‘Ndrangheta, la sindaca ci ha visto giusto

Una settimana fa oltre 300 arresti hanno confermato il tentativo della ‘ndrangheta, la mafia calabrese, di infiltrarsi nei lavoro per l’Expo 2015 a Milano. Prendiamo spunto da questo fatto di cronaca per proporvi un altro ritratto di donna del professor Nando dalla Chiesa.

Corsico: Maria rompe l’incantesimo mafia

Eletta a sindaco con la Lista per la legalità

La ‘ndrangheta a Corsico? Ormai ci si fanno le tesi di laurea. Ma per decenni è sembrata l’invenzione di menti allucinate. Ora Maria ha rotto l’incantesimo. E ha sconfitto nelle urne la lunga catena delle indifferenze, gioia e delizia dei clan calabresi. Qui come a Buccinasco, a Trezzano sul Naviglio come a Cesano Boscone. Insomma nell’hinterland sud di Milano. Sì, domenica scorsa i cittadini, a grande maggioranza (più del 57 per cento), hanno eletto a sindaco di Corsico una donna che la sua campagna elettorale l’ha fatta proprio contro la mafia e la ‘ndrangheta. È in assoluto uno dei fatti più importanti degli ultimi ballottaggi, anche se lo offuscano i ribaltoni o gli esiti dei capoluoghi di provincia. E parla al paese ben oltre il colore dell’alleanza vincitrice.

Maria di cognome fa Ferrucci. Cinquanta scarsi, portati con l’aria sbarazzina ma non troppo. Non è un outsider della politica. Ha fatto per cinque anni l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione. Insomma, viene da quel prezioso forziere di assessori comunali che fanno la fortuna del Pd, anche se spesso le “strategie” locali o nazionali del partito li ricambiano facendogli il vuoto di entusiasmo e partecipazione intorno. Iniziò a fare politica nelle scuole superiori. E con che spirito lo spiega il momento in cui prese la prima tessera di partito: quella del Pci nella tarda primavera dell’84, ossia subito dopo la morte di Enrico Berlinguer. Perché ha la passione della questione morale. E si rifiuta di pensare che faccia perdere voti. Così se a Mantova (e non solo) si sono offerte in saldo le giunte al centrodestra come generosi babbi natale; se Trezzano ha cambiato campo perché il Pd, grazie al suo ex sindaco, è finito in una storia di tangenti scucite dagli amici della ‘ndrangheta; questa donna combattiva ha seguito il percorso opposto.

Nelle elezioni regionali lombarde la criminalità organizzata sparisce quasi letteralmente dal dibattito? Nessuno ne parla anche se le inchieste deflagrate sui giornali o gli incendi di negozi e discoteche obbligherebbero a parlarne? Ecco, lei ha scelto di prendere per mano la sua alleanza e i cittadini e di fare della lotta alla criminalità un tema cardine della sua idea di governo. “È stata una scelta di tutti noi, in realtà”, si schermisce. “Il fatto è che abbiamo voluto dire ai cittadini che questa è la vera questione della sicurezza. Lo so anch’io che la gente è più infastidita dalla criminalità minore, perché la si vede di più. Ma quali sono i danni che le organizzazioni mafiose infliggono alla democrazia, alla vita civile, all’economia, alle istituzioni? Ho detto che bisogna tenere gli occhi ben aperti, che c’è un pericolo alle porte. La gente ci ha seguito, anche perché queste cose noi mica le abbiamo tirate fuori in campagna elettorale . Con l’assessorato alla Cultura e con la biblioteca comunale abbiamo promosso iniziative con le superiori, abbiamo anche fatto una settimana sulla legalità. Si è dedicato un giorno in piazza della Fontana dell’incontro a leggere integralmente Gomorra. Pieno di giovani. E poi abbiamo portato in scena ‘Manager calibro 9’, il libro di Piero Colaprico e Luca Fazzo, con le confessioni di Saverio Morabito, il grande pentito di ‘ndrangheta lombardo. E una carovana per la legalità insieme ai comuni di Trezzano e Cesano Boscone. Insomma, abbiamo rilanciato una battaglia che ebbe dei punti alti con il sindaco Giorgio Perversi, scomparso una decina d’anni fa. Allora arrivò in risposta una catena di attentati, ma da parte nostra non ci fu una reazione adeguata, e negli anni ci si è un po’ distratti”.

Porta lo sguardo alle aree commerciali che crescono senza sosta nel grande hinterland meridionale, la nuova sindaco. “Ma lo sa, lo vede, come brulicano? È un fenomeno dei nostri comuni, specie sulla nuova vigevanese. A Corsico i clan della ‘ndrangheta non hanno messo su casa, forse non l’hanno considerato un posto interessante. Ma io mi inquieto nel vedere questi centri commerciali che si moltiplicano, a volte violando ogni regola urbanistica. Perché mi chiedo che cosa porti ad aprire nuovi grandi centri in una fase in cui la gente è più povera e i consumi di massa sono in calo. E’ mio dovere vederci chiaro. D’altronde credo di essere stata votata per presidiare alcuni valori. Quali? Direi la sobrietà (toh, l’eco dell’austerità berlingueriana…, ndr), l’integrità e la trasparenza. L’ho visto negli incontri per la strada, l’ho capito dalle battute dei miei ex alunni, che sanno quanto io tenga alla verità. Sì, ne ho avuti tanti di alunni. Ho fatto a lungo la maestra alle scuole elementari di Corsico, ora insegno filosofia e pedagogia al liceo socio-pedagogico di Abbiategrasso. E penso che la filosofia debba guidarci anche in politica. Guai a seguire solo la contingenza, ad andar dietro alle emergenze. La politica deve tracciare orizzonti. Quello dell’equità, per esempio”.

La linea dell’orizzonte. Forse per questa voglia di guardare lontano Maria non ha avuto paura di “esagerare”, di sentirsi dire che sarebbe stato meglio non compromettere l’immagine della città, dei suoi quasi quarantamila abitanti. Forse per questo ha creduto invece che occorresse un punto di svolta. Soprattutto dopo quella scena da Palermo anni settanta vista a Corsico: un grande condominio che, in un bene confiscato alla mafia, imbosca la targa dedicata a Silvia Ruotolo, vittima di camorra, in un bell’androne interno. Per non correre rischi e non lanciare sfide inutili, per non esporsi a vandalismi o ritorsioni. Ecco, la linea dell’orizzonte per non far vincere la linea della palma.

da Il Fatto del 19 aprile 2010

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