«Resistere alla subcultura della vuota apparenza», ci scrive Francesca Lazzari, Assessora del Comune di Vicenza

Come donna che svolge un ruolo politico istituzionale mi sento offesa dalle parole del premier nei confronti di Mercedes Bresso, anche se non ne sono stupita, visto le analoghe numerose cadute di stile espresse in varie occasioni nei confronti delle donne. Per il nostro Presidente del Consiglio l’età, che per lui non conta, conta solo per le donne. Lui, con l’età e con l’ingrigirsi dei capelli tinti, diviene sempre più autorevole, più credibile, più affascinante, vero capo branco, vero maschio alfa…
Purtroppo ormai la politica è apparenza, sei quello che appari e l’ anziano premier vuole apparire decisivo, autorevole, giovane, mentre una donna politica anziana, nel suo giudizio è soltanto vecchia.

Di fronte alla crassa volgarità e alla stupidità ipersessista ossessionata dal look, dall’apparenza, dai bisturi, dai trapianti, dal botulino, dal collagene e dal make up a palate che contano più delle idee, del carattere e dei programmi , mi chiedo quale sia il messaggio alle giovani generazioni offerto da chi ha la responsabilità della guida del Paese. Le donne che si candidano a ruoli politici di primaria importanza si scontrano con ostacoli sconosciuti ai loro colleghi maschi: devono confrontarsi con stereotipi, pregiudizi, vere e proprie strategie di delegittimazione, spesso non si vuole una donna brava presidente, sindaco, assessore, con impegni rilevanti e non solo con ruoli da comprimaria, con o senza le zampe di gallina….

Essere donna e avere un posto di responsabilità continua a essere percepita come una contraddizione. In politica siamo prigioniere del dilemma che attanaglia tutte le donne che svolgono ruoli che contano determinanti scelte collettive , incerte fra il dovere di apparire sempre perfette senza sembrare artefatte; autorevoli, ma insieme materne; fredde, ma capaci di trasmettere calore; competenti, ma non troppo da non aver bisogno de consigli dei colleghi meno preparati , altrimenti li delegittimiamo; e allora si sprecano modalità di definizioni “maschili” che molte donne autorevoli, Segolene, Hillary, Merkel, Tatcher, Bindi, Bresso (solo per citarne qualcuna) subiscono: ha le palle, è brava come un uomo, è dirigista, è una lady di ferro… è affascinante come un uomo, è una donna di potere… è più bella che intelligente… se si guarda allo specchio si rovina la giornata… Che dire? Credo che sia importante prendere la parola per resistere alla subcultura della vuota apparenza che non ci rende protagoniste. Perciò tutta la mia solidarietà a Mercedes Bresso.

Francesca Lazzari, Assessora del Comune di Vicenza

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