La (brutta) trasformazione del leader Pd Bersani e Gelmini contro le donne

Il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, solitamente misurato, è ricorso al turpiloquio per giudicare l’operato della ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Proponiamo due punti di vista contrapposti, quelli di una giornalista e di una scrittrice.

La (Brutta) Trasformazione del Leader Pd Bersani

di Maria Teresa Meli
dal Corriere della Sera del 23 maggio 2010

Pier Luigi Bersani era noto tra gli esponenti del centrodestra per il suo modo di fare. Mai arrogante o rissoso, il segretario del Partito Democratico cercava sempre il dialogo e il confronto con gli avversari politici. Alcuni di loro, anzi, erano suoi buoni amici. Certo, gli capitava di lanciare qualche battuta tagliente e ogni tanto alzava il tono della voce nei dibattiti televisivi, ma nulla di più. E infatti un giorno Silvio Berlusconi confessò che gli sarebbe tanto piaciuto avere nel suo governo Bersani, di cui aveva apprezzato le doti quando era ministro. Stupisce perciò che ora un personaggio così, cui non faceva difetto la classica bonomia emiliana e una certa sobrietà dello stile, sia salito sul palco dell’Assemblea Nazionale del suo partito per insultare un ministro del centrodestra, e, per di più, una donna: «Mariastella Gelmini rompe i coglioni agli insegnanti» (sic). Ma tant’è. Nell’era in cui il trash va di gran moda su tutti gli schermi tv, evidentemente, la politica si adegua, magari perché con qualche parolaccia si pensa di acchiappare telespettatori… pardon, elettori. E c’è un altro aspetto della giornata di ieri alla Fiera di Roma dove si teneva l’assemblea del Pd, che sorprende, sicuramente non in positivo. Riguarda il comportamento di Rosy Bindi. La presidente del partito è stata fatta oggetto, qualche tempo fa, di una battutaccia greve del premier. «È più bella che intelligente», le disse Berlusconi alludendo nient’affatto velatamente all’aspetto fisico dell’esponente del Pd, che, comunque, replicò con grande vivacità. Ebbene, ieri quella stessa Rosy Bindi ha difeso a spada tratta il Bersani che dice parolacce al ministro dell’Istruzione. Non è prevalso nella presidente del Partito Democratico il senso di solidarietà nei confronti di un’altra donna insultata e messa alla berlina, ma ha vinto lo spirito della tribù politica di appartenenza. Infine, un interrogativo che dovrebbero porsi per primi gli esponenti del Partito Democratico. È un caso che Bersani nel suo discorso abbia attaccato duramente, senza però mai trascendere, sia il presidente del Consiglio che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che sono due uomini, e abbia riservato invece la parolaccia e l’insulto a una donna?

Gelmini contro le Donne

di Silvia Ballestra
da L’Unità del 24 Maggio 2010

Ben vengano le riflessioni sull’ingresso del turpiloquio nell’ambito della politica (un po’in ritardo, rispetto a quando mister B chiamava «coglioni» gli elettori di sinistra). E pure le analisi sul «nuovo corso» del segretario del Pd, più deciso e aggressivo (alla buon’ora!). Ma, per favore, lasciamo stare la villania o l’eventuale offesa alla donna Gelmini. Chi grida alla volgarità, chi all’insulto gratuito, chi chiede a gran voce scuse e pentimenti. Ma se c’è oggi in giro qualcuno che sta offendendo pesantemente le donne – peggio: che le sta danneggiando – è esattamente la ministra Gelmini. Lo sanno bene le maestre – donne – che a migliaia subiscono i sanguinosi tagli della «riforma». Lo sanno bene le lavoratrici che vedono sparire il tempo pieno dei loro bambini, e che si stanno mobilitando a Roma, Torino, Milano. Non solo i figli avranno una scuola di qualità più scadente ma le madri – e chi altri? – dovranno anche provvedere a riempire (nel caso rinunciando al proprio impiego) le ore lasciate scoperte. E lo sanno ancora di più le mamme che si vedono annullare il sostegno ai bambini in situazioni difficili. Lo sanno pure i genitori che devono fornire ai figli carta igienica, carta normale, sapone, fotocopie, materiale scolastico, scottex, e poi, nel tempo libero, andare a imbiancare le aule, sistemare la biblioteca, inventarsi iniziative per pagare un diritto che già pagano con le tasse: la scuola pubblica. E lo sanno pure quelli che già quest’anno hanno visto le dirigenti (donne) fare i salti mortali per mettere le pezze a una scuola con sempre più buchi. Forse bisognerebbe parlare di quello che sta succedendo alla scuola italiana grazie all’instancabile opera di smantellamento di Maria Stella Gelmini, che non del suo onore ferito da una calibrata e molto azzeccata definizione: «rompicoglioni».

One thought on “La (brutta) trasformazione del leader Pd Bersani e Gelmini contro le donne

  1. D’accordo, non appena un esponente della sinistra inciampa nei tranelli lessicali del pensiero maschiocentrico viene subito redarguito, mentre verso destra è un tripudio tale di fallocratico dispezzo per le donne che non ci si fa nemmeno caso, ormai abbiamo perso il conto ed il senso delle proporzioni. Però, astraendo dal termine di paragone, che di per sé farebbe scomparire il problema, vogliamo dire che, a rigor di termini, dal momento che i soggetti più interessati dalle ricadute dei provvedimenti ministeriali sono, come ricordava l’articolo de l’Unità, proprio in primo luogo donne, e cioè insegnanti e madri di alunni, sarebbe stato più corretto concettualmente dire che la ministra in questione avrebbe ” rotto le ovaie” e , solo secondariamente, “i coglioni”? Il problema è che a nessun uomo, e neanche a nessuna donna, o a ben poche di esse, viene in mente di dirlo. E’ un problema di prospettiva maschiocentrica, ma è la stessa prospettiva che, oltre a dettarci le parole, fa ritenere priviligi gli asili nido o il tempo pieno, oppure il congedo parentale paritario, perché si sa, sono sempre le donne che devono conciliare la funzione parentale con il lavoro. E perché?

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