Ida Dominijanni: “Gli omissis del rito”

Sovrapporre al viso di Michelle Obama quello di una scimmia e mandare quest’opera d’arte in rete (Google immagini) è violenza contro una donna. Definire Veronica Lario velina ingrata è violenza contro una donna. Sfottere Rosi Bindi in tv dicendole che è più bella che intelligente è violenza contro una donna. Difendere Berlusconi sostenendo che è solo l’utilizzatore finale delle escort reclutate da Tarantini è violenza contro le donne. Piccolo memorandum contro la riduzione della giornata internazionale sulla violenza contro le donne a geremiade rituale e ipocrita, del governo e dell’opposizione. La geremiade contempla ogni anno dati sconfortanti, provenienti dal nord come dal sud, dall’ovest come dall’est del mondo: per dirla con il presidente della Repubblica, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, stupri di guerra in contesti lontani che non devono oscurare l’ordinario scempio che permane nei contesti vicini (solo in Europa, fra i 16 e i 44 anni ne uccide più la violenza che il cancro o gli incidenti stradali). Contempla ormai anche, ed è un risultato delle battaglie femminili, la denuncia del fatto che la maggior parte delle botte e degli stupri arrivano in casa da mariti, fidanzati ed ex fidanzati, e non in strada da estranei o stranieri.

Quest’anno si arricchisce però di due significative novità. La prima, di governo, è l’autoglorificazione di Mara Carfagna per aver introdotto il reato di stalking, aumentato le pene per i partner violenti, istituito la difesa gratuita per le vittime: «fatto, fatto, fatto», noto spot berlusconiano. La seconda, di governo e d’opposizione, è l’accusa alla cultura «consumistica e mercificatrice» dei media, che fa strame del corpo femminile in tv e autorizza i maschi a farne strame nella vita. Giusto? Giusto. Nient’altro? Nient’altro.

Prendersela con la responsabilità impersonale della tv va sempre bene, e va meglio se serve a glissare su fatti e nomi specifici. La gamma della violenza contro le donne è vasta e multiforme. C’è lo stupro, c’è lo stalking, ci sono le botte. Ma c’è anche il linguaggio, il linciaggio, la calunnia. La seconda categoria spesso non è meno annichilente della prima, e non è meno diseducatrice della tv. Veline usate come esche per drenare voti, ragazze-immagine usate per il divertimento dell’imperatore, mogli accusate di alto tradimento con le guardie del corpo, amanti di una notte minacciate di essere spedite in galera per 18 anni, trans gettate come fenomeni da baraccone nell’arena mediatica; e in ognuno di questi casi, l’uso del linguaggio come arma misogina contundente. L’anno avrebbe meritato una giornata contro la violenza davvero speciale, con qualche verità in più e qualche ipocrisia in meno. Dei riti, invece, non sappiamo che farcene.

(da il manifesto, 26 novembre 2009)

AGGIORNATO IL 21 GIUGNO 2015

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