Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti

1 maggio 2010

Come i libri in libreria, perchè sono loro a sceglierti, non tu che scegli loro, ieri sera ho ascoltato in televisione la lettura di questa poesia. Mi ha colpito, commosso, stupito, mi ha riempita di ammirazione e di gratitudine per il poeta che l’ha scritta e ho pensato di volerla subito condividere con voi, perchè ho pensato che, allora, è possibile essere alleati, donne e uomini pensanti, e gioire e soffrire delle stesse emozioni. Un esempio di ottima televisione.
Sandra

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

da “Il gatto lupesco (poesie 1982-2001)” Feltrinelli

5 Risposte

  1. Anch’io voglio condividere una poesia. Me l’ha mandata per l’8 marzo la mia professoressa di Italiano delle superiori, Gabriella Bentivoglio, che a sua volta l’ha ricevuta dall’autore, un sacerdote: Tonio Dell’Olio, già responsabile del movimento “Pax Christi”. Splendida, a mio giudizio, la definizione di “donne vela”. Eccola.

    A quelle donne che,
    forti della loro debolezza,
    ci hanno insegnato a stare al mondo.
    Donne che non si vergognano di piangere
    per dire un dolore fitto nella carne e nell’anima.
    A quelle donne che ci hanno spiegato
    che amare non è solo l’infinito di un verbo… infinito,
    ma anche aggettivo femminile plurale
    che si addice alle lacrime e a certe giornate.
    Donne capaci di danzare tra le macerie del tempo e delle storie
    e di cogliere la grazia nelle cose quando tu vedi miseria.
    Donne che se sono nate dalla costola di un uomo
    lo hanno fatto una volta sola.
    Poi hanno iniziato a partorire loro:
    futuro, speranza, bellezza e bambine e bambini.
    Né angeli, né nuvole le donne d’Africa
    per le quali chiediamo a voce alta il Nobel della pace
    perché pagano il prezzo più alto e tengono più alta la lampada.
    Donne dell’8 marzo ma anche del 9, del 10 e dell’11.
    Donne veline poche.
    Donne vela tante.
    Capaci di raccogliere il vento per spingere in avanti la barca.
    Donne che modellano la creta della precarietà a scultura.
    Opere d’arte che profumano il mondo.

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  2. Ecco un altro prezioso tassello di quella costruzione che vediamo innalzarsi intorno a noi da un pò di tempo, che si (dis)vela con le parole di uomini e donne, una costruzione che è baluardo di dignità riconquistata, di sensibilità ferita ma indomita, di attenzione e rispetto da donare l’un l’altro, di voglia di pace e di armonia, di sorrisi e non di ghigni, di capacità di notare la bellezza e di dirsi le cose vere, i dolori, la fatica, lo stupore, l’indignazione, l’amicizia.
    Grazie a Don Tonio, a Gabriella e a Paola.
    sandra

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  3. grazie, mi avete scaldato il cuore. un abbraccio, mara

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  4. bellissima. Mi da coraggio e speranza e rinnovato orgoglio di essere madre di due donne.

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  5. […] Blog delle Donne della realtà, per avere illuminato con Edoardo Sanguineti e la sua splendida poesia questa piovosa e […]

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