Cecilia, la ragazza che non ha chiuso gli occhi sulle prostitute minorenni

Grazie a una ragazza di 22 anni, Cecilia, sarà difficile continuare a far finta di niente di fronte al mercato del sesso che prolifera per le strade di Milano e vede coinvolte delle adolescenti. Cecilia ha affidato la propria indignazione a una lettera pubblicata in prima pagina dal Corriere della Sera il 12 giugno. Di seguito la lettera e il commento della giornalista Isabella Bossi Fedrigotti.

L’adolescenza rubata in strada a Milano

La lettera: una ventenne denuncia il mercato delle ragazze in Piazza Aspromonte: «Bisogna fermare questo scempio»

Caro direttore, sono una ragazza di 22 anni, ma prima di diventare la giovane donna che sono, sono stata anche una felice e spensierata adolescente. Premetto questo perché ogni sera, quando torno a casa verso mezzanotte o poco più tardi, dopo aver bevuto, chiacchierato e riso con alcuni amici, passo da Piazza Aspromonte e la mia felicità incontra l’amarezza, la rabbia e la tenerezza davanti ad un gruppo di giovani ragazzine.

Sono più piccole della sottoscritta, non si preparano per andare a dormire e non hanno nemmeno passato la serata con i loro coetanei. Restano lì, a ondeggiare sul ciglio della strada aspettando che qualcuno si fermi e le accompagni in una stanza senza peluches, senza libri, senza musica e nemmeno amore. Mi sono chiesta in questi giorni come sia possibile che nessun altro occhio oltre al mio si sia fermato sui loro visi da bambine, sui loro jeans stretti, come sia possibile che nessuno abbia udito le loro risate silenziose e nessuno abbia denunciato questo scempio. Quando le guardo per quel breve attimo, mi vengono in mente i miei quattordici anni, e mi ricordo di quanto era bello la sera, prima di andare a dormire, sapere che la mamma sarebbe venuta a salutarti e a darti il bacio della buona notte, e che se ne avevi voglia, prima di addormentarti potevi leggere un libro o ascoltare la musica oppure chiamare un’amica e farti qualche risata con lei. E poi, giunta la stanchezza, potevi accovacciarti nel tuo letto con il tuo profumo, e sognare quel ragazzo, il tuo amore, un amore dolce, senza lividi, senza barba, senza moglie né figli.

Ora mi appello a voi, voi che avete avuto la possibilità come me di vivere la vostra adolescenza cullati da ingenui pensieri e dalle coccole dei vostri genitori, mi appello a voi che avete la fortuna di avere delle figlie e che vi preoccupate che non facciano tardi la sera e siano riaccompagnate a casa da persone fidate; a voi che chiedete amore per strada a ragazze dell’età di vostra figlia o di vostra nipote, a voi che avete messo una legge apposta per eliminare questo orrore e che dormite sonni tranquilli quando queste giovani sono in giro a «lavorare». Mi appello a tutti voi e vi chiedo di proteggerle e di ridare loro una vita degna, almeno dei 20 anni degni, perché i quindici non tornano indietro più.

Cecilia Laudiso

dal Corriere della Sera – 12 giugno 2010

I nostri occhi chiusi su quelle ragazzine

Baby-prostitute a Milano. In quella piazza Pietà l’è Morta

C’ è voluta una ragazza di 22 anni, Cecilia, la cui lettera è stata pubblicata ieri sul Corriere, perché ci rendessimo conto della nostra cecità; oppure indifferenza; o anche assuefazione. Cecità, assuefazione o indifferenza che ci impediscono di vedere e di capire cosa succede notte per notte in certe strade, in certe piazze, anche centrali, delle nostre città. Per esempio in piazza Aspromonte, a Milano, dove regolarmente va in scena l’osceno mercatino della prostituzione minorile: ragazzine cioè, di 14, 15, 16 anni, strette in gruppo, che ondeggiano sui loro altissimi tacchi da donna, in attesa di clienti, forse occasionali, forse abitudinari, non si sa.

Cecilia le vede regolarmente quando rientra la sera dopo una serata con gli amici, e le si stringe il cuore al pensiero di come e dove termineranno la loro serata: non, come lei, nella calda protezione della casa di famiglia, bensì in una stanza anonima senza affetto e tantomeno amore, magari con qualche uomo con il triplo o il quadruplo della loro età del quale potrebbero anche avere paura. «Possibile – si chiede – che le veda soltanto io?». «E non è forse stata fatta una legge che proibisce il sesso con minorenni?».

No di certo, non lo vede solo Cecilia lo scempio delle baby-prostitute: lo vedono probabilmente tutti quelli che di notte passano in quella piazza; e non è escluso che il mercato abbia altre succursali in città, altrettanto fiorenti, altrettanto bene in vista. Solo che sono ciechi, insensibili e rassegnati; anzi, siamo ciechi, insensibili e rassegnati, o almeno lo è la maggior parte di noi. È come se si fosse esaurita la nostra riserva di pietà, forse ormai spesa in troppi rivoli tanto che non ne è rimasta più per queste ragazzine che, non importa se costrette oppure di loro volontà, fanno sfacelo di sé e della loro giovanissima età.

Cecilia si è appellata ai loro clienti, ai cosiddetti sempre citati «buoni padri di famiglia» che magari a casa hanno figlie a loro volta adolescenti e giustamente si preoccupano se tornano a casa tardi. Vorrebbe che, quando di notte vanno in piazza Aspromonte, pensassero appunto alle loro figlie. Tuttavia, non potendo contare su un improvviso risanamento delle perversioni, meglio sarebbe appellarsi ai carabinieri e alla polizia affinché a nessun costo continuino a tollerare questo abbiettissimo crimine. Perché anche loro non possono non vedere quel che Cecilia vede ogni sera.

Isabella Bossi Fedrigotti

dal Corriere della Sera – 13 giugno 2010

3 Risposte

  1. Sappiamo tutte che una lettera pubblicata su un grande, anzi il più grande, quotidiano nazionale non è capitata lì per caso: anche se sembra riguardare un tema “di costume”, o antropologico-culturale, è sempre il segno di una scelta editoriale e, in ultima analisi, “politica”. Sembrerebbe quindi una scelta coraggiosa, di denuncia di uno stato di degrado culturale insopportabile. Ovviamente l’appello strappalacrime agli uomini dupleflax, stupratori a pagamento di adolescenti e padri apprensivi per le loro figlie adolescenti, può essere frutto di ingenuità di una vera scrivente o di calcolo giornalistico: io mi preoccuperei invece del clima psicologico in cui crescono le figlie dei puttanieri i questione, visto che, come scrive la Fedrigotti, si tratta pur sempre di una perversione, nel senso che in questo caso il sesso a pagamento comporta un abuso di minore, e un abuso che le nostre leggi perseguono. Allucinante, poi, una delle risposte, vera o falsa che sia, inviata allo stesso quotidiano, in cui una scrivente addebita alle stesse ragazze minori la responsabilità della loro condizione, ritenendola una libera scelta, dettata dalla volontà di disporre di soldi facili: eh, si sa, le donne sono tutte puttane… non ce lo vogliamo mettere? la scrivente allega a riprova della sua tesi l’esempio delle adolescenti di buona famiglia che si prostituiscono per lo stesso motivo (soldi facili), dimenticando che, anche in questo caso, ci si dovrebbe chiedere se tale comportamento non sia ispirato dal modello culturale mediaticamente dominante (velinismo televisivo) che offre una sanzione positiva all’offerta del proprio corpo a pagamento: e che il destinatario sia il guardonismo maschile nessuno può dubitarne. La stessa scrivente conclude affermando che il problema della tratta e dello sfruttamento scomparirebbe se la prostituzione fosse legalizzata: non mi risulta che in Italia ci sia nessuna legge che vieti ad una donna di offrire prestazioni sessuali a pagamento, fatto salvo il divieto di “adescamento in luogo pubblico”; ciò che è vietato, e perseguito per legge, è lo sfruttamento della prostituzione, in qualsiasi forma esso sia attuato. Lo sfruttamento della prostituzione minorile costituisce un’aggravante. Tutto qui, ma mi sembra che basti. Grazie dell’ospitalità e dei vostri aggiornamenti….

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  2. Un articolo non cambia le cose, ma può smuovere un po’ le coscienze, o almeno ricordare che non si possono sempre tenere gli occhi chiusi. Secondo i dati di Osservatorio Tratta (www.osservatoriotratta.it) oggi sulle strade si prostituiscono 30 mila persone, cioè il 65% del totale delle prostitute e la prostituzione minorile è in costante aumento, tra il 7 e il 12% del totale. Questi “lupi” ricavano dalle loro schiave – perché a questo sono ridotte – dai 5mila ai 7mila euro al mese, e la quasi totalità delle ragazze sono portate qua con l’inganno.
    Nessuno ha la bacchetta magica per un problema così grande, ma come in ogni cosa credo che si debba partire dalla base, dall’educazione. Si dovrebbe andare nelle scuole, parlarne ai ragazzi, far capire cosa vuol dire per queste ragazzine essere costrette alla vita di marciapiede, fargli capire che sono uguali alle loro sorelle, fidanzate e amiche, solo più sfortunate. Nel mio piccolo anche io ho provato a fare qualcosa scrivendo sull’argomento un romanzo intitolato La Ragazza dell’Est e rivolto proprio ai ragazzi. Certo è una goccia nel mare, ma si forse le piccole cose possono fare la differenza.

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  3. è pur vero che molte si prostituiscono,per i facili guadagni,non si può fare di tutta l’erba un fascio,ci vorebbero provvedimenti mirati.la materia è assai complessa.

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