Randellaci tutte, direttore

di Paola Ciccioli
L’ultima in ordine di tempo è Chiara Moroni, la deputata che ha disobbedito al dictat del suo partito, il Pdl, e non ha partecipato al voto sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Vestita di bianco e con in mano il foglio su cui aveva annotato la propria dichiarazione, l’onorevole Moroni ha sillabato: «Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o, peggio ancora, con l’impunità».  Non ha votato “no”, come hanno fatto i fedelissimi di Silvio Berlusconi. E non si è neppure astenuta, come i colleghi confluiti in “Futuro e Libertà per l’Italia” che sostiene Gianfranco Fini, gruppo al quale Moroni ha poi scelto di aderire.
Non è bene, di questi tempi, mostrarsi in diretta tv tanto critiche,  pensanti e autonome. E dunque anche a lei è toccata una randellata, termine in sintonia con “gli scoop di ricino” evocati da Ellecappa in una efficace vignetta su Repubblica. Se ci fosse una classifica delle ritorsioni mediatiche, quella toccata alla parlamentare trentacinquenne sarebbe allo stato attuale al primo posto. Ieri sera chi ha seguito l’approfondimento politico de La7 “In onda” ha potuto vedere un impassibile Maurizio Belpietro astenersi anche solo dall’accennare una spiegazione plausibile del titolo apparso sul suo “Libero” il giorno prima: “Chiara Moroni tradisce papà e Papi”. Per capirne bene la violenza, bisogna ricordare che il padre di Chiara Moroni, Sergio, socialista, si suicidò nel 1992 quando venne inquisito nell’ambito dell’inchiesta Mani Pulite. Maurizio Belpietro ha ritenuto di dover scendere nei dettagli delle modalità con cui Moroni, 18 anni fa, si è ucciso.  E ha creduto lecito poter dare a una figlia della “traditrice” della memoria del padre per aver dichiarato in Parlamento che un sottosegretario della Repubblica dovrebbe fare «un passo indietro», visto che è indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Per il direttore Belpietro si può (si deve?) entrare senza ritegno nel trauma di una giovane donna perché, nel suo ruolo di parlamentare, quella giovane donna ha ricordato al sottosegretario Caliendo che del sospetto di far parte di una rete di potere occulta dovrebbe «rispondere all’opinione pubblica prima ancora che all’autorità giudiziaria».  Allora ci insulti tutte, direttore, perché anche noi la pensiamo così.

L’intervento di Chiara Moroni in Parlamento

2 thoughts on “Randellaci tutte, direttore

  1. Sì, Mary, Madonna santa! La tua esclamazione è il più efficace dei commenti. Ma non basta indignarsi e non basta nemmeno partecipare al dibattito e al confronto che ci consente la Rete. Non mi stancherò mai di ripeterlo: tutte noi, ma proprio tutte, siamo chiamate a fare del nostro meglio per informare le persone più indifese di quanto sta accadendo nel mondo dell’informazione. Di questo lavaggio del cervello generalizzato che non dà tregua. Delle offese sistematiche di cui sono fatte oggetto in primo luogo le donne, tante in queste settimane, che ci mettono la faccia e testimoniano il dissenso nei confronti dell’amoralità e della menzogna dilaganti. Non dobbiamo stancarci di parlare con chi non la pensa come noi, con chi si affida alla televisione nella speranza di sapere. Penso alle persone anziane, a quelle donne avanti con gli anni e ancora curiose e con la testa in movimento che vengono turlupinate dai tg. Penso a chi, per età o abitudine, è tagliato fuori dal controcanto di Internet. Dobbiamo parlare con le nostre madri, con le nonne, con le vicine di casa. Trovare parole semplici non per far loro cambiare opinione. Piuttosto, per metterle al corrente che c’è un’altra verità e che è nel loro diritto conoscerla. Ciao, Paola

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