Andrea Tornielli: «Chiesa, più potere alle donne contro i pedofili»

Eva Brunne, 55 anni (la seconda da destra nella foto) vescovo della Chiesa Luterana di Stoccolma

Riprendiamo un articolo pubblicato da il Giornale, giovedì scorso 11 marzo 2010, che a sua volta riprende un intervento di Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano che introduce degli interessanti spunti di riflessione, passati forse sotto silenzio…

“Chiesa, più potere alle donne contro i pedofili”

di Andrea Tornielli
La tesi della Scaraffia proposta sulla prima pagina de L’Osservatore Romano: “Una maggiore presenza femminile avrebbe fatto scoprire prima le violenze dei religiosi ai minori”

La firma è quella dell’editorialista Lucetta Scaraffia, la collocazione in grande evidenza sulla prima pagina del quotidiano della Santa Sede non può certo essere casuale: L’Osservatore Romano chiede a gran voce più potere per le donne nella Chiesa mettendo in relazione questa richiesta proprio con le polemiche per i casi di pedofilia del clero che dopo gli Stati Uniti e l’Irlanda ora travolgono la Germania.

L’editoriale rimarca come la Chiesa cattolica, che fin dalle origini e nei secoli passati «si è nei fatti dimostrata nei confronti delle donne più aperta del mondo profano», oggi invece non lo sia più. «La situazione si è capovolta – fa notare Lucetta Scaraffia – e le pressioni esterne e interne, affinché il nodo venga affrontato in ambito cattolico, sono forti e urgenti».

Il quotidiano vaticano ricorda quanto detto e scritto da Giovanni Paolo II sulla necessità di attribuire alle donne «ruoli di eguale importanza, sebbene di diversa natura, a quelli degli uomini nella vita della Chiesa», un principio richiamato anche dall’allora cardinale Ratzinger nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo. Ma – e qui arriviamo alle dolenti note, coraggiosamente messe in pagina dal quotidiano diretto da Gian Maria Vian – «a questa importante elaborazione teorica non ha fatto seguito con altrettanta nettezza una trasformazione nella partecipazione femminile alla vita della Chiesa», o comunque questa presenza, seppure ampliata, «si è mantenuta quasi sempre al di fuori delle sfere decisionali e degli ambiti di elaborazione culturale».

Come dire: su questo argomento la Chiesa predica bene ma razzola ancora piuttosto male. Parole che suonano come un’autocritica, visto che la denuncia trova spazio proprio sulle colonne dell’autorevole giornale d’Oltretevere, il cui editore è la Santa Sede, cioè quel centro decisionale che potrebbe aumentare la presenza delle donne nei ruoli chiave, dove si può influire.

Di fronte a questa mancata valorizzazione della componente femminile, è dunque comprensibile, continua l’editorialista de L’Osservatore Romano, che «la pressione» delle donne «escluse – spesso, peraltro, senza ragioni di merito – possa farsi sentire, anche se sommessamente». Non si tratta soltanto, argomenta Scaraffia, di un problema di «pari opportunità», ma del fatto che così facendo la Chiesa «rischia di non fare fruttare energie e contributi spesso di primaria importanza». E qui viene agganciato l’esempio, attualissimo, sugli abusi sessuali che stanno sconvolgendo la vita delle comunità cattoliche di diversi Paesi europei: «Nelle dolorose e vergognose situazioni in cui vengono alla luce molestie e abusi sessuali da parte di ecclesiastici su giovani a loro affidati, possiamo ipotizzare che una maggiore presenza femminile non subordinata avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti».

Insomma, una Chiesa più femminile, con donne in ruoli chiave, avrebbe evitato «l’omertà maschile». «Le donne infatti, sia religiose che laiche – si legge ancora sulla prima pagina del quotidiano del Papa – sarebbero per natura più portate alla difesa dei giovani in caso di abusi sessuali, evitando alla Chiesa il grave danno che questi colpevoli atteggiamenti le hanno procurato».

L’articolo de L’Osservatore Romano non cita i casi di abusi che vedono coinvolte religiose, anche perché statisticamente più rari, ma indica invece con chiarezza che una maggiore presenza «non subordinata» delle donne nella Chiesa funzionerebbe da antidoto anche per questi problemi. Non a caso, infatti, l’editoriale si chiude ricordando l’esempio del santo Daniele Comboni, che impegnato a organizzare le missioni in Sudan volle la presenza di donne consacrate occidentali, perché convinto che avrebbero aiutato i missionari «a mantenere un comportamento corretto, e soprattutto avrebbe loro impedito di infrangere il voto di castità».

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