Aborto da varietà

di Elena Tebano

Domenica pomeriggio, fascia protetta, come ama ricordare la conduttrice Barbara D’Urso. In mezzo ai balletti d’intrattenimento, Domenica 5 sfrutta l’onda lunga del Grande fratello 10: non c’è niente di meglio di un po’ di gossip per intrattenere spettatori mezzo assopiti. La settimana prima è uscita dalla Casa Veronica Ciardi. È bella, tatuata, eccessiva, ha sedotto gli uomini più interessanti e la donna più sexy del reality.

È anche la più odiata, perché non perde occasione per litigare con gli altri concorrenti. Veronica è una macchina da ascolti. Non può mancare l’intervista con la D’Urso. Parla dei suoi amori, soprattutto, ma anche degli anni da adolescente ribelle: furtarelli in casa, anoressia, un padre assente. Poi il tono si fa più serio e la conduttrice chiede se vuole raccontare quello che è successo con il suo primo fidanzatino: “Io penso che sia utile parlarne”, premette.

E così, in mezzo al varietà del pomeriggio, arriva la confessione choc, talmente succulenta da essere rilanciata poco più tardi da un comunicato degli addetti stampa Mediaset. Veronica annuisce e racconta che a 15 anni ha abortito. Nello stesso modo in cui riferisce di un flirt, del gioco del Gf, delle notti da cubista in discoteca.

Il video è qui sopra, lo si può vedere. Stupisce il tono banalizzante con cui viene raccontata una vicenda che, per una donna, non può non essere intima. Non una parola sul fatto che, per abortire, una minorenne ha bisogno del consenso dei genitori o dell’autorizzazione di un giudice. Però c’è la professione di colpa: “Io sono molto credente, questo è un peso che mi porterò dietro sempre, anche nell’aldilà”, dice la ragazza, “Io sono una di quelle persone che pensano che l’aborto è uccidere”. Segue applauso e inquadratura sul pubblico.

La D’Urso le chiede cosa consiglierebbe a una ragazza che si trovasse nella stessa situazione. “Io avendola passata, non lo so se in questi casi, se è giusto… io consiglio di portarla avanti, di portare avanti la gravidanza”. Altro applauso del pubblico. E poi si può passare ad altro. Almeno su questo, per fortuna, la D’Urso mette una pezza e ricorda che, in una cosa tanto difficile, la cosa migliore è parlarne ai genitori. E con questo lo spezzone della tv-verità è concluso.

Il messaggio, però, è agghiacciante. Veronica è il prototipo della “donnaccia”: appariscente, facili costumi, intemperanze. Nelle puntate precedenti, una delle ospiti di Domenica 5 (una 85enne che professa: “le donne sono madri, figlie, sorelle”) l’ha definita “ragazza disperata”. Ha tutta una serie di aggravanti: ha baciato, in quattro mesi circa, quattro ragazzi, ha finito per mettersi con una donna. È l’oggetto perfetto del disprezzo sociale.

La ciliegina sulla torta è l’aborto. Che viene esibito e insieme condannato.
Tutto questo in un momento in cui la regolamentazione dell’interruzione di gravidanza, che per le donne è stata una conquista di libertà – per quanto dolorosa – viene quotidianamente messa in discussione. Banalizzare l’aborto in questo modo contribuisce alla battaglia oscurantista: fa passare l’idea che le donne scelgano di interrompere una gravidanza come fosse niente, e che coloro che lo fanno siano delle irresponsabili. Da biasimare, sempre.

Al contempo dà l’impressione che un’esperienza del genere, a 15 anni, non lasci nessuna cicatrice emotiva reale. E ancora una volta delle donne si fa spettacolo: mortificante.

7 thoughts on “Aborto da varietà

  1. Concordo con le conclusioni della commentatrice, ma mi domando se in realtà non sia stata usata la “peccatrice” a scopi mediatici e se lei davvero invece non abbia dimenticato l’aborto effettuato. Non sarei tanto severa con lei, ma piuttosto con la trasmissione.

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  2. leggete ‘quello che resta’, (ass. il dono onlus) con le testimonianze di donne che hanno abortito…perchè nessuno parla delle conseguenze che ha l’aborto? e perchè si fa così poco per aiutare le donne ad avere una reale alternativa all’aborto?
    non credo che sia una conquista rinunciare al proprio figlio. Nè per lui nè per la madre.
    marina

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  3. Certo che ti aiutano a non abortire:
    Con il piccolo particolare che aiutano il bambino a diventare un bravo cattolico, non te a tenertelo per viverci assieme: questo particolare non te lo dicono, però….

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  4. Ma come si può essere così superficiali e al tempo stesso così ingiusti?Forse Raf non sa che moltissime ragazze madri , soprattutto straniere , sono state aiutate da associazioni cattoliche , movimenti di ispirazione cristiana , parrocchie etc. Io sono cattolica e sono contenta di esserlo perchè lo considero una grazia immensa , ma non mi sognerei mai di esprimere giudizi così sprezzanti , insulsi , iniqui sull’operato di chi non lo è o su fatti e situazioni che non conosco!

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    • Benissimo che tu sia cattolica, ma non puoi imporre a tutti il tuo credo.
      Né si può imporre a tutte le donne di essere madri a tutti i costi: nessuno costringerà mai voi cattoliche ad abortire se non volete farlo ma voi non potete permettervi il lusso di costringere una donna che non vuole un figlio, per motivi suoi VALIDISSIMI (dai soldi alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento), a tenere un figlio non scelto non voluto e per il quale non si è pronti.
      E comunque faccio notare che i cattolici contro l’aborto sono gli stessi che negano a tante donne e coppie il ricorso alla procreazione assistita: spiegatemi, siete contrari all’aborto anche in caso di stupro e poi volete vietare di avere un figlio a chi lo vorrebbe e non ce la fa ad averlo per vie cosiddette naturali…

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  5. Nessuno qui pensa che abortire sia una bella cosa. Anzi, è una scelta sempre dolorosa, ma è un scelta che (entro i limiti regolati dalla legge) le donne devono poter fare.

    Qui, però, si parlava della spettacolarizzazione dell’aborto, che è schifosa. Parlare dell’aborto in questi termine favorisce le banalizzazioni e criminalizza le donne. E non fa bene a nessuno: né a chi sceglie di non portare a termine né una gravidanza, né a chi sceglie di farlo.

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  6. Tv spazzatura all’ennesima potenza.
    Non mi diletto con queste trasmissioni da quattro soldi, il problema è che molta gente le guarda eccome. E si lascia influenzare.
    Più che di diritto all’aborto, io parlerei di diritto a non voler essere madre, che può anche concretizzarsi nel poter interrompere una gravidanza inattesa e non voluta, ma anche e soprattutto nel diritto ad avere efficaci informazioni contraccettive, ad avere a disposizione i suddetti i metodi, a non essere guardate come strane se non si vuole avere un uomo purché sia, a non essere tacciate di egoismo e immaturità perché non si vuole assolvere al fondamentale compito di accrescere la specie umana.

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