La Svizzera: anni-luce dall’Italia

«Usciamo dai confini nazionali. Giusto un’ora di macchina da Milano ed eccoci nella Confederazione elvetica dove le tre principali cariche istituzionali sono guidate da altrettante donne. A parte il titolo un po’ usurato, il settimanale L’Espresso racconta questo spicchio di realtà femminile che, vista dall’Italia, sembra lontana anni luce».

FEDERAZIONE ELVETICA / LA SVOLTA ROSA

La Svizzera sui tacchi a spillo

Tre donne siedono sulle poltrone più importanti del Paese. Un fatto storico. Che ha fatto scoprire ai cittadini la politica fatta col cuore

di Federica Bianchi

Doris Leuthard

Occhi scintillanti e sorriso sgargiante. Così, con un tocco di seduzione femminile a mascherare anni di calcolo professionale, le donne in Svizzera hanno conquistato i vertici della politica. E non importa se qualcuno lo giudica un trio debole, incapace di incidere davvero sul tessuto socio-economico del Paese. Perché il 2010 rimarrà comunque un anno storico tra le nevi svizzere: il presidente della Confederazione, quello della Camera Bassa (equivalente a Montecitorio) e quello della Camera Alta (una specie di Senato), ovvero i numeri uno, due e tre del Paese, indossano il rossetto. Doris Leuthard, 46 anni, Pascale Bruderer, 32 anni, e Erika Forster, 65 anni, non sono solo tre donne potenti, ma anche tre donne che in comune hanno ben poco, in politica (provengono da tre partiti diversi) come nella vita privata. Non solo. Appartengono anche a tre generazioni successive , con valori e mentalità distinte. “Queste tre donne non sono dei modelli ma degli esempi che possono ispirare nuove vocazioni politiche”, spiega Sylvie Durrer, membro del Consiglio per l’uguaglianza.

Pascale Bruderer

Non che le donne non siano sufficientemente ispirate. La Svizzera, conservatrice per mentalità e tradizioni, ha concesso il diritto di voto alle sue cittadine soltanto nel 1971, e un suo cantone, l’Appenzell Rhodes-Interieures, addirittura nel 1990, meno di vent’anni fa. Ma, da allora, l’ascesa è stata straordinaria. Con il 30 per cento di donne presenti in Parlamento, oggi la Svizzera ha sorpassato paesi europei storici come la Francia, l’Inghilterra e, naturalmente, l’Italia, e sta mirando al 50 per cento. L’età non è un tabù, e il carisma e la sensibilità personali sono doti fondamentali per sfondare.

Delle tre la più popolare, vera conoscitrice dell’animo popolare e infallibile comunicatrice, è Doris Leuthard, alle spalle una carriera folgorante. Nata nel 1963 nel cantone Argovia si è laureata in diritto e ha lavorato per 15 anni come avvocato prima di essere eletta nel 1997 al Parlamento del suo cantone. Due anni dopo era già al Parlamento federale e, ancora due anni, era diventata vice presidente dei democratici- cristiani, per poi afferrarne la direzione nel 2004, in un momento di profondo sbandamento del partito. Il PDC l’anno precedente aveva perso uno dei due seggi di governo detenuti fin dal 1891. Ma ‘l’effetto Doris’ si è fatto subito sentire: alle elezioni federali del 2007 il partito riconquista un secondo seggio in molti cantoni e tampona definitivamente l’emorragia di voti. Certo è che i modi tradizionali non sarebbero bastati per ridare vita a un partito dalla base contadina con poco glamour nelle città. E forse proprio per questo avevano puntato sulla creatività: nel 1999 per farsi eleggere al parlamento la 35enne Leuthard al posto dei volantini con santino di prassi aveva distribuito oltre 20 mila flaconcini di bagnoschiuma con un’etichetta: ‘Argovia rinfrescante’. Non aveva forse bisogno di qualcosa di fresco e vivace il Paese? E come non bastasse, con una mossa tutta anglosassone, ha aperto la sua casa ai fotografi che oltre alle sue attività quotidiane, dalla palestra alla spesa, hanno ripreso anche la sua ampia collezione di scarpe che le è valsa il titolo d’Imelda Marcos della Svizzera. Un passo falso? Per alcuni. Comunque, una finestra inedita su un personaggio moderno e sofisticato. Nessuna meraviglia, dunque, che nel 2006 sia stata lei, senza figli, un marito ricercatore chimico dedito anche alle faccende domestiche, ad essere scelta dal partito per fare parte dei sette membri del governo, con delega all’Economia. E siccome la presidenza (caso di governo collegiale tra i pochi al mondo) spetta un anno a ciascuno, nel 2010 sarà lei a rappresentare il Paese a casa e nel mondo. “Con quel sorriso aperto e il suo look non troppo appariscente ma dai colori vivaci, quando si presenta, Doris ti trasmette subito simpatia”, racconta Franco Narducci, vice presidente della Commissione esteri, italiano residente in Svizzera poco distante dalla casa di Leuthard Merenschwand (suo paese natio) nel Cantone Argovia.

A trasmettere non solo simpatia ma anche sensualità, empatia e coraggio è la giovane Pascale Bruderer, la mascotte del Parlamento svizzero, divenutane addirittura presidente. “E pensare che c’è ancora chi a Berna mi chiede se ho finito gli studi”, si lamenta, ma non troppo, con i giornalisti.

Erika Forster

Laureata in Scienze politiche con un master dell’Università di Zurigo ottenuto nel 2005, Bruderer è entrata in politica appena maggiorenne, nel 1997, anno in cui fu eletta al Parlamento locale della città di Baden per poi approdare nel 2002 al Parlamento del cantone Argovia come rappresentante socialista. Un naturale istinto politico unito a una bellezza sgargiante, secondo amici e detrattori è lei il vero fenomeno politico della nazione. “È molto sexy e non c’è onorevole che non se ne sia innamorato”, sorride Peer Teuwsen, direttore del settimanale ‘Die Zeit‘. Parlamentare federale dall’età di 24 anni, quando era ancora una studentessa, è ben consapevole dei suoi punti di forza. Poco più che ventenne, esplosiva e senza complessi, non ha esitato a farne uso. Durante una tombola organizzata per raccogliere fondi, ogni politico doveva regalare qualcosa di proprio da mettere all’asta. “Lei si è tolta la T-shirt che indossava e l’ha donata così com’era, ancora bagnata del suo sudore”, racconta Teuwsen.

Pragmatica, lontana da vecchie distinzioni ideologiche, nazionalista, impegnata nel sociale ma sposata, anche lei senza figli, con un banchiere, questa giovane donna di Baden incarna i valori e gli ideali della nuova generazione dei socialisti svizzeri. “Ho imparato la lingua dei sordomuti prima di imparare a parlare”, ha spiegata alla ‘Tribune de Geneve’: “Sono cresciuta con due zii sordi di cui mia madre si è occupata alla morte dei loro genitori. Quest’esperienza mi ha fatto prendere coscienza politica. Ho visto da vicino le difficoltà che devono affrontare gli handicappati. E, soprattutto, ho scoperto il pregiudizio”. E così ha fatto dell’uguaglianza delle opportunità una delle sue grandi battaglie, insieme alla formazione professionale e alla difesa degli animali. Non sono temi alti, certo, ma, in compenso, sono argomenti che parlano al cuore non solo degli uomini ma anche delle donne: “Perché la politica è anche cuore ed emozioni. E perfino gioia“, dice lei. “È la classica vicina di casa, attraente e simpatica, che mai si espone in questioni troppo controverse e va d’accordo con tutti”, continua Teuwsen.

Controversa per le sue idee e la sua convinzione è invece Erika Foster, 65 anni, ex hostess della Swissair, sposata a un ex presidente d’EconomieSuisse, l’Associazione degli industriali svizzeri, quattro figli ormai grandi. È una politica di altri tempi, di quando le donne votavano come il marito e si interessavano poco alla cosa pubblica. Liberale convinta, senza essere estremista, è una di quelle figure politiche che hanno lottato per entrare nell’arena ma che non sono mai riuscite a conquistare la ribalta. Nel Consiglio di stato (la Camera Alta) dal 1995, si distingue dai suoi colleghi per avere sviluppato una vera fibra ecologista, in sintonia con le sue colleghe presidenti, e non perde occasione per promuovere un’economia sostenibile.

Sostenibile o meno, con un tasso di disoccupazione che sfiora il 4 per cento (un record per la Svizzera) sarà proprio l’economia il tema principale con cui si dovranno cimentare le tre signore. Cercando di smentire chi sostiene che la politica ha fatto spazio alle donne solo perché il suo impatto sul Paese è diminuito, a vantaggio del business. Dove, almeno per il momento, i salari sono molto più alti. Le azioni più rilevanti. E le donne molto meno numerose.

Da L’Espresso del 5 febbraio 2010

One thought on “La Svizzera: anni-luce dall’Italia

  1. Che l’italia tra qualche anno sarà sorpassata perfino da qualche paese arabo è immaginabile. Gli stereotipi di genere sono dappertutto e sopratutto nel governo e questo è grave. Però permettimi di dire una cosa che nn so se hai notato. Il linguaggio sessista dei quotidiani italiani.

    La svizzera sui tacchi a spillo….ma che vuol dire?
    Perchè in italia quando si parla di donne si deve sempre necessariamente alludere all’aspetto estetico e l’appeal sessuale? Oppure svolta rosa (dando ancora nel 2010 il sesso ad un colore), l’inizio dell’articolo parla di seduzione, occhi sicntillanti,come fossimo una categoria aliena che stranamemente siede le poltrone del governo.

    E’ tutto il sistema italiano ad essere sessista manca una legge che contrasti, e sapete che gli stereotipi usati dai mass-media ostacolano molto la credibilità delle donne nell’immaginario comune.

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