Zahra, l’eroina che sfida il regime: “Porteremo la libertà in Iran”

Parla la Rahnavard, moglie del leader dell’opposizione Moussavi e cervello della Rivoluzione verde. Ahmadinejad la minaccia ma lei non si lascia intimorire: “Torneremo in piazza e conquisteremo la democrazia”

di Francesca Caferri la Repubblica 7 giugno 2010

Foulard a fiori sul chador nero, sorriso forte, sempre a fianco del marito: un anno fa la presenza di Zahra Rahnavard accanto al candidato riformista Mir Hossein Moussavi, fu la prima delle novità delle elezioni presidenziali in Iran. Mai prima di allora una moglie aveva occupato un ruolo di primo piano. Mai prima di allora era apparsa come una consigliera tanto importante. Mai prima di allora un candidato, l’ attuale presidente Mahmud Ahmadinejad, aveva attaccato pubblicamente la compagna del rivale, Moussavi appunto. Zahra Rahnavard è passata in mezzo a tutto ciò con una tenacia da combattente: 65 anni, pittrice, scultrice, primo rettore donna di un’ università iraniana, sostenitrice della prima ora della rivoluzione khomeinista, da un anno condivide con il marito la sorveglianza costante a cui il governo di Teheran li sottopone. In questi mesi tramite Twitter e Facebook ha continuato a far sentire la voce dei riformisti iraniani. L’ autorevole rivista Foreign Policy l’ ha nominata terzo intellettuale più influente del mondo – preceduta dal presidente Usa Barack Obama e seguita dall’ economista Nouriel Roubini – definendola «il cervello dietro alla Rivoluzione Verde». Per mesi la signora Rahnavard, come suo marito, ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti occidentali, per non essere accusata di essere strumento di potenze straniere. Rompe il silenzio, tramite un esule a lei vicino, alla vigilia del 12 giugno, anniversario delle elezioni contestate: data che gli esperti giudicano fondamentale per capire se il Movimento Verde avrà un futuro.

Signora Rahnavard, come avete vissuto lei e suo marito questi 12 mesi?

«Da un anno gli iraniani sono sottoposti a varie forme di oppressione, solo perché hanno chiesto che fine avevano fatto i loro voti. Le autorità avrebbero potuto rispondere in modo legale: hanno scelto invece di arrestare e sparare. In questa situazione io, mio marito, Karroubi (l’ altro candidato riformista ndr. ), Khatami (ex presidente, anch’ egli riformista ndr.) e le nostre famiglie siamo stati fatti bersaglio di accuse, abbiamo subito choc (il fratello di Rahnavard è stato arrestato e tenuto in isolamento per sei mesi ndr .) e siamo stati fisicamente percossi. Questo tuttavia non ci ha spaventato: nella mia vita non ho mai avuto paura di nessuna persona o nessun regime. Anche Moussavi, rispetto al passato, parla e agisce con più coraggio: non rinuncerà mai ai suoi ideali. Lo stesso vale per il popolo iraniano: oggi non chiede solo dov’ è finito il suo voto, ma libertà, democrazia, stato di diritto. Queste richieste vanno molto oltre le iniziali proteste».

Un anno fa, in questi giorni, eravate quasi certi della vittoria: che sentimento prova oggi guardando indietro?

«Rammarico. L’ obiettivo del Movimento Verde è il benessere della gente, mentre l’ attuale regime ogni giorno causa più miseria e minaccia le libertà basilari. Le elezioni sono state una grande occasione negata al popolo iraniano e non è possibile tornare indietro: l’ attuale regime vuole rovesciare la Repubblica Islamica e fondamenti su cui è costruita. Né io, né Moussavi, né Karroubi vogliamo questo: dunque non ci può essere dialogo. Assistiamo a processi che si tengono in modo da portare alla pena capitale: assistiamo ad esecuzioni politiche, che non hanno giustificazione legale né giuridica. Torneremo in piazza nei giorni dell’ anniversario e la presenza di milioni di manifestanti sarà il preannuncio della vittoria».

Il Movimento Verde è accusato di essere strumento delle potenze occidentali …

«Il Movimento Verde è assolutamente nazionale, iraniano, popolare e interno. Non è legato e non trae ispirazione da nessuno fuori dall’ Iran. Quello che la comunità internazionale può fare per noi è sostenere il desiderio di libertà in qualunque parte del mondo. Ma è il popolo iraniano che deve risolvere i suoi problemi».

Quanto pesa la questione nucleare nelle relazioni fra l’ Iran e il mondo?

«Il regime sfrutta questa questione. Tramite la minaccia nucleare cerca di acquistare all’ estero la legittimità che non ha in patria: lo fa scandendo slogan durissimi, ma poi trattando e concedendo privilegi ad altri governi. Ma non può farlo, perché non è legittimo: fino a quando un governo non agisce in sintonia con il proprio popolo, non avrà la reputazione da nessuna parte del mondo».

Lei e suo marito vivete sotto costante minaccia: avete mai pensato di lasciare il paese?

«No. Il nostro destino, ora più che mai, è legato a quello del popolo iraniano».

In questi mesi la figura di suo marito è cambiata molto: si era presentato alle elezioni come un “tecnico” di tendenze riformiste. Oggi è il leader carismatico di quella parte di Iran che vuole che tutto cambi…

«Durante la campagna elettorale io, Moussavi e il popolo iraniano avevamo delle aspettative: volevamo il miglioramento della situazione nel nostro Paese. Chiedevamo il rispetto dei diritti individuali, la non interferenza del governo nella vita personale, la libertà, la democrazia, lo stato di diritto. Con quello che è successo dopo, le proteste e le azioni della gente e le nostre si sono influenzate e rafforzate reciprocamente. Oggi il popolo è più avanti di noi e ci sta trascinando verso i suoi obiettivi».

Lei è stata il simbolo che ha spinto migliaia di donne a votare per suo marito: le stesse che poi abbiamo visto in piazza. Che ruolo hanno le donne nell’ Onda Verde?

«L’attuale regime iraniano, nell’ ultimo anno, ha oppresso le donne in molti modi: ha cominciato con me, tentando di ridicolizzare la mia reputazione in campo scientifico e artistico. Poi lo ha fatto con tutte quelle che hanno protestato: ma questa oppressione non le ha scoraggiate. Le donne iraniane chiedono due cose: libertà, democrazia, stato di diritto, scarcerazione di tutti i detenuti politici. E l’ approvazione di leggi che stabiliscano la parità tra i sessi. Senza una risposta positiva alle loro richieste la democrazia non potrà essere mai raggiunta».

Zahra Rahnavard, se dovesse fare una previsione oggi sul futuro del suo paese cosa direbbe?

«Vincerà il popolo, raggiungerà i suoi obiettivi. Accadrà grazie alla costanza e alla resistenza della gente. Alla fine trionfa sempre la giustizia, anche se richiede molto tempo. Nel mondo moderno non c’ è posto per la dittatura e l’ autocrazia. Il mondo dei media, di Internet, del digitale, delle opinioni e dei pensieri richiede democrazia, libertà nazionale e libertà individuale. L’ Iran fa parte di questo mondo». (ha collaborato Mostafa Khosravi)

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