Ci scrivono – Donne della realtà e donne dei media: perché donne contro?

Pubblichiamo come contributo alla discussione un intervento arrivatoci via mail da Alba Mileto

Donne della Realtà, complimenti per aver avviato un dibattito necessario ed urgente. Tuttavia, mi permetto di fare alcune considerazioni che, spero, possano essere ulteriore spunto di riflessione.

Vi state giocando tutto sull’antitesi. Sappiamo che questo approccio non paga neanche in politica e le donne dei media, in fin dei conti, non sono meno reali delle donne della realtà.Il problema, piuttosto, è che le donne presenti nei media, appartengono soltanto a due modelli femminili, mi verrebbe da dire piuttosto a due aspetti dell’identità femminile – femmina/seduttrice o materna/familiare – aspetti, che, di fatto, ci definiscono, in parte, anche nella vita reale. La verità è che, salvo rare eccezioni, i media in genere e la pubblicità televisiva e della carta stampata veicola quasi esclusivamente questi modelli spingendoli fino all’estremo, all’improbabile, come non accade nella realtà, in una riduzione semplicistica, esasperata e distorta. E’ forse ancora un retaggio della visione della donna in un’ottica mitologica, che fa leva su di un vecchio dualismo mai superato.

E, spesso, sono proprio le donne, inconsapevolmente e non, che si rendono “complici” di questi meccanismi, alimentando, di fatto, il fenomeno.
Se poi si aggiungono le esigenze commerciali della pubblicità e la religione dei numeri auditel dei programmi televisivi e, in particolare, della tv commerciale, è facile capire quanto possa essere titanico il solo tentativo di voler sfidare questo sistema attraverso un corpo a corpo. Quindi, dobbiamo trovare un’altra strada.

Alcuni tra i più antichi e abili strateghi di guerra avevano capito l’efficacia di manovre difensive e di attacco laterali e, apparentemente, non finalizzate.
Certo è una strada più lunga e necessariamente più difficile, ma dobbiamo uscire da questo corto circuito. Si tratta, pertanto, a mio avviso, di affermare e comunicare un nuovo modello femminile, inserito in un contesto culturale che tenga conto anche delle competenze delle donne, e che non debba però necessariamente passare attraverso la negazione tout-court di quei valori che sono propri dell’identità femminile, solo perché troppo spesso maltrattati ed abusati fino a perderne il significato.
Suggerisco quindi un percorso propositivo, non “contro” ma a favore di nuove istanze, proposte non attraverso la rabbia ed il risentimento ma attraverso la passione e l’entusiasmo dei nostri momenti migliori. Insomma, una ventata di freschezza. Per noi ormai donne, per tutte le bambine, le adolescenti come mia figlia Stella e le giovani di oggi che saranno donne del domani.

Senza segno politico ma soggetto sociale
L’affermarsi di un nuovo modello culturale, perché è di questo che stiamo parlando, non dovrebbe, secondo me, diventare patrimonio culturale di una singola parte politica. E’ un progetto di natura trasversale che dovrebbe coinvolgere tutte le donne ovunque esse si trovino e diventare un autorevole soggetto sociale con una forte e riconoscibile identità. Ed anzi,diventare interlocutore e punto di riferimento per il mondo politico al di sopra di qualsiasi tentativo di strumentalizzazione e attraverso una lucida e determinata autonomia culturale tesa alla partecipazione.

Anche in questo caso, evidentemente non deve valere il principio del “contro”. Forse questa è la parte più difficile, la tentazione è forte, siamo tutte figlie di Eva.
Quindi, nessun segno politico per comprenderli tutti.  In quest’ottica, se mi posso permettere, avrei scelto una sede alternativa alla sede romana per il forum di discussione – la Casa delle Donne – una sede più “neutrale”, che potesse accogliere anche chi è rimasto sulla porta o addirittura a casa. Una volta consolidatosi a livello nazionale, il nuovo soggetto sociale dovrebbe confrontarsi anche a livello internazionale aprendo una finestra di dialogo con le donne e con i media stranieri.

Temi delicati
Gestire questo progetto significa anche, a mio avviso, dover fare chiarezza su almeno due questioni fondamentali rispetto alle quali è necessario assumere una posizione definita e riconoscibile. Da un lato il rapporto con l’ala femminista storica che, forse sbaglio, ma percepisco piuttosto resistente alla condivisione del tema e dall’altro, non ultimo, il rapporto con l’universo maschile. Sono entrambi temi molto, molto delicati che richiedono un’attenta analisi e valutazione, anche in termini di opportunità; trascurarli o ignorarli potrebbe essere un passo falso.

Comunicare le Donne della Realtà
Dobbiamo renderci visibili. Questo progetto, a mio avviso, dovrebbe vedere il coinvolgimento di tutte le donne, di ogni estrazione, razza, religione, provenienza, ambito lavorativo e familiare che condividano questi valori. Inoltre, il dibattito che ne scaturirà dovrebbe uscire dalle stanze chiuse dei “pensatoi” attraverso un confronto diretto ed aperto teso ad assicurare il più ampio consenso possibile delle donne su temi comuni.

Riposizionare correttamente il nuovo modello femminile significa intraprendere un percorso culturale e successivamente attivare una serie di iniziative e azioni mirate ad accrescerne la visibilità – appelli di adesione, relazioni con i media tradizionali (interventi in programmi televisivi, radiofonici, servizi su stampa e testate femminili) e social media, organizzazione di eventi speciali e concerti, e perché no, anche azioni creative e di provocazione.

Potremmo pensare anche di ridare dignità e nuovi contenuti alla Festa della Donna l’8 Marzo per una grande partecipazione ed un sicuro ritorno anche di copertura stampa. Sarebbe un bel debutto in società.

E’ ugualmente importante segnare il punto di partenza di questo percorso anche allo scopo di monitorare auspicabili risultati, attraverso una fotografia dell’attuale situazione-osservatorio media, analisi della pubblicità, mappatura della realtà femminile e di esponenti di spicco nell’ambito del mondo della cultura, dell’imprenditoria, del lavoro, della politica, del mondo accademico, dello spettacolo, della società civile e della scuola, individuazione delle forze alleate anche nei media, monitoraggio della situazione internazionale.

Queste sono solo brevi note buttate giù a caldo sull’onda emotiva all’indomani dell’assemblea romana e dell’appello sulla stampa dei giorni scorsi, avrei molto da aggiungere ma per il momento mi fermo qui. Come donna, come madre di figlia femmina e come donna che si occupa di comunicazione, vedo un’immensa potenzialità in questo dibattito, non sprechiamolo. Grazie per avermi seguito fin qui, sarei felice di avere un vostro commento
Alba Mileto

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