Donne e Tv. L’adesione di Gianpiero Gamaleri, Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi


La voce di un uomo, di un docente universitario, si unisce al coro femminile che sostiene la campagna Donne e tv su Key4biz lanciata da Gabriella Cims. La voce è quella di Giampiero Gamaleri, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a RomaTre. Già consigliere Rai ed ex membro del Centro Televisivo Vaticano, Gamaleri riprende tra l’altro l’affermazione di Elisa Manna che sarebbe da scolpire nella pietra: «Un Paese civile non rappresenta le sue donne come entraineuse». Sentito da Donne della realtà, il docente ci autorizza ad inserire il nome di Bianca Berlinguer tra le donne (poche) che hanno raggiunto livelli apicali nella nostra televisione pubblica. Nel suo intervento, infatti, la direttrice del Tg3 non compare perché l’articolo è stato scritto prima della nomina e così (cioè con questa omissione) è stato pubblicato sul periodico dei Senior Rai, Nuova Armonia.

La donna nell’universo radiotelevisivo

Per la campagna Donne e Tv, lanciata da Key4biz a sostegno dell’appello alle istituzioni di Gabriella Cims, pubblichiamo oggi l’adesione di Gianpiero Gamaleri, Ordinario di Sociologia dei processi culturali  e comunicativi. Questo articolo, oltre che da Key4biz, è stato pubblicato anche da Nuova Armonia, periodico dei Senior Rai.
Il successo di Antonella Clerici a Sanremo non è altro che l’ultimo esempio del ruolo della donna nel sistema radiotelevisivo. Un ruolo da protagonista del maggiore evento televisivo dell’anno, che tuttavia non cancella il rischio di tante posizioni subalterne, strumentali e troppo “effimere”. In altre parole, il pericolo che la donna da una parte sia solo consumatrice di televisione e, quando si affaccia al piccolo schermo, prevalga l’immagine della velina rispetto a quelle della manager, della giornalista, della conduttrice, dell’autrice, della regista, dell’attrice ricca di espressione e di contenuti.
Il pubblico femminile davanti al piccolo schermo: maggiori consumatrici
Partiamo dal tema del consumo femminile di televisione. Da un’elaborazione su dati Auditel ricaviamo che la platea di donne davanti allo schermo supera per numero di presenze quella degli uomini. Se si prendono gli ascolti dell’intera giornata, si constata che il numero medio di donne davanti alla televisione è superiore a quello degli uomini di circa 3 punti e mezzo percentuali. E questa differenza è costante negli ultimi tre anni. Questa differenza cresce ulteriormente se ci si riferisce alla fascia di età che va dai 25 ai 64 anni,  cioè nelle età più produttive, mentre si attenua nel periodo più giovane e nella vecchiaia.  Le donne, quindi, sono maggiori consumatrici di  televisione ed anche nelle conversazioni dimostrano di conoscere meglio degli uomini personaggi e palinsesti. Inversamente, però, hanno un ruolo decisionale e operativo inferiore nell’apparato radiotelevisivo.
Le donne dentro il piccolo schermo: manager o veline?
Questo interrogativo  è stato il centro del dibattito al festival della Tv di Edimburgo. Jeremy Paxman, giornalista di lungo corso della BBC, ha addirittura denunciato l’invadenza femminile. Questo forse avviene talora nel piccolo schermo, ma non certamente nelle stanze in cui si decide la politica culturale degli enti televisivi.  Al contrario, su 35 posti di alto livello dell’emittente pubblica inglese solo 10 sono donne e soltanto 4 su 15 membri siedono nel Consiglio di amministrazione. E da noi? In attesa di un’indagine in corso del ministro delle pari opportunità, Mara Carfagna, diamo qualche primo dato. Nell’associazione dirigenti Rai, su 325 iscritti, le donne sono una cinquantina e quasi nessuna attinge a responsabilità apicali nelle reti e nei supporti amministrativi e tecnici. In CdA sono una su nove. Le cose vanno un po’ meglio nel settore giornalistico, dove si hanno figure femminili da caporedattore in su, con qualche direttore, come ad esempio la Scaramucci alle teche, la Del Bufalo ai parlamentari. Ma  sono in regressione da quando la Buttiglione ha lasciato la direzione dei Telegiornali regionali. Comunque nelle riunioni di redazione delle grandi testate la presenza maschile è nettamente maggioritaria.
Alcuni esempi anche dalla carta stampata
Nell’esposizione in video le cose si capovolgono e le immagini femminili dilagano comprensibilmente. E non parliamo del mondo dello spettacolo, dove il mito della velina non regredisce ma investe troppe ragazze. In questo contesto colpisce la scelta, nell’area della carta stampata, di Concita De Gregorio alla direzione de l’Unità. Già Daniela Hamaui aveva dimostrato che una eccellente giornalista può dirigere con grinta (molte sue inchieste hanno lasciato il segno) un grande settimanale come L’espresso e non solo una rivista femminile. E, tornando alla televisione, non si può dimenticare la Gabanelli, che conduce “in solitaria” la sua rubrica Report. Inoltre Lorenza Lei è diventata Vicedirettore Generale della Rai insieme a tre dirigenti uomini.
Un esempio per le adolescenti
Bisogna però registrare anche un vero e proprio movimento di valorizzazione della donna nell’ambito del management culturale. L’agenzia di comunicazione Key4Biz raccoglie le voci di donne già impegnate in posizione di responsabilità che riflettono e fanno proposte su futuri sviluppi. Scrive Elisa Manna, responsabile comunicazione e cultura del Censis e membro della commissione ministeriale “Tv e minori”: “ Mi chiedo cosa penserebbe del genere femminile terrestre un marziano che guardasse la nostra TV. E’ deprimente: a fronte degli sforzi che le donne italiane hanno fatto negli ultimi decenni per crescere come persone, con la testa e con il cuore, in una società che non le ha certo favorite, i media continuano a rappresentarle come corpi senza cervello, stupidamente ammiccanti, con il perenne atteggiamento di chi è pronto a darsi in cambio di qualcosa. E’ umiliante. E imbarazzante. Le nostre figlie adolescenti ci guardano con un punto interrogativo nello sguardo, come a dire: perché ci educate a crescere come persone se poi vanno avanti solo quelle che si spogliano? Vogliamo dare a queste ragazze una risposta? Vogliamo provare a cambiare rotta? Un paese civile non rappresenta le sue donne come entreneuse”.
L’appuntamento con il nuovo Contratto di servizio
Lo scorso 28 dicembre 2009 un gruppo di donne ha sottoscritto un appello ai ministri Claudio Scajola e Mara Carfagna, al viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani, ai presidenti della Commissione parlamentare Rai Sergio Zavoli, dell’ Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò  e della Rai Paolo Garimberti, perché in occasione del rinnovo del Contratto di Servizio della Rai si indicassero precisi obiettivi in direzione di un corretto posizionamento della donna in seno all’organizzazione e alla programmazione del servizio pubblico. Ci si augura che questo documento, decisivo per la definizione del ruolo di servizio pubblico della Rai, recepisca tra gli indirizzi più importanti quello del rispetto e della valorizzazione della dignità della donna, come cittadina e come lavoratrice nel settore radiotelevisivo.
da Key4biz 13 aprile 2010

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