«Più gnocche nelle liste». La soluzione di Sabrina Ferilli per la sinistra italiana

«Al motto di “Più gnocche nelle liste. Magari porta bene”, Sabrina Ferilli è ridiscesa nell’agone politico per tifare centrosinistra. Ma con lessico e argomentazioni molto molto discutibili».

dal Corriere della Sera del 4 febbraio 2010

CAMBI DI ROTTA DELL’ICONA DI SINISTRA

Ferilli: ragazze in lista e gay

E il Pd scopre la sua Sarah Palin

L’attrice da un mese esterna su argomenti di politica, costume, memoria storica. Ha cominciato da Chiambretti

«Quanto ce piace chiacchierare…», diceva Sabrina Ferilli in uno spot, anni fa, quando era ancora parecchio simpatica. Allora, i suoi interventi politici erano rari e affettuosi, come quel «Fausto, ripensace» rivolto a Bertinotti che ritirava l’appoggio al governo Prodi. Erano gli ingenui anni Novanta, però. All’inizio dei feroci anni Dieci, la bella attrice di Fiano Romano, figlia di un funzionario Pci, ora con fidanzato di centrodestra, sembra cambiata.

O forse iper-ferillizzata: prigioniera del suo personaggio di mora superbona e superdotata di saggezza popolare da Sora Lella; nel frattempo diventata aggressiva, stranamente simile al suo personaggio in Tutta la vita davanti di Paolo Virzì. Nel film, doveva spronare le ragazze di un call center; nella realtà degli ultimi giorni si rivolge – forse – allo stesso tipo di avvenenti ragazze. Incitandole a offrirsi come candidate in una «lista delle gnocche» che salvi il centrosinistra. Ferilli non ha detto solo questo, ultimamente. Da un mese esterna su argomenti importanti di politica, costume, memoria storica italiana. Ha cominciato in tv da Chiambretti. È stata gentile con Bersani. Ha avvertito che «comunista» continua a essere una parola «interessante».

Ha analizzato con pacatezza la vicenda di Bettino Craxi, figura «estremamente importante». Ha schiettamente notato che «la sinistra sbaglia nel momento in cui una coppia gay viene considerata più di una coppia eterosessuale». In più, «fa diventare antipatici gli omosessuali stessi». Seguivano polemiche. Il fu centrosinistra scopriva di avere tra le sue file una Sarah Palin (vabbè, Ferilli è più colta e informata di Palin). Ferilli veniva difesa in tv da Maurizio Gasparri. Ferilli ringraziava Gasparri con un sms, che il capogruppo pdl al Senato leggeva signorilmente alla radio, durante il programma Un giorno da pecora: «Maurì proprio tu me dovevi difende? Firmato: la capolista della lista delle gnocche». La scarsezza di diciamo belle ragazze tra i democratici è un leit-motiv del pensiero ferilliano: «È più facile che la Roma rivinca lo scudetto che il Pd risorga… Forse dovremmo fare come Forza Italia, più gnocche nelle liste. Magari porta bene». Magari.

Nel suo buonsenso da portavoce autoconvocata della ggente vera benché di sinistra (sempre durante Un giorno da pecora), ha spiegato che Flavio Delbono non avrebbe dovuto dimettersi da sindaco di Bologna: «Allora avrebbe dovuto dimettersi anche Berlusconi»; e pazienza se c’è stata qualche irregolarità e se Delbono si è comportato malissimo con una signora. La donna deve essere gnocca, e prendersi cura degli amministratori locali. Detto fatto. L’altro giorno è arrivato il suo endorsement a Vincenzo De Luca, candidato Pd in Campania, sindaco di Salerno. Stavolta niente Giorno da pecora, invece un telegramma: «Avanti tutta. Sto con te». Recitano le agenzie: «Ferilli aveva conosciuto personalmente il primo cittadino salernitano qualche mese fa, in occasione delle riprese di una fiction girata in Costiera amalfitana. Il sindaco De Luca ha ringraziato personalmente l’attrice nel corso di una telefonata». Ferilli statista ha destato – tra l’altro – l’entusiasmo dei rutelliani campani. E prevedibili critiche. Ferilli statista – a sentirla – sembra sincera. Le cose che dice, probabilmente, le pensa da sempre. Ferilli statista è un segno dei tempi: di una fu sinistra che non ha più valori condivisi; di un dibattito politico ridotto ai minimi termini; di un neo-tradizionalismo femminile molto incoraggiato; di un tragico sistema mediatico-pop in cui (a cui) le Ferilli servono. Quanto ci piace chiacchierare, in effetti.

Maria Laura Rodotà

4 thoughts on “«Più gnocche nelle liste». La soluzione di Sabrina Ferilli per la sinistra italiana

  1. Piccola testimonianza. Domenica sera ero in un caffè di corso Como, a Milano, per l’aperitivo. Entra un gruppo di ragazze e la barista, una signora matura, le saluta così: «Guarda quante belle gnocche!». A sorprendersi soltanto il mio udito. Sorseggiando lo spumante mi chiedevo: ma perché le donne offendono se stesse?

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  2. Mentre in giro c’è tanta gente con belle idee e voglia di metterle in atto, ma che non riesce a sbarcare il lunario, vuoi per la crisi, vuoi per sfortuna o semplicemente per non essere nata nel posto giusto, ci sono personaggi che proprio in virtù della loro fama cercano, ed a volte ci riescono, ad entrare nel mondo della politica. Ma questo è politicamente corretto ? Ho è un tentativo di barare immettendo personaggi conosciuti nel tentativo di accaparrare più voti. Forse la crisi della sinistra italiana dipende proprio dal fatto che mancano idee convincenti e personaggi validi.

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  3. Non ho niente contro la Ferilli, anzi direi che mi piace come recita, ma non la vedo proprio a Montecitorio, ne a destra ne ha sinistra. Forse la crisi che attraversa la sinistra italiana ha bisogno di personaggi mutati dal mondo dello spettacolo per rigenerarsi.

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