Giornali, mescoliamo le parole di chi scrive con quelle di chi legge

di Paola Ciccioli
So che Donne della realtà è seguito da molte ragazze interessate al giornalismo. Anche per questo ho chiesto di riproporre sul nostro blog la corrispondenza scritta da due freelance che hanno partecipato a Cadice, in Spagna, al Congresso mondiale dei giornalisti che si è svolto dal 26 al 28 maggio. Il loro articolo mi è arrivato grazie alla newsletter (non amo i termini in inglese, diciamo “comunicazione periodica”) della corrente sindacale Senza Bavaglio. Sono convinta che, oggi più che mai, le lettrici e i lettori debbano conoscere di cosa si discute nelle riunioni, nelle assemblee, negli organismi che rappresentano i giornalisti. C’è bisogno di aprire le porte e mescolare le parole di chi scrive con quelle di chi legge. Fare del giornalismo, oggi, significa anche impegnarsi quotidianamente perché i mezzi di comunicazione, a cominciare dal servizio pubblico, si occupino dei temi reali del nostro Paese e rispettino le donne: sia quelle che i giornali li leggono, sia quelle che i giornali li scrivono.
Voglio segnalare che l’ultimo numero di Tabloid, il periodico dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia è quasi interamente dedicato alle “Donne in tv. Veline e giornaliste: (di)spari opportunità”, questo il titolo di copertina. Nel suo editoriale, la presidente Letizia Gonzales, appena confermata alla guida dell’Ordine lombardo, denuncia che «è passato un modello molto disinvolto di dare le notizie». Parole a mio giudizio sacrosante, le sue. Ecco uno stralcio del suo articolo: «Le regole della convivenza civile, espresse in principi che i giornalisti devono osservare ma soprattutto conoscere non sono un patrimonio acquisito ed elaborato da tutti i professionisti dell’informazione. Ci siamo accorti che tanti giovani che praticano il mestiere non sempre sono a conoscenza dei limiti invalicabili che la deontologia impone. Si sbaglia per la velocità della scrittura richiesta dalle nuove tecnologie che hanno ribaltato i modi classici di fare informazione. Si sbaglia perché è più difficile aggiornarsi (ritmi di lavoro sempre più frenetici) e si commettono errori perché è passato un modello molto disinvolto di dare le notizie».
Il «modello disinvolto» coincide spesso con la manipolazione, l’omissione, la strumentalizzazione imposta da direttori di nomina politica e con traballanti curriculum professionali.
Utile, a questo proposito, la lettura della mozione finale del Congresso mondiale dei giornalisti di Cadice dove per l’Italia si parla di “insopportabile pressione politica” da parte del governo sulla Rai. Chi ne ha sentito parlare sui nostri Tg alzi la mano.

USGF/Dalle nostre inviate al congresso Mondiale dei Giornalisti

DALLE NOSTRE AGENTI A CADICE

L’Usgf (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) manda due Alessandre al Congresso mondiale dei giornalisti

Dopo un viaggio avventuroso e piuttosto rocambolesco, la scorsa settimana, siamo riuscite a partecipare a un giorno e mezzo di lavori del Congresso mondiale dell’International Federation of Journalists a Cadice, in Spagna.
Partendo ci aspettavamo di incontrare giornalisti di tutti i paesi e di immergerci in un contesto internazionale. Arrivate ci siamo rese conto che il Congresso è molto di più. Ogni intervento sulla situazione specifica di un paese o di un’area (alcuni erano frutto di tavoli impostati sui vari continenti), regalava una serie di riflessioni a catena, di spunti e suggerimenti per confrontarci e discutere tra di noi e ai tavoli da pranzo per ore. Ne abbiamo ricavato molte idee per i nostri gruppi di lavoro e per l’Usgf.
Il congresso mondiale, dicevamo, ci ha regalato molto di più di quello che ci si aspettava. Perché oltre a quello che abbiamo ascoltato nel Teatro reale a San Ferdinando (cittadina nei pressi di Cadice) martedì e nel Centro congressi a un passo dal porto di Cadice, mercoledì, sono stati molto utili i dialoghi a margine degli incontri ufficiali con tanti giornalisti, tra cui un tedesco, un camerunese, una malese e decine di altri.
Si inizia, con timidezza, a raccontare le problematiche del nostro mestiere o si risponde a una provocazione di un giornalista del Togo sul perché gli italiani votano Berlusconi, e alla fine si arriva a capire che i problemi sono gli stessi e l’Ifg costituisce davvero una forza internazionale, una pressione fondamentale per risolverne qualcuno, arrivando a favorire nomine di segretari di sindacati freelance e donne (ce n’è una in Mauritania).
Un giornalista camerunese, ad esempio, raccontava della morte per torture ai primi di aprile di un collega imprigionato dai servizi segreti per aver indagato sulle spese gonfiate dal governo per l’acquisto di una nave e per aver chiesto, sempre al governo, la veridicità di un documento di cui era entrato in possesso.
A parte esserci chieste come mai notizie simili non bucano mai il nostro video e non se ne parla neppure sui nostri giornali, gli abbiamo spiegato che, senza torture certo, ma anche da noi non è facile avere accesso ai dati e ottenere risposte dalle amministrazioni (ad esempio di recente una di noi ha chiesto un’intervista all’Invalsi – Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione – , un istituto finanziato dal nostro Miur – Ministero dell’Istruzione – senza ottenere niente).
Il camerunese era molto sollevato. Lui vorrebbe che nel suo Stato ci fosse una legge che obbliga gli amministratori pubblici a dare rendiconto del proprio operato e rispondere ai giornalisti. Ci siamo chiesti che cosa sia successo della nostra legge sulla trasparenza. Facciamo questo esempio per dare l’idea di come il Congresso sia l’occasione di parlare faccia a faccia di questioni inerenti il nostro lavoro.
Il congresso ha anche attraversato temi trasversali come la professionalità, i new media, il ruolo dei blogger e la formazione, che resta una questione centrale per creare buoni informatori. Un americano, ad esempio, davanti alla disoccupazione crescente e al fatto che tanti ex occupati siano diventati freelance ha spiegato che negli Usa hanno organizzato corsi di formazione sul video giornalismo e che ne vogliono fare altri su come fare il nostro lavoro (ad esempio è meglio basare un articolo sempre su due fonti anziché su una).
La cosa interessante è che aprono questi corsi, e quindi il sindacato, anche ai blogger ,nella speranza di avere domani giornalisti migliori. Molti paesi hanno creato sindacati allargati a diverse professioni (ad esempio tutte quelle inerenti la comunicazione, compresi gli uffici stampa ormai parte integrante del lavoro di molti freelance) oppure aderiscono a confederazioni. Insomma ci è sembrato che molto si muova fuori dei nostri confini.
Un ultimo spunto e invito: studiate le lingue straniere. Studiatene il più possibile. Ascoltare un discorso in francese e in inglese è fondamentale ma non sufficiente. Parlare a qualcuno nella sua lingua, pur nelle difficoltà di trovare le parole giuste, porta a una comunicazione più efficace.
Vogliamo infine ringraziare quelli che hanno finanziato il nostro viaggio, gli aderenti all’Usgf, che contribuiscono alla sopravvivenza del gruppo. In attesa, ci auguriamo che l’Fnsi riconosca di avere una risorsa (e non un problema) tra i suoi iscritti, e finalmente ci riconosca e ci finanzi.
Il nostro lavoro non termina con questa lettera. Ci impegnano a portare gli spunti raccolti nei gruppi tematici.
Grazie ancora a tutti
Alessandra Fava
Alessandra Lombardi

Unione Sindacale Giornalisti Freelance

RAI: CONGRESSO MONDIALE GIORNALISTI,PREOCCUPAZIONE PER PRESSIONI GOVERNO
(ASCA) – Roma, 31 mag – ”Preoccupazione” per lo stato dei rapporti del governo italiano verso la Tv pubblica e’ stata espressa dal Congresso mondiale dei giornalisti (Ifj) svoltosi a Cadice dal 26 al 28 maggio. La preoccupazione e’ espressa nella mozione finale congressuale sull’autonomia approvata all’unanimita dove per l’Italia si parla di ”insopportabile pressione politica” da parte del governo sulla Rai.
Il congresso della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) -questo il testo della mozione finale- preoccupato per l’insopportabile pressione politica che in Italia viene esercitata, ancora in queste settimane con molta durezza sulla Rai dal governo guidato da Silvio Berlusconi, proprietario del principale competitore privato, che sta portando ad un asservimento inaccettabile del servizio pubblico al potere di governo, nel quale si esprime un conflitto di interessi enorme; preoccupato altresi’ che conflitti di interessi analoghi tendano ad estendersi in altri paesi e che quindi rischi di affermarsi una idea di servizio pubblico che non abbia come base la considerazione che l’informazione e’ un bene pubblico e che questi servizi debbano essere organizzati e gestiti per assicurare l’informazione piu’ libera possibile ed il massimo pluralismo; allarmato per il rischio che un asservimento del servizio pubblico alle maggioranze di turno, senza alcuna regola che ponga limiti al conflitto di interesse, possa valere come esempio per altri Paesi, specialmente per le democrazie di piu’ recente nascita; considerando che un servizio pubblico forte nella sua autonomia e nei suoi ascolti e’ una delle specificita’ dell’esperienza culturale e politica, democratica avanzata da preservare; impegna la Ifj a sostenere campagne per statuti dell’autonomia dei servizi pubblici radiotelevisivi dal potere politico e per la trasparenza e la neutralita’ dei finanziamenti pubblici che devono assicurarne il funzionamento”.

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