E adesso basta con la tv che degrada le donne – Gabriella Cims su Italia oggi

Ripubblichiamo l’intervento su Italia Oggi di Gabriella Cims, responsabile dell’Osservatorio sulla direttiva europea per le tv del Ministero delle comunicazioni. Donne della realtà ha aderito e rilanciato la sua proposta di sostenere  modifiche al “Contratto di servizio pubblico radiotelevisivo” per valorizzare la “dignità umana, culturale e professionale” delle donne. Finora Italia Oggi è stato l’unico quotidiano italiano ad aver pubblicato l’appello della Cims.

Si potrebbe evitare di condire ogni trasmissione tv con un pezzo di carne di donna. Perché è di questo che si tratta quando, accanto al conduttore di turno, che in genere incarna l’autorevolezza, si espone una forma corporea femminile della cui testa, il più delle volte, nulla è dato sapere. C’è un concetto che si chiama dignità che, riferito alle donne, è stato sinora troppo tradito dai mezzi di comunicazione, in un processo a valanga che sta travolgendo tutto e tutti.

Il rischio di una subcultura nefasta che permea la società, dà il suo allarme quando la cronaca ci schiaffeggia con la violenza espressa da minorenni su loro coetanee. Rimaniamo atterriti. Ma quanta colpa hanno, quei ragazzini, e quanta responsabilità hanno invece coloro non ha saputo formare in loro una più corretta rappresentazione-visione della figura femminile?

La bellezza, certo, fa spettacolo ma occorre anche mostrare, con una dose maggiore di equilibrio, che essa rappresenta solo uno dei molteplici aspetti del variegato emisfero femminile.

Quante donne fanno gavetta e hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura? E a quante sarà data anche solo un’infinitesimale possibilità di rappresentare, nel tubo catodico, la loro esperienza di successo, le loro speranze e le loro fatiche, esattamente come abbiamo la possibilità si conoscere ogni millimetro emozionale delle partecipanti ai vari realities? Perché stupirsi, poi, se tanta parte delle adolescenti ha, come primo miraggio, quello di diventare una velina?

Quanto spazio, nella Rai del servizio pubblico, è mai stato dedicato ai successi e alle fatiche delle donne? È quindi venuto il momento per avviare, con pacatezza ma anche con determinazione, un nuovo corso. Non servono grandi rivoluzioni. Per cambiare, funzionano le riforme e la volontà di utilizzarle.

Credo quindi che la naturale scadenza, a dicembre, del contratto triennale che stabilisce i doveri della Rai, sia una di quelle occasioni da non perdere. Ho infatti proposto, nel mio ruolo, una serie di emendamenti per contribuire ad un nuovo corso dell’immagine femminile nel servizio pubblico.

Del precedente contratto una cosa colpisce più di altre: ci sono commi e articoli doverosamente dedicati a temi sociali sensibili, e niente, di pari rango, è dedicato ai temi inerenti le donne. Le pari opportunità meritano invece almeno un comma ad hoc.

Inoltre stupisce come, nella programmazione sociale, il contrasto e la prevenzione della violenza sulle donne sia un vistoso «omissis» (articolo 8 – comma 6). Occorre una rivoluzione per inserire anche questa voce? Il servizio pubblico deve impegnarsi a fornire, all’immaginario collettivo, una gamma più articolata di modelli della femminilità.Un’ultima domanda. Esiste un Comitato ad hoc che monìtora la programmazione dei minori e l’effettiva applicazione delle regole che ne stanno alla base: sarebbe troppo ipotizzare analoga attività riferita al nuovo corso «donne e tivù»?
Gabriella Cims*

*guida l’Osservatorio sulla direttiva europea per le tv del Ministero delle comunicazioni

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