Miriam Mafai: le dimissioni del sindaco di Bologna non sono una “sconfitta del potere maschile”

L’editoriale di Gad Lerner sul cosiddetto “sexy-gate” di Bologna, che anche noi abbiamo ripreso nel post precedente, ha scatenato molte reazioni. Di particolare rilievo ci sembrano le osservazioni di Miriam Mafai, in grado di far riflettere anche chi ha apprezzato l’articolo di Lerner. Ve le riproponiamo qui di seguito:

POLITICA E DIGNITA’ FEMMINILE

di MIRIAM MAFAI
da Repubblica del 28 gennaio 2010
«Quando ha capito che era finita con Del Bono?» «Quando mi ha disattivato il bancomat». Così Cinzia Cracchi, ex compagna e collaboratrice del sindaco di Bologna, al giornalista di Repubblica che la intervistava. Ora su quel misterioso bancomat e sui viaggi nei quali, nel corso degli ultimi anni, Cinzia accompagnava Flavio Del Bono, e sulla burrascosa fine del loro rapporto e sulle ingiustizie e vessazioni da lei allora subite, è aperta una indagine della magistratura. E a noi non resta che aspettarne i risultati (che speriamo giungano in tempi ragionevoli).

Personalmente non amo i cosiddetti sexy gate di cui la cronaca politica ci è stata generosa dispensatrice negli ultimi mesi, da quando Veronica Berlusconi denunciò, con sofferta dignità, i comportamenti del marito avviando la pratica di divorzio. Ma non mi sembra corretto archiviare sotto lo stesso titolo, come faceva ieri Gad Lerner su queste colonne, le dimissioni del presidente della Regione Lazio, frequentatore di transessuali, quelle del vicepresidente della regione Puglia, utilizzatore di escort offerte dall’ ineffabile Tarantini, e quelle di Del Bono colpevole di aver offerto alla sua collaboratrice ed amica alcuni viaggi all’ estero e l’ uso di un misterioso bancomat.

A me sembrano tre storie assai diverse, segnate, se si vuole da un solo dato comune: quello di una disordinata e vivace attività sessuale (ma nel caso pugliese anche all’ insegna di possibili cospicui affari nel settore della Sanità). Ma torno a parlarne perché a me non sembra che queste vicende ripropongano una questione, quella della dignità femminile, che «sottovalutata o irrisa assume oggi un peso politico sempre maggiore, tanto che il potere maschile non può permettersi di voltare la testa dall’ altra parte, subisce colpi alla sua credibilità, talvolta indietreggia spaventato».

Magari fosse davvero così. La questione della dignità femminile, del suo riconoscimento, della sua valorizzazione, esiste senza dubbio dovunque: nella vita pubblica, sui luoghi di lavoro, nella vita politica. E persino nella famiglia dove a una proclamata pari dignità, riconosciuta per legge, gli uomini reagiscono spesso con la sopraffazione e la violenza non solo psicologica. Nessun dubbio insomma che esista nel nostro paese un problema di dignità femminile, del suo riconoscimento, della sua valorizzazione. Ma non credo si possa fare di Cinzia Cracchi, l’ ex amica di Flavio Del Bono, prima chiamata a far parte del suo staff e poi respinta, una icona di questa dignità femminile offesa e riconquistata. E non riesco a valutare le dovute dimissioni di Flavio Del Bono, né quelle, altrettanto dovute dell’ ex vicepresidente della Regione Puglia alla stregua di una «sconfitta del potere maschile», come afferma ancora Gad Lerner.

Sono meno ottimista di lui. Io le valuto infatti soltanto (e non è poco) come la sconfitta di due personaggi politici che si sono rivelati incapaci di gestire con il necessario decoro la propria vita politica e personale. «Il personale è politico». Gridavano una volta le femministe. E Lerner giustamente ricorda questa parola d’ ordine di tanti anni fa. «Il personale è politico». Ma la sacrosanta battaglia che le donne conducono ormai da anni per il riconoscimento delle loro capacità, della loro intelligenza, della loro forza, non si vincerà nelle camere da letto (nemmeno dove ci fosse «il letto di Putin»). Si conduce da tempo ormai in tutti i luoghi di lavoro, dove spesso le donne sono ancora umiliate e discriminate, nelle Università, dove a fatica riescono a raggiungere le cattedre più prestigiose, nella Pubblica Amministrazione e nelle Banche (nel 70% dei Consigli di Amministrazione non c’ è nemmeno una donna). È qui, nei luoghi del lavoro più qualificato e del potere che la battaglia da tempo è in corso, è qui che si vince o si perde.

È qui che il potere maschile non indietreggia nemmeno di un passo. Con una eccezione tuttavia, che vale la pena di segnalare: comunque vadano le elezioni, nel Lazio vincerà una donna. Personalmente valuto questa una «sconfitta del potere maschile» più importante delle dimissioni dell’ex sindaco di Bologna o dell’ ex vicepresidente della Regione Puglia, dimissioni provocate da un triste scandalo sessuale.

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