Donne della Realtà alla Casa di Vetro di Milano. Un ciclo di incontri il 29 aprile, 20 maggio e 10 giugno

Ico Gasparri

È quasi passato un anno dall’esplosione del caso Noemi Letizia e dalla pubblica denuncia di Veronica Lario sul «ciarpame politico» nel nostro Paese. Dodici mesi costellati da scandali giudiziari che hanno evidenziato la “istituzionalizzazione” di donne-tangenti e il proliferare di esempi di giovani disposte a tutto pur di guadagnare un posto al sole del successo. Cosa hanno detto e fatto le altre donne, cioè la stragrande maggioranza dell’universo femminile italiano, che faticano, studiano, si impegnano, lottano per conquistare posizioni nel mondo del lavoro e rivendicare dignità e rispetto? Se ne parlerà a Milano, nella Casa di vetro animata da Maria Cristina Koch (via Sanfelice, 3) in un ciclo di incontri previsti per il 29 aprile, 20 maggio e 10 giugno.

Paola Ciccioli

Proprio in questi giorni in Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato che «è certamente importante che si ponga un argine a questo dilagare della tendenza alla sottovalutazione o all’aperto disprezzo della dignità femminile». E l’Italia è scesa al 72° posto nella classifica mondiale delle Pari opportunità. Che cosa è finito di tutto questo sui giornali e, soprattutto, in televisione? A queste domande cercheranno di rispondere il fotografo e artista sociale Ico Gasparri e la giornalista Paola Ciccioli nell’appuntamento del 29 aprile. Gasparri è autore di una ricerca unica nel suo genere sull’immagine femminile imposta silenziosamente dai manifesti stradali e l’artista ne ha documentato il crescendo sessista negli ultimi 20 anni. Paola Ciccioli, invece, è una giornalista che, insieme con altre operatrici dell’informazione, ha fondato il gruppo Donne della realtà, del quale oggi fanno parte anche colleghi maschi e docenti universitarie. Il gruppo (e questo blog) si occupa di evidenziare la carente rappresentazione nei media italiani delle problematiche riguardanti l’universo femminile e si propone come pungolo perché all’interno delle redazioni le professioniste si rendano protagoniste di proposte che diano conto dell’effettivo impegno delle donne nella nostra società.

2 Risposte

  1. Mi limito solamente ad invitarvi a guardare il programma di mediaset La pupa e il secchione, è semplicemente e scandalosamente OSCENO , le donne sono delle bambole gonfiabili , obbligate a fare e dire assurdità, è ora di finirla con questi programmi che sono visti anche dai ragazzini e ragazzine con effetti devastanti che si riperquoteranno fra quegli gli adulti che avremo fra venti anni. Un abbraccio rossana

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  2. Cara Rossana, sì, dovremmo vederlo. Personalmente mi ero ripromessa di farlo per poterne scrivere, ma ancora non ci sono riuscita. Uso questa espressione perché, ti confesso, mi disturba anche solo il pensiero di dovermi sintonizzare su una trasmissione del genere. Mi sono bastati le immagini mostrate da Blob e l’assaggio che ne ho avuto due giorni fa nella finestra, come si dice in gergo, aperta da Barbara D’Urso durante la sua molto molto discutibile Domenica 5. Prima che La pupa e il secchione andasse in onda, girava su Internet una petizione per bloccarla, evidentemente non è andata a buon fine. Mi riprometto di contattare i promotori e di verificare se ci sono altre iniziative in proposito. Intanto ti dico cosa ho fatto io domenica: dopo nemmeno un minuto ho spento il televisore. Credo che almeno questo potremmo farlo tutti. A volte le proteste servono anche a coloro contro cui si rivolgono: “parlatene male ma parlatene”. E, in un momento in cui dell’immagine della donna in Tv si discute dovunque (ieri pomeriggio lo ha fatto perfino la trasmissione Rai L’Italia sul 2), continuare a riproporre lo stereotipo della pupa, con la volgarità di modi e di linguaggio di cui è portatrice, sembra quasi una provocazione. Un continuare, con indifferenza e prepotenza, a propinare modelli culturali che hanno combinato guasti profondi nella nostra società. Che però, tra mille contraddizionin e timidezze, sta provando a reagire.

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