Pillola abortiva/3 Il commento di Natalia Aspesi

IL PECCATO DELLE DONNE

di NATALIA ASPESI

da la Repubblica del 2 aprile 2010

Potevano essere altri, più fiammeggianti e costruttivi, più remunerativi e sperati, insomma vere proposte di libertà, i primi solenni impegni presi dagli scalpitanti nuovissimi governatori del povero Nord che si avvia malconcio a precipitare nella Padania. Roberto Cota e Luca Zaia, due non brutti giovanotti in cravatta verde, sono stati eletti a furor di popolo anche da frotte di ammiratrici che ne adorano il celodurismo di partito. Ebbene, i due si sono subito dimostrati soprattutto devoti, tradizionalisti, forse nostalgici della messa in latino, e soprattutto ben diversi dai faciloni loro alleati pdl, che si sono fatta la brutta fama di perdigiorno dietro escort ambosessi e sempre a gridare su pratiche di giustizia che non interessano ad anima viva tranne una. Si sa che ormai le donne sono diventate l’ anello più floscio della società, loro che pareva avessero in mano il mondo e adesso invece non basta un bel sedere per far carriera, se non sai almeno praticare l’ igiene dentale. Quindi prima che agli evasori, agli inquinatori, ai criminali, ai fannulloni e persino ai clandestini, i nuovi ras della Padania hanno preso subito a randellate le donne; che se non ci fossero non ci sarebbe l’ aborto, quindi l’ obbligo di perder tempo con un grattacapo epocale irrisolvibile, reso stordente dal continuo martellare ecclesiastico che ogni mattina si sveglia, dà un veloce sguardo annoiato sulla montagna impolverata di pratiche pedofile che riguardano i suoi pii fratelli in tutto il mondo, e subito gli viene un diavolo per capello pensando all’ infame dal nome innominabile, la diavolessa RU486, che gli fa passare anche la voglia del cappuccino. Quella pozione luciferina ha qualcosa di veramente abominevole: procura l’ aborto senza che chi la ingoia quasi se ne accorga, la paziente non subisce ferri chirurgici o aspiratori, non si sente strappare le viscere, non si dissangua, non prova che lievi dolori. Ignominia su ignominia, i nemici del farmaco sostengono che con questo metodo sbrigativo la peccatrice non ha tempo di sentirsi quello che è, un’ assassina, e di continuare a soffrire e chiedere perdono per tutti i suoi giorni. Questo non è vero, perché se non in termini così apocalittici, non c’ è aborto che non lasci una ferita in una donna, che sempre si chiederà a cosa ha rinunciato e chi sarebbe stato quella rinuncia una volta diventata persona. Certo, l’ interruzione di gravidanza, voluta dalla legge 194 e necessariamente cruenta, piace di più ai nemici dell’ aborto, in quanto punitiva: anche se poi, quel che davvero si meriterebbero le donne sarebbe un bel ritorno all’ aborto clandestino, quando almeno le malvagie assassine spesso morivano come meritavano. A questo punto risulta chiarissimo, e senza condizionali, che le parole dei vescovi alla vigilia delle elezioni erano un ordine cui non si poteva disubbidire. E i vincitori hanno subito risposto come dovevano, rassicurato le gerarchie, in cambio dell’ appoggio alla vittoria: a questo punto, la morte della RU486, potrebbe anche preludere a una revisione della legge 194. Ci sono ministri mistici o governatori tutto casa e chiesa che si svegliano pensando ai feti, e giù lacrime, e già si armano per mettere definitivamente le donne al tappeto con una legge che renda una interruzione legale più difficile che un Nobel al pensoso erede Bossi. Il problema è che i feti di Cota, Zaia e tutti gli altri governatori spaventati e inetti, non hanno nessuna riconoscenza; se ne stessero lì, buoni, feti per sempre, non darebbero fastidio: ma pretendono di diventare bambini, di crescere e farsi noiosi e ingombranti e pieni di pretese: e si lamentano dei preti pedofili, e non si accontentano di pane e acqua alla refezione scolastica, e fan fare brutte figure ai giovanotti che li ammazzano di botte, e strillano se li vendono per la prostituzione o li usano per ricavarne organi sani. Cota e amici, giusto martellare la cattiva pillola, ma magari una vostra premurosa occhiata leghista su come vivono i bambini, non potreste sprecarla più per i bambini che per i feti?

One thought on “Pillola abortiva/3 Il commento di Natalia Aspesi

  1. MADRE NATURA, perdonali, non sanno quello che dicono e fanno!!!

    RU486 è un brutto nome e fa paura a tanti uomini e a tante donne !
    A quelle come me NO. Le donne sono stanche di sentirsi sballottate dalle decisioni di soli uomini.Mi rivolgo soprattutto a coloro che sono state elette nei consigli regionali di tutta Italia (anche se sarete poche) : il rimanente corpo femminile è nelle vostre mani! Vi esorto a prendere coscienza che oltre ad essere importanti per la vita politica complessiva siete fondamentali e assolute nelle questioni di genere e in particolare nella questione della RU486.
    Riflettiamo sulla campagna della Lega e della Chiesa CONTRO la RU486; a prescindere dalle conseguenze farmacologiche che sono praticamente nulle tranne alcuni casi comprovati da illustri studiosi causati da incompatibilità delle singole pazienti; a prescindere che uccide di più l’Aspirina, nel mondo; a prescindere che il trattamento è in day hospital previo esami preliminari e sotto stretta osservazione medica; a prescindere che le strutture ospedaliere che la somministrano sono adeguate; a prescindere che non è proposta come un anticoncezionale; perché gli uomini la odiano così tanto?
    La risposta va cercata nello schiacciante maschilismo clerical- patriarcale che ci vuole per l’ennesima volta con lo sguardo a terra. Dalle prime civiltà evolute umane il maschio non ha accettato che Madre Natura gli avesse negato il potere più importante di tutti: quello di generare un figlio!
    Allora ha adoperato l’arma più bieca che ha a disposizione nei nostri confronti: il ricatto morale.
    A lui il potere fallico, a noi il dovere di fattrici su ordinazione. Il nostro unico modo per opporci è stato quello di subire sul nostro corpo l’accanimento della mortificazione della carne e della tortura psicologica perché bollate come assassine.
    Le giovani donne dovrebbero farsi raccontare dalle anziane per cosa sono state fatte le battaglie per l’emancipazione femminile e per l’autodeterminazione, da che buio ci hanno tolte le nostre madri che allora sfilavano nei cortei nelle strade per denunciare la catena di aborti clandestini che ha ucciso migliaia di donne e di cliniche private che a suon di quattrini praticavano aborti illegalmente.
    Le nuove generazioni di donne hanno il dovere di salvaguardare queste conquiste perché ho paura che le stiamo perdendo a causa di governi di destra e di governatori mal documentati e in malafede che vogliono riportarci a quei tempi bui di caccia alle streghe.
    “Che fare?”
    Cominciamo subito tutte e tutti a documentarci e ad informarci sulla RU486 in modo scientifico e laico senza interferenza alcuna della chiesa; dobbiamo prendere coscienza come donne che siamo noi le protagoniste assolute di questa battaglia ed impedire che si faccia populismo e speculazione sul nostro corpo ancora una volta. Forse la produzione della pillola RU486 inizialmente non sarà tanto redditizia essendo la commercializzazione ostacolata nel mondo da forze reazionarie oscurantiste ed in Italia dai fondamentaleghisti clericali dell’ultima ora che nel DNA hanno l’opportunismo e l’incoerenza partendo da matrimoni celtici (Castelli e Calderoli “benedetti” dall’ex sindaco di Milano il leghista Formentini) e divorzi multipli.
    Assisteremo ancora una volta allo spostamento di centinaia di donne da regioni che non applicano la legge verso quelle che la applicano per avere la somministrazione di sole tre pillole con la conseguenza di disagi economici e sociali.
    Ma se questo vento restauratore arriva anche in altre regioni limitrofe dove per ora viene somministrata legalmente, se dietro le tante pressioni venisse abolita questa legge, come potrebbero usufruirne le donne dei ceti meno abbienti? Sappiamo che le donne borghesi andavano ad abortire all’estero o nelle cliniche dei “cucchiai d’oro”, così avverrebbe per la pillola RU486, andrebbero a prenderla in Francia , in Svizzera e in altri paesi dove è legalissima.
    Per ora l’azione più immediata che possiamo fare è quella di pretendere che nei consultori e negli ospedali ci sia in bella vista l’elenco degli obbiettori e contemporaneamente quello dei NON obbiettori in servizio in contemporanea cosicché la paziente possa avere a disposizione la libera scelta.
    Puntiamo unicamente i nostri obbiettivi al rispetto della dignità e alla capacità di mobilitazione delle donne , compattiamoci per ribadire che non ci sono questioni da donne ma questioni con il punto di vista progressista e femminile.
    Rossana Spocchi – Parma

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