Anche Emma Bonino costretta a guardare la Tv (per contrattaccare)

L’esponente Radicale, donna simbolo della conquista dei diritti civili in Italia, oggi vice presidente del Senato, ha scritto questa lettera-appello al Corriere della sera.

Osservatorio su uomini e donne in tv

di Emma Bonino

Caro Direttore, le donne italiane non partecipano abbastanza alla vita economica del lavoro, dovrebbero lavorare di più e fare più carriera. Così ci dicono l’8 marzo gli economisti, la classe politica, l’Europa, i giornali. Ne sono convinta io, probabilmente lei, ne sono convinti tutti, proprio tutti. Viene allora da chiedersi come mai tutte le reti televisive negli orari di maggior ascolto, nel pomeriggio e in prima serata incoraggino le giovani donne italiane a cercarsi una carriera impegnativa con un fitto bombardamento di immagini offensive, contesti imbarazzanti, programmi in cui donne svestite di abiti e appeal intellettivo, vengono usate come ornamento per lasciare la scena a maschietti vestiti di tutto punto ma non per questo cerebralmente più attrezzati.

Io guardo poco la tv, mai nel pomeriggio, ma stimolata dal bel documentario di Lorella Zanardo (www.ilcorpodelledonne.com) ci ho provato e dopo uno zapping disperato ho pensato: sì, spengo e a mai più rivederci. E invece per una settimana, assieme a un gruppo di donne disposte al sacrificio, si decide di fare una opera «masochista» e di guardare la tv. Di tutto di più, come promette lo slogan Rai. Ma non ci limitiamo solo alla tv pubblica ovviamente. E così ci intratteniamo con «pupe» difficilmente istruite da ipotetici secchioni dallo sguardo allupato e imbranato, con presentatrici che chiedono alle donne solo di raccontare di altre donne, possibilmente se amanti, amiche, mogli o ex compagne di, altrimenti pare, prive di interesse; ci imbattiamo perfino nella pubblicità decisamente greve di un noto silicone sigillante che dopo donne nude in doccia, non pago, oggi, per pubblicizzare una vernice, decide di usare la Signora Giovanna: cameriera che si mostra al lavoro in modo provocante mentre l’uomo di casa la guarda desideroso e ammiccante.

Dopo questa indigestione di immagini e voci, ci si chiede davvero come sia possibile, specie per le nuove generazioni, poco allenate alla sopravvivenza senza tv o con una tv così, riuscire a crescere senza identificarsi in questa rappresentazione di genere: donne che devono piacere a tutti i costi, sempre un passo indietro, meglio se accanto a mariti o ad amanti celebri, ancora meglio se non parlanti; uomini con la bava alla bocca che secondo tanta tv pubblica hanno in mente una sola cosa. E non è né il potere, né la carriera, a quanto pare. Non credo che le italiane debbano subire o spegnere la tv definitivamente: esiste una terza via, cambiare. Ci sembra che la società italiana abbia il diritto e il dovere di essere rappresentata, almeno nel servizio televisivo pubblico, in modo da tener conto anche della crescente popolazione femminile che partecipa alla vita economica del Paese, raggiungendo anche importanti ruoli di responsabilità pur dovendo superare un contesto oggettivamente ostile e sfavorevole rispetto alle donne europee.

Donne dotate di cervello, di parola, di lavori di responsabilità e di competenze. Pari o Dispare, associazione di donne e uomini, presieduta da Fiorella Kostoris e di cui sono Presidente Onoraria, che conta tra le sue socie fondatrici la stessa Lorella Zanardo e un network di associazioni femminili, ha deciso di cogliere l`opportunità del rinnovo del contratto di servizio Rai, in discussione in Commissione di vigilanza in Parlamento, per cercare di invertire la rotta. Come? Attraverso un emendamento che chiede qualcosa di molto preciso e concreto: la creazione di un Osservatorio indipendente che analizzi, da un punto di vista qualitativo e quantitativo, la presenza di genere nei palinsesti della tv pubblica. A oggi l`emendamento è stato firmato oltre che da me, da 4o deputati e senatori dei vari gruppi parlamentari ed è fondamentale che molti di più lo sostengano.

Pari o Dispare vuole contribuire a creare sinergia positiva tra le varie iniziative proposte dalla società civile (ad esempio l`ottimo impegno dell’Udi, Unione Donne in Italia contro gli stereotipi e contro la pubblicità offensiva o il manifesto di Gabriella Cims contro gli stereotipi nei media), convinte che questa attesa e rinnovata vivacità del mondo al femminile sia una buona premessa per lanciare azioni pragmatiche e incisive anche a livello politico e istituzionale. Infatti il passo successivo dovrà essere l`apertura di una discussione su come estendere il monitoraggio anche al di là della tv pubblica. Ma intanto è indispensabile dare forza a questa iniziativa: sostenendo in Commissione, in Parlamento questo emendamento, e facendo circolare, condividendo e sottoscrivendo un appello pubblico «Chiediamo alla Rai un osservatorio contro le discriminazioni di genere!» su www.pariodispare.org e sull’immancabile Facebook.

Vice Presidente del Senato
Presidente Onoraria di Pari o Dispare

da Il Corriere della Sera – 12 maggio 2010

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