«La parità non può iniziare dalla pensione»

Kostoris: sgravi fiscali per le assunzioni. Profeta: più spazio nei consigli di amministrazione

di Rita Querzé

MILANO – «E va bene, è l’ Europa che ce lo chiede. Ma non ci si poteva pensare prima? Non si poteva cominciare a investire vent’ anni fa su una reale parità uomo-donna? Invece le italiane si trovano ad avere solo gli svantaggi della parità, mentre nella carriera come nella partecipazione al lavoro siamo per molti versi all’ anno zero. L’ unica speranza è che l’ equiparazione donne-uomini sul piano previdenziale spinga a intervenire seriamente per correggere quella che chiamerei una cittadinanza imperfetta». A parlare è Gianna Martinengo, imprenditrice, coordinatrice dei comitati impresa femminile delle Camere di commercio della Lombardia. Il suo è un pensiero condiviso dalla gran parte delle donne che si occupano di donne. Come, del resto, la richiesta a gran voce di interventi per raddrizzare una parità zoppa. Dove gli oneri ci sono tutti, peccato manchino gli onori. «Ora mi aspetto davvero che i risparmi garantiti da questo intervento siano investiti per aumentare l’ occupazione femminile», si augura tra le altre Fiorella Kostoris, docente di Economia alla Sapienza di Roma e presidente del comitato Pari e Dispare fondato con Emma Bonino.

Kostoris e Bonino da sempre sostengono la necessità di equiparare donne e uomini sul piano della pensione. «Certo, avrei gradito che ciò avvenisse con maggiore gradualità – fa presente l’ economista -. Ora bisogna costruire pari opportunità di lavoro e di carriera». Ricette? «Asili nido e doposcuola aiutano le famiglie, ma a mio parere sarebbe più urgente investire sulle donne. Penso a una fiscalità vantaggiosa per chi assume rosa. Non resta che parificare l’ età della pensione anche nel privato e investire gli enormi risparmi che lo Stato avrebbe da questa misura nella costruzione della parità sugli altri fronti». Dal canto suo il governo ha già detto ieri che le risorse risparmiate finiranno in un fondo strategico per i servizi all’ infanzia e alla non autosufficienza.

«Quando la Ue dice che dobbiamo equiparare l’ età della pensione non possiamo dimenticare che le donne guadagnano meno degli uomini, che troppe volte vengono licenziate perché madri o sono costrette ad accettare lavori sottodimensionati – constata anche Isabella Rauti, capo dipartimento del ministero delle Pari opportunità. Morale: «A questo punto è necessario lavorare per restituire un valore sociale alla maternità», auspica Rauti. Ma questo è solo il primo punto di un ipotetico elenco degli interventi sui cui investire per marciare verso una reale parità uomo-donna. «Bisognerebbe incentivare i congedi di paternità», aggiunge Paola Profeta, docente dell’università Bocconi di Milano. «I disegni di legge che impongono una quota minima di donne nei consigli di amministrazione non sono mai stati discussi – continua l’ economista -. E anche il codice di Borsa non è mai stato modificato a favore di una più equa presenza femminile. Poi sarebbe necessario aumentare la spesa per la famiglia. Il nostro Paese investe la metà della Francia».

«Non parlerei più di parità e pari opportunità se questo significa avere soltanto il medesimo accesso alla pensione – provoca Simona Cuomo, coordinatrice dell’ osservatorio sul diversity management dell’ università Bocconi -. Sarebbe necessario, invece, lavorare seriamente per un sistema produttivo compatibile con le differenze». «Ecco, appunto. Il problema è che non si tiene conto che la pensione a 65 anni può andare bene per le donne che svolgono certi tipi di lavoro, particolarmente gratificanti. Ma non per la commessa del supermercato che al termine dei turni alla cassa deve curare un genitore non autosufficiente», aggiunge la filosofa Roberta De Monticelli. Alla fine, a tirare le somme della discussione è Chicca Olivetti, promotrice del blog su Facebook «Metà di tutto: 65 sì, ma con oneri e onori». «Alle donne non resta che muoversi insieme – incita Olivetti -. Per prendersi anche la parità sul resto».

dal Corriere della Sera – 11 giugno 2010

3 thoughts on “«La parità non può iniziare dalla pensione»

  1. Il mio è decisamente un URLO!
    Ma come si può essere così assurdi!!
    La parità a queste condizioni NON LA VOGLIO.
    Mi sono sbattuta per crescere mia figlia e mia nipote in affidamento familiare.
    Mi sono sbattuta per assistere mia suocera, prenderla in casa con me, gli ospedali le malattie, la morte.
    Ne ha risentito il mio matrimonio…in via di naufragio!!!
    Mi sbatto e mi sbatterò per il tumore di mia madre.
    Che vogliono da me???
    La pensione prima dei 65 era e deve essere un mio diritto!!!
    Ho già dato.
    Che devo dare di più la mia vita??!!!
    Chiunque siano questi signori vorrei tanto parlare con loro.

    Filomena Serra

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  2. dovrebbero essere gli uomini ad andare prima in pensione visto che svolgono i lavori più pesanti e rischiosi(92%dei morti sul lavoro).E’ insopportabile l’esistenza nel 2010 del PAVIMENTO DI CRISTALLO che impedisce alle donne di lavorare per esempio nelle carpenterie

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  3. dovrebbe essere di dominio pubblico la nozione dell’esistenza dei “lavori usuranti”, categoria in cui rientrano diversi mestieri, per i quali è previsto il pensionamento in età anteriore anche ai 60 anni. Ciò di cui stiamo discutendo non è il tipo di lavoro per il quale si percepisce una retribuzione, che può essere oiù o meno usurante di per sé, bensì il doppio carico di lavoro che grava ancora sulle donne: quello retribuito, svolto fuori casa, e quello domestico e di accudimento, svolto dentro casa. E’ ben strano che un concetto così semplice non venga recepito.

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