Rivoluzione rosa o crisi nera?

Il 66 per cento delle italiane ritiene che la Tv peggiori il Paese rendendolo più volgare e immorale, incivile e meno giusto, il 58 per cento che non aiuta gli uomini a capire come sono davvero le donne.

Da Tabloid, periodico dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, n.3 maggio-giugno
di Maria Novella Oppo
Partiamo da un’immagine, anzi dall’immagine che più passa in televisione in questo periodo. Si tratta del finale dello spot in cui Christian De Sica, l’odioso vigile Persichetti, per non dividere con la collega Belen Rodriguez i fusilli preparati da un’improbabile zia, allontana la bellissima ragazza, dandole una forte manata sul seno. Come dire che, per il maschilista nostrano, la pasta viene comunque prima della donna. E, pur ammettendo che un qualche intento critico possa essere passato per la testa dei creativi, alla fine il risultato delle loro pensate è una messinscena avvilente per la donna rappresentata e per tutte quelle che assistono. Belle o brutte che siano.
Perciò, potrebbe essere consolante, per chi legge la ricerca Astra commissionata da Cera di Cupra, scoprire che le donne in genere, come i professionisti dell’informazione e della comunicazione commerciale, in realtà sono tutti estremamente severi nel condannare la rappresentazione della persona femminile data dalla pubblicità e dalla tv, anche quando questa non sia denudata, usata e abusata. Nel caso citato, anzi, Belen Rodriguez interpreta una donna che lavora, addirittura una donna con la pistola, che, fin dall’inizio della serie commerciale è costretta a reagire alla corte asfissiante del protagonista maschile. Ma alla fine, una manata e via, il familismo culinario ha il sopravvento anche sull’attrazione erotica.
Sembra una metafora della nostra vita politica: un grande alludere alla passione per le donne da parte del capo del governo e, in parallelo, l’emarginazione delle donne stesse dai posti di potere, cioè dal posto a tavola, con l’eccezione costituita da qualche non ingrata velina, magari laureata.
Passando poi alla programmazione televisiva cosiddetta non commerciale, l’immagine della donna è considerata dal 66 per cento del campione Astra non solo offensiva, ma addirittura tale da contribuire alla cattiva educazione delle ragazze (per non parlare dei ragazzi!) e da peggiorare l’Italia rendendola “un Paese più volgare e immorale, meno giusto e civile”. Giudizio spaventoso, ribadito dai professionisti con percentuali addirittura esagerate (un tempo si sarebbe detto bulgare), arrivando al 73 per cento per i giornalisti e al 77 per cento per i pubblicitari. Cosicché, non si può dire che manchi una diffusa consapevolezza della pessima influenza esercitata dalla tv sulla società. In particolare su quella parte della società che qualcuno in alto loco considera una appetibile ma ristretta categoria, mentre è la maggioranza assoluta del popolo italiano. C’è però una clamorosa eccezione a questa denigrazione: quella costituita dal ruolo delle donne nell’informazione televisiva. Qui, una rappresentanza eletta (anche se non eletta) di giornaliste conduttrici o inviate sembra in qualche modo risarcire le spettatrici delle umiliazioni di immagine subite in tutto il resto del palinsesto. Al posto delle veline scosciate e delle naufraghe sguaiate, ecco alcune professioniste moderne, intelligenti e ben vestite (benché rigorosamente belle), nelle quali non solo le altre donne possono identificarsi, ma di cui possono essere orgogliose. Benché, a dirla proprio tutta, quelle stesse donne-miraggio non siano poi in grado di competere ad armi pari nella carriera con i loro colleghi uomini (tra l’altro molto meno avvenenti). E, anzi, la cronaca ci dice che le giornaliste del tg maggiore non sono riconosciute libere di pensare autonomamente, visto che alcune tra le più note e brave sono state allontanate dal video per non essersi espresse a favore del direttorissimo. Insomma, per quanto siano critiche nei confronti della tv come appare, le donne forse si fanno ancora qualche illusione sulla tv com’è. E magari dovrebbero rassegnarsi all’idea che l’unica vendicatrice della dignità femminile in video e la scatenata Luciana Littizzetto. Resta da capire come mai, nonostante la vera e propria inimicizia che la tv dimostra verso di loro, le donne spettatrici, nella loro stragrande maggioranza, non riescano a essere meno succubi della tv nei loro comportamenti di vita (e soprattutto in quelli politici).

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