Republicane sexy, democratiche no. Scoppia la videopolemica negli Usa

Fa discutere la campagna che i repubblicani del Minnesota hanno pubblicato sul loro sito: un video in cui candidate e sostenitrici del partito sono messe a confronto sul piano fisico. E si scopre che le avversarie…
di Anna Zippel

“OUR WOMEN are just hotter”: le nostre donne sono più sexy. All’insegna di questo slogan, i repubblicani del Minnesota (da non confondersi con i più celebri e cinematografici nazisti dell’Illinois dei “Blues Brothers”) hanno pubblicato qualche giorno fa sul loro sito un video in cui candidate e sostenitrici del partito conservatore Usa sono messe a confronto sul piano fisico con quelle dei democratici.

Sulle note di “She’s a lady” di Tom Jones, una foto di Sarah Palin in calzoncini inaugura una sequenza di immagini patinate di repubblicane celebri, passando da signore della politica come Michelle Malkin e Michele Bachmann a sostenitrici del mondo dello spettacolo, come l’attrice e sex-symbol anni ’80 Bo Dereck o la modella ed ex protagonista di “Baywatch” Angie Harmon.

Dopo una brusca pausa, la musica cambia e la canzone “Who Let the Dogs Out” (letteralmente “Chi ha fatto uscire i cani”)  fa da colonna sonora a una sequenza di foto particolarmente mal riuscite di donne democratiche, dalla first-lady Michelle Obama a Hillary Clinton, dalla speaker della Camera Nancy Pelosi all’anchor-woman Rosie O’Donnel, il cui volto è inserito con un fotomontaggio sul corpo del terrorista kuwaitiano prigioniero di Guantanamo Khalid Sheikh Mohammed.

Il video  ha provocato le immediate proteste da parte dei democratici, che lo hanno definito “offensivo e sessista”, oltre che della stampa, ma anche alcune esponenti dello stesso partito Repubblicano si sono opposte a questa rozza campagna voluta dai loro colleghi uomini.

Sotto tutte queste pressioni i responsabili dell’iniziativa hanno quindi rimosso il video dal sito, non senza criticare però la totale “mancanza di sense of humour” degli avversari di fronte a quella che è, solamente, “una semplice evidenza”.

da la Repubblica del 23 agosto 2010

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