Molestie sessuali e discriminazione, cosa ci insegnano le donne che hanno osato dire “no” all’assessore

Con due lettere due donne hanno costretto alle dimissioni l’assessore all’Ambiente del Comune di Milano Paolo Massari. La dirigente del Consolato norvegese e la dipendente con contratto a termine dello stesso Comune hanno dichiarato di aver subito molestie sessuali ma, al momento, non risulta abbiano presentato denuncia all’autorità giudiziaria. Questo aspetto viene sottolineato (in alcuni casi con bieca e scontata malevolenza) in alcune delle cronache che hanno raccontato lo scandalo di Palazzo Marino. Vi proponiamo due articoli del Corriere della sera che danno conto dei commenti in proposito di giuriste e psicologhe. Uno spunto per riflettere viene anche dal libro di Caterina Soffici, “Ma le donne no. Come si vive nel Paese più maschilista d’Europa” (Feltrinelli), nel quale l’autrice afferma: «Le discriminazioni esistono anche all’estero, ma mentre là è possibile andare in tribunale per far valere i propri diritti, in Italia le donne si lamentano alla macchinetta del caffè e nei corridoi degli uffici. Anche da noi è possibile andare in tribunale, ma quasi nessuno lo fa. Esistono leggi a tutela delle donne, leggi contro le discriminazioni, leggi a tutela delle pari opportunità. Ma non vengono applicate e le donne stanno zitte, non reagiscono. Azioni legali di una certa importanza, e con valore simbolico, non se ne vedono. Chi si muove lo fa in silenzio e spesso nell’ombra. Chi si rivolge a un avvocato non lo dice alle colleghe: meglio che non si sparga la voce, altrimenti passi per l’attaccabrighe, la rompiscatole, quella che si mette di traverso».

Caterina Soffici fa riferimento alle discriminazioni ma questo intollerabile vulnus alle donne è strettamente legato alle molestie sessuali sul posto di lavoro. Chiediamoci che esito avrebbe avuto il rapporto professionale della dipendente comunale precaria, oggetto delle attenzioni sessuali dell’ex assessore,  se lei non avesse parlato. Quante volte accade che chi dice “no” viene messa nell’angolo, demansionata, sottoposta alla violenza del mobbing? E, se assunta con contratto a termine, non confermata? Ma anche denunciare ha un costo elevatissimo, come ricorda la lettera della madre della ragazza che ha osato, pur in una situazione lavorativa non garantita, respingere al mittente le avances di Paolo Massari e metterlo di fronte alle sue responsabilità di uomo e pubblico amministratore.

Paola Ciccioli

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L’avvocato Hoesch: le donne vittime. C’è, ma è rara, anche l’«aggressione» femminile

«Molestie, sul posto di lavoro regole più severe»

C’è il problema della superiorità gerarchica attraverso la quale il capo fa pressione sulla donna. Si tratta di atto discriminatorio Anche nel Comune di Milano è prevista una sorta di authority alla quale rivolgersi in caso di molestie

di Giuseppe Guastella. Corriere della Sera 7 giugno 2010

In alcuni Paesi sono reato le molestie verbali a sfondo sessuale, non accompagnate cioè da atti fisici espliciti anche solo tentati, come toccamenti o baci. In Italia il codice penale prevede la violenza sessuale quando le mani si allungano e toccano la donna non consenziente. Atti insistenti, avances pesanti di una certa gravità, potrebbero essere incasellati tra le violenze private, ma in questo caso è necessaria la violenza, appunto, o la minaccia. Possono diventare anche molestie, ma solo se il fatto avviene in luogo pubblico o per telefono. È responsabile di concussione il pubblico ufficiale che chiede una prestazione sessuale come «tangente» per far ottenere alla donna qualcosa. Solo la concussione è reato per il quale la magistratura procede d’ ufficio, nelle altre ipotesi è necessario che la vittima abbia presentato una regolare querela. Avvocato Laura Hoesch lei si è occupata di casi di molestie sessuali. Qual è la situazione? «Ricordo alcuni vecchi progetti di legge in cui la molestia veniva individuata come violenza. Non se ne è fatto più niente. Dove le molestie hanno, invece, trovato una regolamentazione abbastanza precisa è nell’ ambito civilistico legato al rapporto di lavoro. Qui c’ è il problema della superiorità gerarchica attraverso la quale il capo fa pressione sulla donna. La molestia, in questo contesto, viene definita un atto discriminatorio». In pratica, cosa vuol dire? «Che se io subisco una molestia posso fare causa non solo al responsabile diretto, ma anche al mio datore di lavoro che non ha preso misure in grado di evitare l’ accaduto. Posso ottenere che un giudice accerti la discriminazione e condanni i responsabili a risarcirmi i danni. È importante sapere che oltre a denunciare si possono chiedere misure propositive, le cosiddette azioni positive, che impediscano il ripetersi di questi comportamenti. In molti enti pubblici, come il Comune di Milano, e aziende private sono stati costituiti organismi di pari opportunità che hanno assunto codici di comportamento specifici». Se la stragrande maggioranza dei casi vede le donne come vittime, è anche vero che talvolta c’ è chi si inventa tutto, magari per vendicarsi del superiore. «C’ è l’ aggressione maschile e c’ è quella femminile, anche se si tratta di episodi davvero molto rari. L’ esperienza ci ha fatto imbattere in tante vicende molto pesanti contro le donne».

L’avvocato biografia: Laura Hoesch è un avvocato civilista con studio a Milano. Esperta in particolare in diritto di famiglia e in diritto del lavoro, si è occupata anche di cause legate a molestie. Tra i clienti anche numerosi vip. Nella sua attività professionale ha dedicato particolare spazio ed attenzione alle questioni dell’ uguaglianza e delle pari opportunità

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Il dibattito | Rapporti fra i sessi e nuovi codici

Le donne e la linea dura: «La sensibilità è cambiata (e gli uomini lo sanno)»

Galizia Danovi: la «buona fede» non può più esistere

di Daniela Monti8 giugno 2010

MILANO — Se c’è una novità, nella vicenda dell’assessore milanese accusato di molestie sessuali, è questa: la reazione. Non quella delle donne che lo accusano (non si sa che cosa abbiano detto o fatto mentre le presunte molestie venivano messe in pratica, e già qualcuno, nei commenti alla vicenda, si è preso la briga di rinfacciarglielo. «Un bel bicchiere di vino lanciato in faccia, uno schiaffone sul muso, un pestone sul piede», come ha scritto Maria Giovanna Maglie su Libero: possibile che non avessero a portata di mano un tacco 16 «da tirargli in mezzo agli occhi?»). La novità sta nella reazione delle istituzioni: il sindaco di Milano Letizia Moratti ha preteso e ottenuto che l’assessore si sospendesse dall’incarico. Giusto? Esagerato? «È la prima volta che vedo una reazione del genere: veloce, forte», dice Anna Galizia Danovi, avvocato matrimonialista ed esperta di diritto familiare. Per la studiosa è il segno di una nuova cultura: «La sensibilità verso la dignità della persona sta diventando sempre più radicata e riconosciuta. È la prova che, per il sentire comune, le molestie sono un problema che esige maggiore attenzione. E finalmente la ottiene».

Sono cambiate le regole nei rapporti fra i sessi, sono cambiate le leggi— con la Cassazione che spesso ha fatto da apripista nel riportare la dignità della persona al centro degli interessi collettivi —, sono cambiati i codici con cui i due generi si confrontano e si scontrano, soprattutto in materia di sessualità. Ora, l’energica risposta del sindaco starebbe a dimostrare che è cambiata anche la strategia: tolleranza (sociale) zero. Una scelta condivisa? Lo scandalo milanese non starebbe piuttosto a dimostrare l’incapacità, o quantomeno la difficoltà, degli uomini ad adottare comportamenti in linea con le nuove sensibilità femminili? «Una volta era molestia solo il gesto che ledeva lo spazio corporeo, ora c’è uno spazio psicologico altrettanto fragile e sensibile che va rispettato—si spinge a dire Silvia Vegetti Finzi —. Gli uomini lo sanno: non tutti, ma nella grande maggioranza sono uomini diversi, che hanno saputo prendere atto dei cambiamenti e hanno saputo accettare le nuova figura femminile che vive accanto a loro. Difendere la dignità è una tutela per tutti, che dà valore anche l’appartenere al sesso maschile: non facciamone una questione di donne o la “trovata” di un sindaco donna». Fraintendimenti? Si può «molestare in buona fede» perché non ci si è capiti? «Quando si occupano cariche pubbliche e si tradisce l’etica, non si può parlare mai di buona fede — risponde secca Danovi —. Piuttosto: manca l’educazione su che cos’è un rapporto di lavoro ed è completamente assente una lettura dell’interlocutore ».

La questione è intricata. E a complicarla c’è quella che Nadia Fusini chiamò la «fratellanza inquieta», facendone il titolo di un suo fortunato libro del 1995: «Maschi e femmine, come non è mai avvenuto prima, crescono insieme negli stessi banchi, nelle stesse piscine — spiega Vegetti Finzi —; poi dal cameratismo si passa a costruire nuove relazioni, in cui le donne non sono più disposte ad accettare come inesorabile lo scherno maschile, la mancanza di rispetto. Una “fratellanza” ancora in gran parte da costruire. Ma nessun inciampo può giustificare il ritorno al passato». «Gli uomini talvolta si lamentano di sentirsi a disagio con le donne — riflette Chiara Simonelli, psicologa e sessuologa alla Sapienza di Roma —. Dicono che le donne sono più aggressive, ma è davvero così? Di fronte alle molestie, moltissime donne, al contrario, si pietrificano, rimangono così spiazzate da non reagire. Tentano di sottrarsi, come quelle che cambiano posto sull’autobus».

Donne «pietrificate» e donne a caccia, non più di un «buon partito», ma di una molestia da rigirare a proprio favore, magari per costruirci sopra una carriera. «Attenti alle nuove mantidi che usano il sesso come arma», titolava ieri Il Giornale un pezzo in cui Annamaria Bernardini de Pace metteva in guardia da una «nuova categoria di carnefici, donne che seducono per ricatto, vendetta, interesse ». «Teoricamente può essere vero — continua la Simonelli — ma è lo zero virgola qualcosa». E Silvia Vegetti Finzi: «Non scherziamo: la maggioranza non si muove così».

L’avvocato Galizia Danovi si spinge ancora più avanti, nella lettura dello scandalo milanese: le accusatrici non hanno presentato denuncia (dettaglio non di poco conto)? «Potrebbe voler dire che il mondo femminile è più avanzato di quanto crediamo: “Ti ho allontanato da me, e generosamente non chiedo altro” (però, in fondo, sono convinta che la denuncia arriverà) ».

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L’ appello: La madre della giovane dipendente coinvolta nella vicenda scrive al sindaco

«E ora mia figlia non perda il lavoro»

MILANO – È l’ appello di una madre al sindaco Letizia Moratti. Una lettera di una paginetta indirizzata allo «stimatissimo sindaco» per raccontare tutte le preoccupazioni di una mamma che ha visto sua figlia sottoposta a una serie di «attenzioni particolari» da parte di un assessore della sua giunta. La signora è la madre della dipendente comunale delle Relazioni Internazionali che ha accusato Paolo Massari di molestie durante il ricevimento organizzato dal consolato norvegese. Un contratto a tempo. Che scadrà a ottobre. La madre si rivolge alla Moratti ricordandole che ha sempre apprezzato gli interventi del sindaco a favore e a tutela delle donne che lavorano. Ma che un suo assessore, di cui non fa il nome, ha sottoposto la figlia a una serie di indebite avances con la minaccia della perdita del posto di lavoro. L’appello, alla fine, è semplice. Che le minacce, se ci sono state, non vadano a buon fine. E che la figlia, plurilaureata, con una serie di master all’estero, non sia doppiamente vittima di quello che è accaduto: le molestie e la perdita del posto di lavoro. Una cosa è certa. La pressione sulla giovane dipendente comunale è stata molto forte. Lo stress anche. Tanto che ieri è letteralmente «fuggita» da Milano. Non rilascia nessuna dichiarazione: «No comment». Anche perché sa benissimo che la situazione è delicata e che non è facile mettersi contro i vertici del Palazzo. Ma le «accuse» nei confronti di Massari sono implicitamente confermate nell’altra lettera, quella che la giovane dipendente ha indirizzato l’altro giorno alla Moratti, tra tentativi di baci e richieste di prestazioni sessuali. Una serata da incubo, secondo le ricostruzioni fatte dalle donne sottoposte alle presunte avances dell’ex assessore. Che, però, fino ad ora, non hanno avuto nessuna ricaduta in sede penale, in quanto non è stata fatta nessuna denuncia. Il compito di appurare l’intera vicenda spetta a un’ inchiesta interna a Palazzo Marino. M. Gian.

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