Pillola abortiva 2/ Interviene la ministra Stefania Prestigicomo

La campagna elettorale è finita: i Governatori rispettino la legge

da la Repubblica, del 2 aprile 2010

di ALESSANDRA LONGO

ROMA – «Da donna e da madre dico questo: davanti a una figlia maggiorenne che volesse decidere per un’interruzione di gravidanza, prima di tutto cercherei in tutti i modi di convincerla a non farlo ma, se lei scegliesse comunque quella strada, credo che sarebbe ingiusto impedirle l’ accesso ad un intervento non cruento naturalmente in regime ospedaliero e sotto stretto controllo medico – come quello garantito dalla Ru486, una pillola testata in tutto il mondo». Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ Ambiente, non aspetta mai di vedere come la pensano gli altri. Lo ha fatto con la legge 40 sulla fecondazione assistita, poi con le quote rosa e adesso con l’ incendio provocato dalle dichiarazioni dei due neogovernatori leghisti, Cota e Zaia. Senza alzare il tono della voce, il ministro liquida soavemente le sortite di queste ore: «Ricordo a Cota e Zaia che la campagna elettorale è finita».

Ministro, scusi, che cosa facciamo in questo Paese, stiviamo la Ru486 nei magazzini e magari facciamo arrestare le donne che la vogliono usare?

«Guardi, Cota e Zaia sono due persone responsabili, li conosco bene entrambi. Penso che abbiano detto quelle cose, e assunto quelle posizioni, ancora sull’ onda dell’ euforia legittima per il risultato elettorale, forse sono stati oggetto anche di qualche malizia giornalistica. Questi sono temi delicati che bisognerebbe trattare con molta, molta cautela, evitando di generalizzare, di parlare senza approfondire. Si può avere un’ idea personale ma quando si assumono ruoli di governo bisogna rispettare la legge. E io dico che nessuna Regione può pensare di poter proibire ciò che è concesso e regolato dalla 194, che è una legge nazionale, mai abrogata».

Per la verità, quelle di Cota e Zaia, non sembrano residue posizioni elettorali. Fanno sul serio. La Ru486 è un farmaco e le Regioni hanno potestà primaria in materia di sanità. Anche questo è federalismo… Se vogliono possono bloccare tutto o no?

«Non credo proprio. Anzi, sono convinta che anche Veneto e Piemonte assumeranno alla fine decisioni sulle modalità di commercializzazione e somministrazione della pillola in linea con quanto suggerito dal Consiglio superiore della sanità nell’ interesse della salute della donna».

Il Consiglio superiore della Sanità suggerisce il ricovero ordinario in ospedale, mentre la sperimentazione della Ru486 fatta in alcune regioni, come la Toscana e l’ EmiliaRomagna, punta su formule, meno punitive per le donne, e meno costose per la sanità, di day hospital, pur sotto rigido controllo medico.

«La RU486 non è un anticoncezionale, è una pillola abortiva, non si può buttar giù con un bicchiere d’ acqua e la sua somministrazione deve avvenire dentro un contesto ospedaliero».

Un ricovero di tre giorni può essere scoraggiante. Magari queste sono le intenzioni.

«Non cadiamo in trappole ideologiche! Partiamo dalle cose certe e ampiamente condivise: l’ aborto è sempre l’ ultima ratio, l’ aborto è un trauma, l’ aborto comporta dei rischi. Se alcune Regioni vogliono utilizzare sistemi diversi di somministrazione della pillola lo possono fare. Quello che penso della Ru486 l’ ho già detto: se esiste un metodo meno invasivo per abortire questo non deve essere proibito dal nostro Paese. Dunque sì alla pillola ma tra le pareti di un ospedale».

Negli altri Paesi la Ru486 è usata da vent’ anni. L’ Italia ha testato il testabile e arriva buon ultima.

«Appunto, riaprire un dibattito adesso è surreale».

Il suo collega di partito Maurizio Gasparri ha in pratica chiesto la testa del responsabile dell’ Aifa, l’ Agenzia italiana di vigilanza sui farmaci.

«Lasciamo perdere».

Torniamo allora al punto di partenza: Cota e Zaia. Non pensa che sortite così rivelino una insensibilità nei confronti delle donne, cui spetta il peso della scelta?

«È euforia da vittoria elettorale, lo ripeto. Sono convinta che entrambi saranno dei bravi presidenti. A loro do un consiglio scherzoso. Si consultino con Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, uomo d’ esperienza, cattolico. C’ è sempre la possibilità di rispettare la legge e le proprie convinzioni. E comunque la 194 vale anche in Veneto e Piemonte».

Come finirà questa faccenda?

«Credo che prevarrà la responsabilità. Zaia fa parte, ha fatto parte, del governo. Fazio è ministro della Salute e ha lavorato in sintonia con il Consiglio superiore della Sanità. Non credo che possa materializzarsi in due regioni un’ autonomia organizzativa che prescinda da tutto il lavoro fatto. E non credo nemmeno che gli elettori di centrodestra vogliano questo dai neogovernatori».

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