Velinismo antidroga

Il velinismo berlusconiano, a quanto pare, ha contagiato perfino la Bolivia. Il presidente Evo Morales ha infatti affidato a una ex miss di 26 anni, Jessica Jordan Burton, il delicato e rischioso incarico di rappresentarlo nella provincia del Beni per combattere i trafficanti di cocaina. “Dobbiamo darci da fare per lasciare qualcosa di buono dietro di noi”, ha dichiarato Jessica nell’accettare l’incarico.

Miss Bolivia è la zarina anti-coca

«Lo so, potrei essere uccisa, ma sento di avere una missione». Meticcia, ha 26 anni, nata in Gran Bretagna ma cresciuta in Amazzonia, aveva corso per diventare governatore

di Rocco Cotroneo

RIO DE JANEIRO – Per chi sostiene che un ex coltivatore di coca si possa impegnare nella lotta ai narcos tanto quanto la proverbiale volpe di guardia al pollaio, ecco servito un personaggio sul quale rafforzare i propri dubbi. Si chiama Jessica Jordan Burton, ha 26 anni, è una mora semplicemente mozzafiato, ma il presidente boliviano Evo Morales è convinto che abbia anche doti da mastino-zar: l’ha appena nominata sua rappresentante nella provincia amazzonica del Beni per combattere il traffico di cocaina e le gang della regione. Ha un problema serio, il presidente indio: dopo aver passato anni a spiegare al mondo che tra foglie di coca e polvere bianca c’è un abisso chimico e culturale, ora deve fronteggiare l’evidenza. La Bolivia ha ripreso a produrre ed esportare cocaina in quantità, come non avveniva da anni. Attaccarsi alla tradizione incaica della foglia sacra da masticare non basta più. Ma perché la giovane Jessica, invece di un nerboruto generale o un raffinato sociologo? Figlia di un ingegnere inglese e di una boliviana, la ragazza è nata a Bath, ma cresciuta proprio qui, nella foresta amazzonica. È stata miss Bolivia e poi ha rappresentato il suo Paese nei concorsi di bellezza internazionali. A parte che l’anno dei suoi trionfi sulle passerelle, il 2006, è lo stesso che ha visto Morales ascendere alla presidenza, non si vedono altri punti di contatto tra i due.
Il velinismo in versione andina ha ovviamente i suoi detrattori, ma le parole di Jessica meritano una qualche considerazione, perché la ragazza non si limiterà a esibire il suo splendido sorriso in un’aula parlamentare ma va a rischiare la vita. «Lo so, potrei essere ammazzata. Ma la vita è sempre a rischio. Tutti ne abbiamo una sola, e penso che dobbiamo darci da fare per lasciare qualcosa di buono dietro di noi». Quanto all’incarico affidatole, idee chiare e decise: «La droga è un problema, così come la corruzione e la povertà. Io sento di avere una missione. Prendo molto seriamente questo incarico, già lo amo e sento di essere al posto giusto». E poi la ragazza non spunta dal nulla. All’inizio dell’ anno Evo Morales era riuscito a convincerla a candidarsi come governatore del Beni per il suo Mas, Movimento al Socialismo. Compito difficile, perché in questa regione gli uomini dell’ex cocalero non hanno mai vinto. Nemmeno la ragazza ce l’ha fatta, ma ha fatto una buona campagna e ne è uscita con un risultato onorevole: secondo posto, con appena un paio di punti percentuali in meno del vincitore.
In quella occasione, Morales ci tenne a spiegare che la candidatura non era frutto di un suo capriccio, ma era stata dibattuta a lungo nel partito. «Siamo arrivati alla conclusione che Jessica ha le capacità e la preparazione per governare il Beni». La sua nomina come rappresentante del governo centrale sta attizzando nuove polemiche, ma non tanto perché inesperta o troppo giovane. In realtà la Jordan tenterà di sottrarre potere e competenze al governatore eletto, di opposizione. Dalla capitale vogliono che si occupi, con poteri speciali, di problemi che vanno ben al di là della normale amministrazione. Combattere il narcotraffico, la deforestazione illegale, i cercatori di oro, il contrabbando con il vicino Brasile. E la definizione di zarina antidroga è quanto mai adeguata. Sebbene nel Beni non si coltivi la coca, è attraverso la foresta e lungo i suoi fiumi che passa la pasta base o la polvere destinata al Brasile, e poi da qui all’Europa. Jessica sostiene che la sua nomina non è una ricompensa alla mancata elezione, ma un risarcimento per la gente, perché quel voto sarebbe stato fraudolento. E la famosa esperienza, che manca? «Quello è il meno – risponde lei – Dicevano lo stesso di Morales, un indio che non ha mai nemmeno finito la scuola superiore. E sta trasformando la nostra Bolivia».

dal Corriere della Sera del 17 agosto 2010

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