Senza soldi né sangue

da “Il Fatto Quotidiano” – 14 maggio 2010

Napoli, muore infermiera 45enne: da giorni si sottoponeva a prelievi per protesta contro i mancati stipendi.

di Enrico Fierro
Mariarca Terracciano è morta, aveva 45 anni, due figli piccoli e un marito. È morta e non era nessuno nella Napoli dell’indifferenza e delle parole vuote. “’O core”, “e creature”, sono come le sfogliatelle e il ragù, merce buona per le cartoline da rifilare a turisti senza pretese. Perché la città è un inferno. Dove basta un soffio per perdere tutto, anche la speranza. A Mariarca è bastato che si incrinasse la certezza di quel poco che aveva: lo stipendio da infermiera, “’o posto sicuro”, nella Asl Napoli 1, la più grande d’Europa. Una Fiat sotto il Vesuvio con i suoi diecimila dipendenti.
Mariarca – un nome forse scelto da genitori devoti della Madonna dell’Arco, veneratissima da battenti e fuienti, ma che da tempo pare essersi stancata di fare miracoli – il mese scorso aveva protestato, insieme ai suoi colleghi dell’Ospedale San Paolo di Fuorigrotta, per il mancato pagamento dello stipendio. La Campania ha debiti per due miliardi, Atene è vicina, il crollo annunciato in una regione divorata da camorre e malaffare. Il governo ha fissato misure rigidissime per il rientro dal debito sanitario, i creditori incalzano, vogliono i soldi. Anche dalla Asl Napoli1, al punto che il mese scorso bloccano 330 milioni di fondi, 68 sono per gli stipendi. Scoppia l’inferno: ospedali nel caos, blocchi stradali, scioperi, proteste. Al San Paolo nei giorni della rivolta ci sono striscioni appesi ai balconi. “I banditi della sanità derubano i dipendenti”, “Caldoro (il nuovo governatore, ndr) pagaci subito” , “Una sanità moribonda guidata da un gruppo di becchini”. Mariarca partecipa a tutte le proteste, ma decide di fare qualcosa di più. Si toglierà 150 millilitri di sangue ogni giorno e farà anche lo sciopero della fame fino a quando non verranno pagati gli stipendi. Lo spiega con parole semplici ma fermissime, ai microfoni di “Julie Italia”, una tv privata. È distesa su una barella, gli aghi nella vene, i colleghi che la assistono, la telecamera che indugia sul suo bel viso e l’espressione dura di chi ha deciso di andare fino in fondo. “Fino a quando non ci sarà accreditato lo stipendio mi salasserò di 150 millilitri di sangue”. “Mi salasserò”, Mariarca spiega così la sua lotta. Che farà versando il suo sangue per colpa di chi Napoli l’ha dissanguata da anni. “Ci dobbiamo mangiare tutta Napoli”, così dicevano due anni fa un funzionario della Asl Napoli1 e un imprenditore che accaparrava appalti e distribuiva mazzette, fottendosene dei malati e degli ospedali. “Lo stipendio è un diritto – dice Mariarca in tv – io ho lavorato e voglio i miei soldi”. Poi, quasi con pudore, spiega le ragioni di quella protesta. “Il mio gesto può sembrare un attimo di pazzia, ma non è così. È un atto che dimostra effettivamente che stanno giocando sulla pelle e sulla salute di tutti”. Mentre parla la telecamera inquadra la sacca che lentamente diventa rossa del suo sangue. Il sangue a Napoli è ‘o miracolo, se si scioglie quello di San Gennaro la città può sperare. “Ecco – spiega lei – fare vedere il sangue che è vita rende visibile le difficoltà dei dipendenti e degli ammalati. Noi protestiamo, ma stiamo comunque garantendo l’assistenza a tutti”. Le ultime parole di Mariarca Terracciano, infermiera e madre di due figli. In testa i soliti pensieri, lo stipendio che, certo a Napoli è una grazia del Signore, ma non basta mai. Il mutuo, la scuola, i figli, il lavoro incerto del marito architetto. E una lotta disperata in una città allo sbando. Mariarca si “svena” fino al 3 maggio. Torna al lavoro, si sente male, entra in coma. Tre giorni di agonia, poi la morte, lunedì scorso. “Arresto circolatorio” , recita la diagnosi. Le parole ora sono inutili. Bassolino si difende (“l’emendamento che il Pdl ha inserito nel decreto milleproroghe ha anticipato l’esecutività dei pignoramenti dei beni delle Regioni impegnate a rientrare dal proprio deficit sanitario al 1° marzo 2010 rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2010”), Italia dei Valori invoca Napolitano. Il centrodestra ricorda le colpe del centrosinistra. I sindacati annunciano che non c’è la certezza che gli stipendi di maggio saranno pagati.
Parole inutili. Perché qui la Sanità è stata sempre campo di conquista dei potentati politici. Bassolino la spartì con Ciriaco De Mita, che piazzò all’Assessorato alla Sanità un suo uomo, Angelo Montemarano. Che non ha risanato di un euro i bilanci, ma è riuscito a trasformare gli ospedali in macchine da voti per sé e per suo figlio Emilio, primo degli eletti al Consiglio comunale nel Pd. Il leader di Nusco si è alleato con Caldoro e ora passa all’incasso, forse eleggeranno suo nipote Giuseppe vicepresidente della Giunta, l’ex assessore, invece, si è avviato prima. In campagna elettorale si presentò ad una convention del Pdl per stringere la mano a Nicola Cosentino, il nuovo padrone della Campania. “Vedo in sala l’amico Angelo Montemarano e lo ringrazio della sua presenza, una figura storica della sanità campana. Se le cose non sono andate per il loro verso certo non è attribuibile a lui la responsabilità”, così Nick ‘o mericano lo mondò di tutti i peccati. Anche dell’enorme scandalo che tre anni fa coinvolse i vertici della Asl Napoli1. Un giro di mazzette e appalti “parodia”, governati da una “cricca” che agiva, parole del gip Pia Diani, “senza alcuno scrupolo per lo spreco di beni primari per la salute pubblica dove le risorse sono tutt’altro che illimitate”. “Ci dobbiamo mangiare tutta Napoli”, si dicevano al telefono funzionari corrotti e imprenditori. Si sono mangiati la vita e il futuro di Mariarca Terracciano e dei suoi bambini.

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