E ora l’Iran accusa gli Usa per il caso di Teresa Lewis, la «Sakineh» americana

La donna, considerata una disabile mentale, sarà giustiziata per omicidio in Virginia giovedì prossimo. L’accusa di Teheran: «Gli Stati Uniti usano due pesi e due misure, li denunceremo»

MILANO – Due pesi e due misure. Teheran accusa Washington di essersi mobilitata contro l’esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, fingendo invece di ignorare il caso tutto americano di Teresa Lewis, la disabile mentale che verrà giustiziata giovedì dallo stato della Virginia. I media filogovernativi della Repubblica islamica dedicano ampio spazio in questi giorni alla vicenda della 41enne Lewis, condannata per aver convinto l’allora amante e un complice ad ammazzare il marito e il figliastro nel 2002.
L’ACCUSA – La commissione parlamentare iraniana dei diritti umani sostiene che il caso della Lewis rifletta i “doppi standard” del governo statunitense, proprio in riferimento a quello dell’iraniana Sakineh condannata alla lapidazione per adulterio. «Se la condanna (di Lewis) sarà portata a termine, denunceremo gli Stati Uniti davanti alla comunità internazionale» minaccia il parlamentare iraniano Hossein Naghavi, portavoce della commissione citato dall’agenzia semi-ufficiale Fars. L’ultima speranza della Lewis risiede nell’appello alla Corte Suprema statunitense presentato dai suoi legali, che insistono sull’incostituzionalità dell’esecuzione per la disabilità mentale della loro assistita, ampiamente dimostrata dagli psicologi. Il destino della donna, infatti, sembra ormai segnato dopo che il governatore Bob McDonnell ha respinto la sua richiesta di clemenza: l’iniezione letale è fissata il 23 settembre. «I media statunitensi hanno attaccato l’Iran sul caso di Sakineh – si legge sulla Fars, ripresa dal Guardian di Londra – il caso Lewis ha molte similitudini con quello di Mohammadi Ashtiani, con la differenza che la colpevolezza di Sakineh è stata dimostrata, mentre ci sono un sacco di ambiguità nella vicenda di Teresa. I media americani hanno fatto del loro meglio per trasformare Sakineh in un simbolo dei diritti umani nel contesto delle atrocità che riversano sull’Iran, ma in questi sette anni le organizzazioni dei diritti umani sono rimaste in silenzio su Teresa. E tutto ciò dimostra i loro doppi standard nei confronti degli altri paesi».
21 settembre 2010

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