Stalking, la legge non basta. Più vigilanza e solidarietà

di Maria Luisa Agnese

La lunga storia dello stalking, della persecuzione che non lascia vivere l’altro con la scusa di un’attrazione amorosa, sta vivendo negli ultimi tempi tappe amare. Ieri il carrozziere di Cremona che uccide due sue ex che non ne volevano più sapere di lui. Un mese fa il cinquantenne di Torino che aveva tentato di dar fuoco, ustionandola, alla colf che lo rifiutava. Un’escalation, una furia persecutoria che non si accontenta più di cellulari e email, fino ai graffiti e ai murales, avvolgendo la vittima amorosa in una rete sempre più stretta di insicurezza e di paura, passando dai fiori e dai regali alle armi letali? Anche se uno o due casi limite non possono essere considerati la spia di una tendenza, chi aveva gioito per la legge arrivata nel febbraio 2009 non può dirsi soddisfatto. Ben vengano i dissuasori giuridici, ma guai ad abbassare la guardia perché in materia così delicata, si sa, anche la legge a volte deve arretrare, visto che, con le sue sette denunce, il persecutore di Cremona era pur sempre in giro a molestare. I dati dicono che nell’80% dei casi le vittime designate dello stalking sono loro, le donne. Rese fragili e umiliate dalla persecuzione e spesso incapaci di denunciare, a volte addirittura tradite da una sindrome salvifica verso il loro carnefice che le porta a sperare che prima o poi si redima. Nell’ 87% dei casi addirittura conoscono i loro persecutori e difatti perlopiù la violenza contro le donne si consuma a casa, in un groviglio atavico di paure e omertà. Sono i cosiddetti soggetti deboli, doppiamente vulnerabili perché offese dalla violenza altrui e da quella che a volte si auto-infliggono, stando al gioco del carnefice. Ed è proprio qui che bisogna agire, sostenendo la vittima nelle sue fragilità, ma convincendola a reagire: Giulia Bongiorno, anima insieme a Michelle Huntziker dell’ Associazione Doppia difesa, ripete che nel tempo si è convinta a consigliare alle donne di non subire, di non mostrarsi deboli. Al contrario, di reagire subito, ai primi segnali, non ignorare gli sms, perché altrimenti lo stalker impazzisce ancora di più, e cerca sempre nuovi mezzi e armi per essere preso in considerazione. Vigilanza, dunque, diffusa e solidale.
dal Corriere della Sera – 2 luglio 2010

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Giulia Bongiorno sulla nuova legge

«Mai tollerare le violenze Bisogna denunciare subito»

Il consiglio: anche la sopraffazione psicologica è pericolosa. Chi la accetta rischia di non uscirne più

di Giovanna Cavalli

ROMA – Altre due donne uccise, stavolta dallo stesso ex. Non le viene da pensare che questa legge sullo stalking alla fine serva a poco? «Quest’ultima, doppia tragedia, dimostra che la violenza sulle donne è un fatto tanto grave quanto frequente, senza tempo: c’è da sempre ed è anche una espressione di discriminazione, che bisogna combattere con le leggi, ma non solo». Giulia Bongiorno, avvocato, presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio e cofondatrice, con Michelle Hunziker, dell’ associazione «Doppia Difesa», dice che «la parola rassegnazione non la ammetto». Gli assassini, a quanto pare, non si fermano con niente. «Non è così. Ricordiamo che le norme sono ancora molto recenti. Però hanno introdotto strumenti efficaci che consentono l’ azione immediata dello Stato. Adesso la vittima può chiedere l’intervento del questore prima ancora di aver presentato la denuncia. E il suo persecutore sa subito che la violenza non è più un fatto personale tra di loro. E a volte questo interrompe il cerchio di minacce e sopraffazioni». Non basta ad evitare queste tragedie. «Difficilmente una legge, da sola, è il rimedio contro tutti i mali. Ma le norme sullo stalking funzionano. Da quando sono entrate in vigore sono aumentate le denunce e gli arresti. I dati del ministero per le Pari Opportunità segnalarono 5.200 denunce e quasi mille arresti dopo i primi dodici mesi. Ora siamo rispettivamente a circa 7.000 e 1.200. «La prova che la legge funziona ed è azzeccatissima. Ma accanto a questo, è necessario che le donne imparino a riconoscere la gravità delle violenze, senza sminuirle. E a rivolgersi alle autorità subito, al primo gesto anche solo di sopraffazione psicologica, prima che degeneri. Perché è provato che, se si tollera all’ inizio, si va incontro a una serie ripetuta e crescente di abusi e maltrattamenti». Sopportare mai. «Mai. L’ uomo che commette il reato di stalking considera la donna, soprattutto quando è un’ ex, come cosa sua, e con questo si autogiustifica. Ma spesso purtroppo capita che sia la stessa vittima ad accogliere le prepotenze come se fossero quasi normali, in un rapporto di coppia, specie dopo una separazione». Tipico, purtroppo. «Appunto. Si crea quel fenomeno di eufemizzazione, per cui la parte lesa sembra quasi comprendere le ragioni del persecutore. Ecco, su questo c’ è ancora da lavorare». Di fronte a questi fatti di cronaca, ci si sente scoraggiati. «Ma io non voglio scoraggiarmi nè rassegnarmi affatto. La giustizia è lenta e questo è un problema grave. La mentalità fortunatamente sta cambiando. E le donne non sono più sole. Lo Stato c’ è e ci sono anche tante associazioni a cui chiedere indicazioni e consigli. L’ importante è non subire in silenzio».

dal Corriere della Sera 2 luglio 2010

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