Le Veline secondo Michelle

Su Il Fatto un articolo di Silvia Truzzi fa le pulci a Michelle Hunziker, tra l’altro presidente di una fondazione in favore delle donne vittima di violenza. Secondo la stella della tv (non solo italiana), le veline sarebbero uno “strumento”, per così dire, per fare satira e ridicolarizzare il maschilismo italiano. Un’analisi a dir poco ardita.

da IL FATTO del 3 gennaio 2010
di Silvia Truzzi

Amatissima da signore e signorine (nonostante possieda il lato B più invidiabile del globo terracqueo) Michelle Hunziker ha cercato di ricambiare con “Doppia difesa”, la fondazione in favore delle donne vittime di violenza. Però inciampa due volte, nella consueta intervista al Corriere della sera che rilancia la sua conduzione di Striscia la notizia in coppia con Ezio Greggio.
Primo capitombolo sul cinepanettone 2009, in cui la Hunziker è protagonista di uno pseudo triangolo amoroso con Giammarco Tognazzi e Alessandro Gassman (scena clou: lei a testa in giù dentro una macchina esibisce, appunto, il famoso lato B agli astanti, compreso il fidanzato che non la riconosce). A proposito delle parolacce, l’attrice spiega: “Neri parenti ne ha contate 17, effettivamente troppe. Non voglio passare per svizzera, ma nel film, come nella vita, non ne dico”. Però “culo” è una parolaccia: vale anche se non la si dice ma lo si mostra. E continua: “Però non facciamo i bigotti, abbiamo l’esempio di politici che dicono parolacce. E poi siete fatti così: gli uomini italiani per far ridere spesso ricorrono alle volgarità”. La pellicola è di interesse culturale secondo il ministero: Bondi dà ragione a Michelle. E tuttavia il bollino d’essai non copre la vergogna. Vacanze a Beverly Hills, il peggior film di Natale di tutti i tempi, è volgare non tanto per le parolacce (“I cazzi saltano una generazione”, dice de Sica a Massimo Ghini per spiegare la differenza di dimensioni tra gli attributi sessuali suoi e del figlio). Il meglio è quando Ghini, sdraiato sulle rotaie, viene investito dai liquami della latrina di un treno, oppure si lava la faccia con uno zampillo di pipì scambiato per una fontana. La Hunziker inciampa anche sulle ragazze in tv. Spiega: “Ricci fa vedere uno spaccato dell’Italia. Noi facciamo satira: quello delle veline è un ruolo ben preciso, rappresentano il maschilismo italiano, la donna oggetto. E poi hanno regole rigide da rispettare e sono super-protette: se non si comportano in un certo modo se ne vanno. Ho una fondazione che tutela le donne oggetto di violenza, se avessi il minimo dubbio che le ragazze vengono sfruttate, non farei Striscia”. Più sarcasmo che satira: non prendiamoci per il c… Ma forse non si può dire. Senza urlare allo scandalo della mercificazione femminile, almeno chiamiamo le cose con il loro nome. Le veline non prendono in giro il maschilismo, ne sono un veicolo. Tanto è vero che non parlano e non ballano. Restano in mutande e ancheggiano. Dov’è la satira? Forse nel bacino. Il loro stacchetto serve all’audience e quindi agli inserzionisti pubblicitari. Non è sfruttamento: però, per dirla con il ministro, è l’interesse culturale di milioni di adolescenti italiane.

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