunte solo per l’aspetto fisico adesso le “donne premio”. Un abominio dal punto di vista lavorativo. Serve una profonda riflessione su questi episodi».
Tommaso Quaggio
L’EDITORIALE

Una veneta su due molestata al lavoro

Veneto, anni Cinquanta. Inizia la fuga dalle campagne, e sono soprattutto le giovani donne a sognare orizzonti diversi. Cercano un lavoro in fabbrica, si inseriscono nell’industrializzazione che sta decollando, soprattutto non ne possono più del loro ruolo marginale, subordinato nei campi ed in famiglia. Inizia così la corsa dell’emancipazione femminile, alla ricerca di un rapporto finalmente simmetrico con l’uomo. Lavoro infatti non significa solo reddito o carriera, ma autonomia psicologica e potere: due cose ben rare per le donne del passato. Ma lunedì l’Istat ci comunica – attraverso una indagine su 24 mila donne – che in realtà nemmeno il lavoro è così «liberatorio», dato che negli stessi luoghi di lavoro ci sono tanti comportamenti (maschili) che sanno di antiche sopraffazioni, di mentalità dure a morire, di atteggiamenti che vedono ancora nel sesso uno strumento di dominio, di imposizione.
Sono i numeri sulle molestie sessuali sul lavoro subite dalle donne a disegnare questo quadro odioso, dove l’orco questa volta non è in famiglia, non è il partner convivente o l’ex marito, ma è il collega, il capoufficio, l’imprenditore, il selezionatore. Andiamo ai due numeri fondamentali: nel corso della vita, il 54 per cento delle donne venete ha subito molestie o ricatti sessuali nella sfera lavorativa; solo negli ultimi tre anni, il 17 per cento di loro afferma di aver avuto queste spiacevoli «attenzioni». Il primo dato è purtroppo più elevato di quello medio nazionale e comprende molestie fisiche e verbali, telefonate oscene, atti di esibizionismo e pedinamenti. Ed è triste dover rilevare che proprio nelle regione più sviluppate economicamente e dove quindi è più forte l’occupazione femminile, come in Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, è particolarmente alta la percentuale di donne che vivono tali esperienze negli ambiti lavorativi.
Se ci limitiamo agli ultimi tre anni, come s’è detto il dato veneto è invece più basso della media nazionale, mentre sono più elevate le percentuali in tante regioni del sud. Probabilmente qui gioca il bisogno e la fatica per la donna di trovare un lavoro. Dove questo è più facile o più semplice, come in Veneto (o in Emilia), le donne sono meno deboli, meno ricattabili, meno sensibili a certe pressioni per essere assunte, per avanzare nella carriera o addirittura per mantenere il posto di lavoro. I ricatti sessuali rimangono comunque coperti: quasi mai emergono, quasi mai trapelano arrivando alla denuncia. Pesano la vergogna, l’autocolpevolizzazione, la paura di essere mal giudicata, la minimizzazione del fatto, la sfiducia nella giustizia. Il risultato è che in più di un caso su due è la donna a soccombere cambiando lavoro o rinunciando alla carriera. Solo nell’uno per cento dei casi c’è la denuncia del ricattatore. Questa è la foto di ieri; oggi le difficoltà del lavoro femminile, la sua precarizzazione e l’ingresso delle immigrate (di sicuro più deboli delle autoctone) fanno pensare che del fenomeno delle molestie sessuali sul lavoro ne sentiremo ancora parlare, e con numeri più ampi.
Vittorio Filippi

2 thoughts on “Vicenza – La segretaria come premio produzione, è bufera in azienda

  1. Pingback: Vivere a Vicenza « Un altro genere di comunicazione

  2. orribile..altro che scherzo.
    STRANAMENTE lo scherzo, la battutona, l’ironia sono sempre chiamati in causa DOPO, quando qualcuna si lamenta e chiarisce che certe molestie sono inammissibili.

    "Mi piace"

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