La disonorevole nomina a ministro spiegata da Barbara Spinelli

La nomina a ministro di non-si-sa-che-cosa di Aldo Brancher è uno dei casi più disonorevoli dell’attuale stagione politica. L’autorevolissima Barbara Spinelli ne delinea i contorni in un intervista di Silvia Truzzi sul Fatto quotidiano del 27 giugno.

«L’errore? Farlo ministro»

La Spinelli su Brancher: giusto l’intervento del Quirinale. Ma il capo dello Stato doveva dire no a Berlusconi

di Silvia Truzzi, da Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2010

Questo ministero non s’aveva da fare. Peccato che ad ammettere l’imbarazzante verità sia colui che l’ha resa possibile. Così parla Barbara Spinelli, scrittrice ed editorialista de La Stampa.
Napolitano, sul caso Brancher, sembra aver detto: avete passato il segno. Vero?
Sì, e bene ha fatto. Il Presidente della Repubblica ha ricordato che Brancher, appena nominato ministro, non aveva nessun diritto di invocare per il processo che lo vede coinvolto a Milano il legittimo impedimento. Dicendo questo e spiegandone i motivi, ha anche fatto capire una cosa essenziale. Di fatto, ha rivelato che questo ministero è completamente inutile, visto che nemmeno deve essere organizzato.
Quindi un’implicita ammissione: questo terzo ministero sul Federalismo è del tutto inutile.
Sì, e dico di più. Implicitamente, ha ammesso di essere di fronte a un uso politico della nomina per coprire interessi personali. Ovvio che se Napolitano svela in maniera impeccabile la nullità del ministero, svela anche la nullità della sua accettazione. Se il ministro si rivela inutile oggi, lo era anche sette giorni prima, quando Berlusconi lo ha sottoposto alla sua approvazione.
Quindi, poteva non nominarlo?
Ovviamente: è una conseguenza logica.
Allora perché? Certo il Capo dello Stato sapeva chi è Aldo Brancher.
Dicono che il Quirinale sia guidato da due ordini di motivazioni. La prima è che le scelte e le nomine si giudicano sui fatti e non ex ante. La seconda motivazione implica che il Quirinale riservi i “no” o i veti per questioni veramente importanti. Questa interpretazione è stata data spesso nei casi di non intervento o non azione da parte del Quirinale.
E lei è d’accordo?
No, io non ci credo molto.
Cioè?
Questa tattica mi fa venire in mente un racconto di Achille Campanile, “La squadriglia della morte”.
Ce lo spiega?
La squadriglia della morte era composta di uomini scelti, perché erano pronti a tutto, anche a grandi gesti di eroismo, pur di raggiungere l’obiettivo. Però erano talmente preziosi, che il comandante risparmiava loro missioni pericolose. Perché se fossero stati uccisi, non c’erano uomini di ricambio. Risultato: la pattuglia della morte non è mai stata impiegata. Tenuta nella bambagia, lontana dai raffreddori, al riparo da ogni pericolo. E con tutti questi onori, alla fine della guerra non è servita a nulla. A volte il Colle sembra avere questa strategia.
Quindi un sistema inutile?
Dico solo che la squadriglia, se non parte mai ed è sempre in attesa di una grande occasione, non raggiunge lo scopo anche se il suo nome è glorioso.
C’è una differenza tra le firme sui famosi provvedimenti legislativi ad personam e la nomina di Brancher. Perché qui non si tratta di esercitare un controllo su un potere che spetta ad altri. I ministri sono nominati dal Presidente in persona. Insomma spetta a lui.
Gli elementi per non accettare la proposta del Presidente del Consiglio c’erano tutti. Brancher è imputato in un processo. E come ricorda Paolo Flores d’Arcais sul Fatto, ha due condanne. Una in primo grado e una in appello, poi non divenute definitive a causa della depenalizzazione del reato e della prescrizione. Ma le condanne restano. E se Napolitano dice le persone si giudicano sulle azioni, ebbene le azioni di Brancher c’erano già. C’è una parte di mistero in questa vicenda. Sia da parte di Berlusconi che ha spudoratamente proposto questa persona, sia da parte del Presidente della Repubblica che l’ha nominata.
Mistero sul ministero?
Sulla persona e sul ministero. Perché oltretutto la nomina ha suscitato grandi malumori da parte di Fini e di Bossi. Questo dicastero è inutile, già c’era. Un’altra obiezione che il Quirinale avrebbe potuto fare riguarda la vacanza del ministero del dimissionario Scajola. Non è ancora stato coperto il ruolo di ministro per le Attività produttive e ne viene proposto uno che è la fotocopia di un altro già esistente.
Si dice che Napolitano stia valutando l’ipotesi di bloccare la nomina dell’ex uomo Fininvest, ma che la sua qualità di imputato di processo in corso – e non di condannato – non sia sufficiente. Possibile che l’etica della politica italiana sia relegata al codice penale?
Questo punto è centrale. Quello che mi fa meraviglia è che le persone che usano l’argomento del cosiddetto garantismo – i tre gradi di giudizio, “imputato non vuol dire condannato” – sono le stesse che sostengono che la magistratura occupa uno spazio politico troppo grande. Queste persone non sanno prendere decisioni politiche se non dopo che i processi si siano svolti. Ma la politica ha un suo giudizio che è diverso dal codice penale e che interviene prima, essendo appunto di natura diversa. Chi rivendica l’autonomia della politica poi la distrugge con comportamenti di questo tipo.
C’è un altro tema ora molto caldo, il ddl sulle intercettazioni. Il Presidente della Repubblica ha manifestato un certo fastidio verso i professionisti della richiesta di non firma: “parlano a vanvera”, ha detto
Non è stata una dichiarazione felice. Però io non ho nulla contro il fatto che il Capo dello Stato aspetti un testo definitivo per esprimersi. Lui è veramente l’arma ultima, la squadriglia della morte appunto. Quindi è bene che il Colle non dia l’impressione di negoziare prima, perché questo gli lega le mani dopo. Mettiamo che lui voglia respingere in blocco la legge, il cavillare su un punto o sull’altro gli impedisce poi di agire quando può. Quest’attesa non è imprudente.
Intanto però i segnali arrivano dall’Europa…
La commissione di Bruxelles ha fatto sapere che esaminerà la legge dal punto di vista della coerenza con Carta dei diritti fondamentali. Inoltre, ci sono stati interventi e appelli del Parlamento europeo, dell’Osce e di Reporter sans Frontiere: questo è molto importante e non a caso sono preoccupazioni espresse con forza. Nel momento in cui in tutti i Paesi si fanno misure economiche di grande rigore e si chiedono grandi sacrifici, la domanda di trasparenza è fortissima. Basta guardare la Grecia: la manovra per il risanamento comincia con una domanda di togliere dalla Costituzione l’impunità garantita a parlamentari e ministri. Le due cose vanno insieme: piani di rigore e nuova etica pubblica.
In Italia la consapevolezza del danno economico della corruzione è troppo debole?
Sì, forse è vero. Questo succede perché non abbiamo ancora sbattuto la testa contro il muro. Ma non è detto che non accada. Tanto più importante è che gli organi di informazione facciano il loro dovere, ripetendo continuamente quanto evasione fiscale e corruzione facciano male al sistema economico.

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