E finalmente si torna a Veronica

di Paola Ciccioli
«Sono avvilita. A inizio legislatura, non credevo ai miei occhi. Tutte quelle ragazze che inciampavano sugli scalini del Parlamento per i tacchi troppo alti, che si aggiravano sugli scalini del Transatlantico in abiti attillati, spacchi e trucco pesante, restituivano un’immagine quasi grottesta delle istituzioni». Finalmente. Finalmente una parlamentare del centro-destra, Maria Grazia Siliquini, trova le parole e denuncia la propria distanza dal «ciarpame politico» fatto di aspiranti show girl, aspiranti veline o letterine, aspiranti attrici e cosiddette “ragazze immagine” con le quali Silvio Berlusconi ha affollato la politica italiana. La deputata torinese, confluita in “Futuro e Libertà” di Gianfranco Fini, ha rilasciato ieri un’intervista al Fatto Quotidiano: «Non siamo al circo o a una sfilata: sul Cavaliere aveva ragione Veronica», il titolo dell’articolo. E, ancora una volta finalmente, nell’analisi di quello che il settimanale cattolico Famiglia Cristiana ha definito giorni fa il «disastro etico» del nostro Paese, la presa d’atto dell’onorevole Siliquini ci costringe opportunamente a fare un passo indietro e tornare al 3 maggio del 2009 quando Veronica Lario annunciò attraverso il quotidiano La Repubblica la decisione di divorziare dal presidente del Consiglio. Fissando nero su bianco, con espressioni incancellabili, le ragioni del suo passo. «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni», disse, riferendosi al rapporto tra il marito e la diciassettenne Noemi Letizia che lo chiamava «papi». Denunciò inoltre il metodo del «ciarpame politico» a proposito appunto delle candidature del Pdl e parlò di «figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà, la crescita economica». Noi, Donne della realtà, siamo nate come gruppo proprio in quei giorni, esauste e preoccupate dai modelli femminili sciocchi, negativi e insultanti disseminati ad arte sui giornali e nelle trasmissioni televisive. Oggi, a quasi un anno di distanza, riteniamo quanto mai necessario ripercorrere le tappe che hanno scandito il dipanarsi del dibattito politico e mediatico su questi temi, fino all’attuale scontro tra Berlusconi (presidente del Consiglio) e Fini (presidente della Camera), quest’ultimo attaccato trasversalmente anche con un battage  demonizzatore della sua compagna, Elisabetta Tulliani.

Riproponiamo intanto l’intervista di Maria Grazia Siliquini al Fatto e l’articolo di Repubblica con la notizia del divorzio Lario-Berlusconi.

L’articolo de il Fatto Quotidiano (solo per abbonati):

“Non siamo al circo o a una sfilata: sul Cavaliere aveva ragione Veronica”

L’articolo di Repubblica:

Ha conosciuto Berlusconi nel 1980, poi si sono sposati con rito civile il 15 dicembre 1990. La first lady: chiudo il sipario

Veronica, addio a Berlusconi: “Ho deciso, chiedo il divorzio”

A un’amica: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni”

di Dario Cresto-Dina

MILANO – “Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale”. Dopo quasi trent’anni, i due si conobbero nel 1980 e si sposarono con rito civile il 15 dicembre 1990, le strade del presidente del Consiglio e di sua moglie, già spezzate sul piano sentimentale e personale, si dividono anche giuridicamente.

Veronica Lario ha avviato le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio Berlusconi, portando a termine un percorso cominciato molto tempo fa come ammise lei stessa alla fine dell’estate 2008, quando confessò che all’eventualità di una separazione stava meditando da dieci anni.

Ora ha scelto l’avvocato che la seguirà passo dopo passo davanti ai giudici: “Finalmente una persona di cui mi posso fidare fino in fondo”. È una donna. Una professionista lontana dallo star system e dalla politica. L’ha sentita al telefono il primo maggio, l’avvocato era in vacanza su un’isola del Sud Italia. È stato in pratica il loro primo vertice sulla separazione. Veronica le ha spiegato: “Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo scontro”. Il legale le ha risposto: “Stia tranquilla. Parto subito, prendo un aliscafo e rientro immediatamente a Milano. Lei è consapevole che non sarà facile e che dovrà sopportare attacchi pesanti? È sicura di volerlo fare?”.

Nella risposta non ci sono state esitazioni: “So tutto. Voglio andare avanti”. Ieri le due donne si sono incontrate a Macherio per studiare la strategia e si rivedranno molto presto, all’inizio della settimana. Vogliono stringere i tempi, evitare il contropiede di un uomo sempre molto abile a ribaltare le situazioni, capace di convocare una conferenza stampa per dire che il divorzio lo ha deciso lui per primo, e non la “signora”.

Naturalmente nei giorni scorsi Veronica ne ha discusso con i figli e le persone più vicine, un paio di amiche molto care, sottolineando ancora una volta le ragioni del suo distacco dalla vita pubblica del marito e insistendo sull’importanza che rappresenta per una donna come lei il valore della dignità: “Ora sono più tranquilla – ha confidato loro – . Sono convinta che a questo punto non sia dignitoso che io mi fermi qui. La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”.

Per i suoi ragazzi – Barbara di 24 anni, Eleonora di 22 che studia negli Stati Uniti e Luigi di 20, il più legato al mito imprenditoriale e politico del papà – sono state ore di grande amarezza e di sofferenza, ma alla madre tutti e tre hanno assicurato che rispetteranno ogni sua decisione per dolorosa possa essere: “Non muoveremo mai un dito contro nostro padre, ma tu mamma fai ciò che ti fa stare bene”.

L’inizio della fine arriva la mattina di martedì 28 aprile. Veronica guarda i giornali, la sua attenzione si sofferma sull’articolo di “Repubblica” che svela come nella notte di domenica il premier si sia presentato a sorpresa in una villetta di Casoria, dove si celebravano i diciott’anni di Noemi Letizia. Lei è bella, bionda, studia da grafica pubblicitaria a Portici e sogna una carriera televisiva, tanto che avrebbe inviato il suo “book” fotografico al presidente del Consiglio in persona. Un album che avrebbe provocato la scintilla. Accanto a Noemi ci sono il padre Elio e la madre Anna. La ragazza chiama Berlusconi “papi”, ai giornalisti dirà più tardi che lo conosce da tempo e che spesso lo va a trovare a Milano e Roma, “perché lui, poverino, lavora molto e non può sempre venire a Napoli”. Il Cavaliere le ha portato un regalo, una collana d’oro giallo e bianco con pendente di brillanti. C’è chi mormora anche le chiavi di un’auto, ma Noemi smentisce.

Veronica legge e rimane stupefatta, chiama al telefono un’amica: “Basta, non posso più andare a braccetto con questo spettacolo”. A Roma infuria la polemica sulle “veline” pronte a entrare nelle liste elettorali del Pdl e ci sono, soprattutto, quella ragazzina di Casoria, Noemi, e la sua mamma Anna che si rivolgono a Berlusconi con gli affettuosi diminutivi di “papi” e “papino”. Veronica non ce l’ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come “figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica”. La sconcerta, però, che il metodo da “ciarpame politico” non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che “per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore”, come racconta a chi le sta vicino.

Quell’imperatore è ancora suo marito ed è il padre dei suoi figli, un padre che, seppure invitato, non ha mai partecipato alla festa dei loro diciott’anni. Di fronte alla nuova pubblica offesa sceglie di replicare pubblicamente con una dichiarazione che manda all’agenzia Ansa soltanto dopo le dieci di sera. È stato infatti un giorno di angoscia a villa Belvedere. Barbara, incinta di sette mesi del suo secondo figlio, è stata ricoverata all’ospedale San Raffaele. Sono lunghe ore di ansia, c’è il rischio di un parto prematuro. Veronica Lario ha in casa il nipotino Alessandro, chiede alla segretaria Paola di fermarsi fino a mezzanotte. La misura è colma, il “ciarpame” non è soltanto politico.
La mattina successiva Berlusconi dalla Polonia attiva la cortina fumogena e la contraerea dopo una notte di rabbia. Ordina che le “veline” spariscano quasi tutte dalle liste europee, ridimensiona il rapporto con Noemi a una antica conoscenza con il padre ex autista di Craxi (notizia poi smentita da Bobo Craxi e cancellata comicamente addirittura da un comunicato di Palazzo Chigi) e liquida con una battuta maschilista e greve l’indignazione della moglie, evitando di pronunciarne il nome e il ruolo: “La signora si è fatta ingannare dai giornali della sinistra. Mi spiace”. Rientrato a Roma, annulla un incontro in calendario per il giorno successivo con il presidente della Camera Gianfranco Fini.

La sua intenzione è di andare a Milano, come fece due anni or sono, per ricucire lo strappo con Veronica. Non ci andrà, lo ferma la sua fidatissima segretaria Marinella. Veronica Lario, infatti, l’ha appena chiamata: riferisca a mio marito che non mi si avvicini, non ho più nulla da dire e nulla da ascoltare, tutte le parole sono state consumate.

Giovedì i giornali del Cavaliere e i blog del Pdl fanno capire all’ex first lady di Macherio che aria tira. Dietro al “come si permette?” si scatena una minacciosa muta di cani. Il quotidiano “Libero” pubblica nella testata di prima pagina tre fotografie in bianconero della giovane attrice Veronica Lario a seno nudo. Il messaggio è più che mai trasparente, sembra arrivata l’ora dell’olio di ricino. Quando vede quelle fotografie la moglie del premier capisce, se ce ne fosse ancora bisogno, di essere davvero sola e di essere minacciata. In quelle foto si sente “come davanti a un plotone di esecuzione qualche secondo prima della fucilazione”. Alla figlia Barbara dice: “Sono molto preoccupata di ciò che potrà accadere, ma ho la libertà per andare avanti”.
Cala il sipario. La lettera affidata a “Repubblica” due anni fa da Veronica era un ultimatum. Qualche ora dopo Berlusconi inviò le sue scuse pubbliche alla moglie. Era il 31 gennaio 2007: “La tua dignità non c’entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento”. A sigillo un grande bacio. Qualche mese dopo, ad appannaggio esclusivo dei settimanali patinati della famiglia, arrivarono le passeggiate della coppia mano nella mano nel giardino della villa in Costa Smeralda e sui moli di Portofino.

Immagini che oggi sembrano lontanissime. “Mi domando in che paese viviamo – ha raccontato Veronica l’altro giorno a un’amica – , come sia possibile accettare un metodo politico come quello che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste elettorali del centrodestra e come bastino due mie dichiarazioni a generare un immediato dietrofront. Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta”.

da la Repubblica 3 maggio 2009

3 thoughts on “E finalmente si torna a Veronica

  1. Onorevole Siliquini: oggi, quando ha votato a favore di Berlusconi e del suo governo, ha avuto una improvvisa amnesia? E il suo outing sul voltastomaco da ciarpame politico e da velismo parlamentare dov’è finito? Impossibile radiarla dal nostro blog. Ma, se lo lasci dire, lei con le donne della realtà non c’entra proprio. Buona fortuna e complimenti per la coerenza, PC

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  2. E’ evidente che la Maria Grazia Siliquini non ha capito che il suo (di nuovo) capo B. vuole le elezioni. Considerato che la motivazione del suo voto a favore della fiducia al governo è: non precipitare il Paese nella instabilità politica con un vuoto di Governo, non ha capito che l’instabilità è rappresentata dalla situazione attuale.
    Non ha capito che ora in Parlamento si aprirà un mercato di deputati che, se possibile, getterà ulteriore discredito alle Istituzioni.
    Adesso aspettiamo di vedere come voterà rispetto a progetti di legge Governativi tipo la riforma della Giustizia pro B. (già annunciata).
    Poi verificheremo se continuerà a non capire.

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