La Presidente che non piace al Presidente

Stando alle cronache, di Giulia Bongiorno il presidente del Consiglio pare abbia detto più volte: «Toglietemela di torno». Fatto sta che la presidente della Commissione Giustizia, dovendo maneggiare una patata bollente come il disegno di legge sulle intercettazioni, si è conquistata la stima di molti (tranne uno, il solito). Ora che l’emendamento del governo al ddl Alfano rende pubblicabili le intercettazioni “rilevanti”, Massimo Giannini su Repubblica di oggi scrive: «La modifica alla legge proposta dalla presidente della Commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, è convincente dal punto di vista culturale e procedurale». Ma lo stesso Giannini avverte: «Rimane l’impianto fortemente limitativo all’uso di questo prezioso strumento di investigazione e di raccolta delle prove, come confermano tutti i magistrati impegnati in prima linea persino nei reati contro le mafie, da Pietro Grasso ad Antonio Ingroia. Questo “danno”, enorme per la sicurezza del Paese e incalcolabile per la difesa della legalità, è stato ridotto. Ma in misura tuttora intollerabile per uno stato di diritto». Dunque, non abbassiamo la guardia. Di seguito l’articolo su Giulia Bongiorno scritto qualche settimana fa da Silvia Truzzi per Il Fatto.

Bongiorno Italia

di Silvia Truzzi

Buongiorno a Giulia Bongiorno. Che sembra, agli occhi di cittadini sempre più allarmati,  uno degli ultimi argini di fronte allo straripamento delle pulsioni antidemocratiche. Di cui l’ultimo manifesto è il ddl imbavagliatore di giornalisti e – non dimentichiamolo – magistrati che avranno sempre più difficoltà a fare le indagini che dovrebbero/potrebbero portare a quei processi di cui (non) potremo scrivere. Un provvedimento che per quanto si rivolti, modifichi o rattoppi fa sempre schifo.  Avvocato penalista, deputato del Pdl, universalmente  riconosciuta come “finiana di ferro”, presidente della Commissione giustizia della Camera, sul ddl intercettazioni sta prendendo (ma non perdendo) tempo. Prima di fissare il calendario dei lavori, che molto probabilmente porterà il testo in discussione nell’aula di Montecitorio a fine luglio, ha fissato nuove audizioni. Sette per la precisione:  giornalisti, editori, Anm, avvocati, i procuratori Grasso e Pignatone, il professor Glauco Giostra. I quali, si spera, esprimeranno tutte le preoccupazioni in merito a un provvedimento di cui sente la necessità solo chi ha qualcosa da nascondere. Immediata la risposta, consuetamente elegante, dell’entourage di B. La rubrica firmata dalla Bongiorno con Michelle Hunziker (assieme alla showgirl ha fondato un’associazione  a tutela delle vittime di stalking) sul settimanale “Chi” è stata cancellata. Lo spazio era un filo diretto con donne molestate:  epurazione che si commenta da sé. Anche perché la Hunziker ha spiegato di non essere stata nemmeno avvisata: l’ha scoperto aprendo il numero della rivista in edicola questa settimana. Si legge su “Repubblica” che la decisione è stata presa non dal direttore ma “per ordini dall’alto”, ovvero dell’editore (una signora che di nome fa Marina). Questa volta perfino Alfonso Signorini non ha voluto far la parte del censore. L’onorevole Bongiorno è la stessa che ha gridato all’assoluzione di Andreotti, imputato da lei difeso nel processo di Palermo per associazione mafiosa, effettivamente assolto per fatti successivi al 1980 ma prescritto per quelli anteriori. Un po’ la stessa dislessia giuridica che ha colpito il direttore del Tg1 Augusto Minzolini a proposito dell’avvocato Mills (ma con l’aggravante di essere, l’onorevole-avvocato, certamente a conoscenza della differenza sostanziale tra i due termini). Questo per dire che anche le principesse del Foro non sempre sono senza macchia e senza peccato (tra questi anche la passione per i meeting che promuovono l’“Italia del futuro” – organizzati in Trentino da Enrico Letta – e ospitano anche personaggi di un certo spessore come Mariastella Gelmini, Filippo Facci e Andrea Orlando). Non per questo i suoi gesti hanno meno valore. Anche considerando che è una tra le poche del suo partito messa in lista per capacità e non per “velinità”. Qualche donna in grado di combattere c’è ed è un esempio. Soprattutto: ora tutti gli argini sono necessari.
Perciò, grazie.

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