Il silenzio degli uomini

Ci piacerebbe approfondire il ragionamento che abbiamo avviato sul silenzio degli uomini. Ci riferiamo innanzitutto al silenzio che ha paralizzato i destinatari della nostra lettera, i giornalisti e i parlamentari presenti a Porta a Porta la sera in cui il premier,Silvio Berlusconi, ha offeso Rosi Bindi. Annichiliti durante la trasmissione, nessuno di loro ha risposto alle nostre sollecitazioni.

Ma esiste un silenzio degli uomini più generale e dunque più inquietante.

Davvero non hanno nulla da eccepire sulla overdose di corpi e di sesso che si trova spalmata ovunque, come una marmellata?

Non sono attraversati dal dubbio che essa finisca per mortificare  proprio il corpo, il desiderio, il sesso?

Trovano accettabile il modo di porsi degli uomini di potere rispetto alle donne?

Ritengono che sia auspicabile un mondo come quello che viene disegnato, che esso preannunci un futuro desiderabile per le nuove generazioni?

Che cosa ne pensano i padri, immaginando il domani delle figlie?

Si trovano a loro agio, i giovani uomini, dentro il ruolo di implacabile seduttore?

Nessun fastidio, nessuna seccatura?

Le donne parlano, scrivono, lanciano appelli. L’Italia, in questo periodo, è tutta un fiorire di dibattiti, assemblee, convegni, seminari, durante i quali le donne si interrogano sui modelli femminili dominanti, su stereotipi e aberrazioni, su eccessi di moralismo e assenza di realtà, sul potere, sulla società dello spettacolo.

Perché gli uomini sono imbarazzati a parlarne, caso mai discettano, con un distacco da “esperti”, sugli effetti che tutto ciò ha, ancora una volta, sulle donne, ma non direttamente su di loro?

Anche noi, Donne della realtà, stiamo provando a svelare ciò che vediamo accadere intorno a noi, nelle redazioni, a riflettere sulle nostre responsabilità di giornaliste. Ci stiamo domandando il perché di molti problemi. La perdita di centralità delle redazioni, un pervasivo meccanismo di autocensura a cui riesce difficile sottrarsi, la crisi dei giornali amplificata dalla crisi economica, la scollatura con il mondo dei lettori, il tema immenso della qualità dell’informazione, le ingerenze della pubblicità. Non è facile parlare di tutto questo, eppure proviamo a farlo.

Perché invece gli uomini (a parte poche eccezioni) non parlano?

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14 thoughts on “Il silenzio degli uomini

  1. Silenzio eloquente: nessuno rinuncia per primo a quelli che considera suoi privilegi.
    Io penso invece che ci perdano molto gli uomini in termini di felicità se rinunciano ad un rapporto paritario in cui rimettere insieme tenerezza/sessualità/amore.

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    • Ti dimentichi di un particolare, cara:gli uomini innanzitutto
      non hanno molto tempo da perdere ad interrogarsi sui tanti
      fenomeni e su tanti perchè in quanto devono lavorare ( e sodo)
      per mantenere se stessi e anche voi. Poi qualunque cosa
      dicano viene interpretata come una difesa d’ufficio dei loro
      interessi e dei loro “privilegi” e un tentativo di banalizzare i
      problemi delle donne. Quindi cosa sprecano fiato a fare?

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    • € il solito piagnisteo femminilfemminista. Nessuna donna é obbligata a spogliarsi davanti agli altri. Molte donne, non tutte sia chiaro, perdono la loro dignità per qualche soldo. Anche io, padre affidatario senza alimenti, dato che non godo del diritto della donna, ho molto bisogno di soldi. Ma la mia dignità non mi permetterebbe mai di spogliarmi davanti a nessuno o di vendere il mio corpo. Decenni di menzogne femministe, le ho verificate tutte, hanno corrotto la mente di molte.
      Forse molte donne devono imparare che se si vuole essere rispettati dagli altri, bisogna prima imparare a rispettare se stessi. Daltronde sembra che oggi le prostitute abbiano un problema; non sanno più cos mettersi per farsi ditinguere…….

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      • Sono abituato a dire sinceramente ciò che penso, anche se non risulta comodo o politicamente corretto. Se non vi piace, non siete certo obbligate a pubblicarlo. N.B. amo tantissimo la donna ela considero indispensabile nella società. Sono certe mentalità che non riesco proprio a sopportare. Come ad esempio il tipico livore antimaschile. Le donne vere sono troppo sensibili e intelligenti per addossare tuitte le colpe agli uomini. E forse molti uomini preferiscono non parlare di certe situazioni che avete in Italia, perchè é semplicemente troppo squallido parlarne. (questo naturalmente senza togliere nulla di ciò che l’ Italia ha di positivo)

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  2. Trasferiamo sul blog (con il suo consenso) il commento al nostro intervento “Il silenzio degli uomini” che il collega Gianni de Felice ci ha inviato in un messaggio tramite Facebook, e lo scambio di opinioni successivo con noi Donne della realtà.

    6 novembre 2009, da Gianni de Felice

    Scusatemi, care colleghe e amiche, ma la mercificazione del corpo della donna come veicolo pubblicitario e promozionale avviene perché ci sono donne che si fanno mercificare: nessuno le obbliga col mitra alla schiena a posare nude, a fare i calendari, a farsi ritrarre per copertine ammiccanti. C’è una girl (non so come definirla) argentina che non sa cantare, non sa ballare, non sa parlare, ma si dimena in tv venendo ripresa di fondo schiena. Volgare la ripresa, ma come definire la sua disponibilità.

    A volte ho l’impressione che le donne – da me adorate e rispettate, come sanno quelle di voi che mi conoscono – si lascino troppo tentare dalla scorciatoia di addebitare ai maschi problemi che nascono proprio dalle femmine. Un esempio: se in Parlamento la proporzione tra maschi e femmine non rispecchia quella della popolazione, non dipende dal fatto che le donne hanno una diffusa – e a quanto pare irresistibile – tendenza a votare gli uomini?

    Invece di pensare alle “quote rosa”, che deformano la realtà, perché le donne non valorizzano la tantissime donne di valore che si affermano – e si affermeranno sempre di più – nella nostra società? Sulle “quote rosa” conservo un significativo ricordo. In una dell’Ifg venne proposto di dividere i 40 posti da assegnare tra 20 maschi e 20 femmine. Un personaggio, particolarmente importante, ma anche particolarmente stupido, si ostinò su questa proposta. Mi opposi sostenendo che questa ripartizione avrebbe potuto danneggiare la qualità della selezione, assegnando alcuni posto a maschi poco meritevoli e sottraendoli ad alcune femmine brave. Riuscii a convincere il consesso e la proposta del 20+20 non passò. Con il concorso di quell’anno vennero ammesse 26 femmine e 14 maschi. Con la “quota rosa” paritaria, non sarebbe accaduto.

    Grazie a tutte dell’attenzione. Un abbraccio alle amiche, un cordiale saluto alle colleghe.

    Gianni de Felice

    8 novembre 2009, da Donne della realtà

    Caro Gianni,

    grazie per il tuo intervento. Non si tratta, però, e non stiamo parlando solo di mercificazione del corpo femminile. Né delle più o meno libere scelte di alcune donne. E non siamo neppure tentate dalla scorciatoria di addebitare agli uomini qualsiasi problema. Quanto alle quote rosa, non ci sembra di averle mai neppure nominate, in questi primi mesi della nostra esistenza.

    Noi vogliamo parlare di giornalismo e di informazione, e del rapporto con i lettori/ascoltatori. Vogliamo interrogarci, e interrogare, sul perché sui nostri media – i giornali come le tv, le radio come i siti web – si parli sempre e solo di un modello di donna che non è quello “della realtà”, come l’abbiamo chiamato noi nel nostro appello di inizio agosto. Perché ci sia sempre spazio in pagina per le vicende di veline ed escort, ma quasi mai per le storie di donne “normali”, che lavorano, soffrono, gioiscono e vivono senza bisogno di mostrarsi: e quanto ci sarebbe da raccontare, in questi periodi di crisi economica! Quali siamo le responsabilità di chi, come noi, dell’informazione ha fatto il suo mestiere e dell’autonomia e della libertà della propria professione un principio di etica deontologica, eppure non ha la capacità, gli strumenti e – spesso – la voglia di opporsi alle distorsioni di storie, vicende, cronache che riguardano le donne (e non solo le donne, ovviamente).

    Quesiti di forte autocritica, prima ancora che di critica. E temi che vorremmo riuscissero ad avvicinarci di più alle lettrici (e ai lettori) e a quello che davvero chiedono alla nostra informazione. Questo è il terreno su cui vogliamo e ci stiamo muovendo. E non possiamo – proprio noi – nascondere e tacere sul silenzio che sale da tutto il mondo degli uomini in generale e anche dai nostri colleghi giornalisti.

    Da te e da tutti gli uomini che – come te – sostengono con sincerità e convinzione di adorare e rispettare noi donne, vorremmo una partecipazione e un sostegno più aperti e palesi, pubblici, ai temi che denunciamo e su cui ci interroghiamo. Vorremmo avervi al nostro fianco.

    Un caro saluto,

    Donne della realtà

    8 novembre 2009, da Gianni de Felice

    Certo, care amiche e colleghe, che tanti uomini come me sono al vostro fianco. Mi domando soltanto perché tante donne – non credo tutte – pensano che sia necessario parlare di donne che lavorano, soffrono, gioiscono, visto che anche tanti uomini lavorano, soffrono, gioiscono esattamente come loro. Imho (in my humble opinion), quello di lavorare, soffrire, gioire è in questa valle di lacrime – dove dopo tutto non si sta poi tanto male – è un destino rigorosamente ambosessi.

    Poiché nella mia, ahimé lunga, storia professionale non ho mai fatto distinzione fra maschi e femmine, mi domando per quale ragione anche gli uomini non sentano il bisogno di sottolineare che non esistono solo i tronisti, i fotomodelli bellissimi con la faccia malmostosa, i palestrati con la “tartaruga” sulla panza, ma anche i mariti padri-di-famiglia che sgobbano, si svegliano tanto assonnati da non farsi nemmeno la barba, si battono fino all’esaurimento nella sempre più affollata trincea del lavoro. Sono gli Uomini della Realtà, quorum ego. Non dimenticateci, sorelle!

    Al vostro fianco con amicizia ammirazione affetto

    Gianni de Felice

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  3. Forse sulle quote rosa qui sono in minoranza, ma io ne sono ferma sostenitrice. La premessa delle q.r. è che sono per definizione una misura TEMPORANEA, da adottare solo dove sia necessaria. Si tratta di una deroga a un principio (l’uguaglianza tra uomini e donne) mirata a realizzare nella sostanza quel medesimo principio (l’uguaglianza effettiva di uomini e donne.
    Quindi se in un’organismo non esistono disparità consolidate, è inutile adottare le q.r. – questo per esempio il caso delle’Ifg. Nel caso del parlamento o dei cda, invece, la presenza delle donne è minoritaria, non certo per loro manifesta incapacità. E lì, per un periodo di tempo determinato, è possibile usare le q.r. – poi dopo un po’ la quantità fa al qualità e le donne non devono più contendersi l’unico posto disponibile.
    Il punto, infine, è che nessuno sente il bisogno di sottolineare che non esistono solo i tronisti, perché tutti i giorni vediamo I premier, I ministri, GLI amministratori delegati. Quando si tratta di donne quelle più visibile sono sempre e comunque le “girls”.
    saluti,
    elena

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  4. Aggiungo un aneddoto stupido. Qualche tempo fa ho lavorato in un periodico in cui i capi erano tutti maschi. Ho iniziato con dei tirocinanti maschi. I capi hanno inziato subito a invtarlia giocare a calcetto. Nessuno ha invitato le tirocinanti femmini (eppure io gioco). Sul campo e negli spogliatoi loro hanno avuto la possibilità di conoscere e farsi conoscere dai capi in un modo da cui noi siamo state completamente escluse.
    Che c’entra col merito? Che in italia la selezione della classe dirigente avviene in motli casi ancora per cooptazione (almeno a parità di merito) E la cooptazioe avviene sulla base delle affinità…
    Con questo non voglio dire che l’accesso per le donne sia impossibile, ci mancherebbe.

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  5. concordo pienamente con Elena Tebano. Le quote rosa sono una misura chiave per scardinare il meccanismo della discriminazione nei veri luoghi del potere, come ci insegna l’esperienza dei paesi del nord europa. Una volta portate in parlamento, nei c.d.a. delle imprese, delle banche, delle fondazioni, nei direttivi di partiti e sindacati, un gruppo di donne qualificate che faccia massa critica, beh a quel punto si può eliminre qualunque distorsione alla competizione pura.
    Più in generale, sul silenzio degli uomini: avete fatto caso a come in generale il tema della discriminazione contro le donne non appassioni anche uomini che pure si sono spesi e si spendono su varie battaglie di diritti umani e civili? Ha ragione Maria Cristina, mi sa. Io penso che anche i più sensibili degli uomini, i nostri compagni, quelli che pure condividono tanti aspetti della nostra visione del mondo, devono sentire da qualche parte del cervello un piccolo allarme che li avvisa che una vera parità significherebbe anche per loro la fine di alcuni privilegi. Di privilegi dei quali TUTTI, proprio tutti loro, hanno beneficiato in una fase o l’altre della loro vita.
    E così non si attivano. Questa non diventa la loro battaglia. Magari hanno fatto lotte sindacali, manifestazioni contro l’aparthaid, lotte per i diritti civili. Ma la battaglia sulla discriminazione contro le donne non diventa la loro.

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    • Quali privilegi? Molte donne idealizzano troppo la vita degli uomini.
      Quanti uomini hanno posizione di potere?
      Non avete mai letto che più un lavoro é pericoloso e usurante, maggiore é la presenza maschile?
      Osservate veramente da vicino cos’é la vita di molti uomini. Interessatevi ad esempio al diritto di famiglia in caso di separazione e divorzio.
      E guardate anche le cose belle e utili che fanno gli uomini e delle quali anche voi, giustamente traete vantaggio. Si asfaltano da sole le strade? si costruiscono da sole le case. Le merci viaggiano senza che nessuno le trasporti? E non parlateci del solito discorso dei ns grandi guadagni.Ho attraversato l’Europa in lungo ei largo, e non solo l’ Europa, con decine di tonnellate di roba tra le mani
      per una media 6/7€ all’ ora. Sono in decine di migliaia a farlo. Di privilegi maschili di questo genere ne ho avuti e ne ho tanti. Be,se proprio li volete, ve ne cedo un po’.

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  6. Pingback: Uomini che non stanno in silenzio: iniziativa di Maschile Plurale « Donne della realta's Blog

  7. Care Amiche
    alla quarta mail che ricevo sul silenzio degli uomini mi permetto di fare con spirito positivo una piccola segnalazione con qualche domanda:
    – siete davvero sicure di conoscere abbastanza il mondo degli uomini italiani?
    – siamo davvero tutti uguali?
    – siamo davvero tutti zitti?
    Non mi sembra giusto che delle giornaliste ignorino la realtà che le circonda o che tacciano su significativi segnali che sono sempre esistiti.
    Ecco, finite le domande vi mando, ancora una volta (perché molte di voi l’hanno sempre ricevuto in passato), l’invito a visitare una mia mostra di fotografie che si inaugura domani pomeriggio nella sua undicesima – ripeto undicesima – edizione presso lo Sportello Donna di Bresso dal titolo – che forse qualcuna di voi meno distratta avrà sentito in questi ultimi 20 anni – Chi è il maestro del lupo cattivo?

    Aggiungo, in qualità di presidente dell’Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista – di cui non mi risulta nessuna di voi abbia dato notizia finora sulla stampa – che il 20% dei nostri soci e firmatari sono uomini e sono molto spesso più coscienti sui problemi del sessismo in comunicazione rispetto a tante donne che tutti i giorni intervisto sull’argomento.

    Non essendo, ovviamente, questione di supremazia di un genere sull’altro, vi inviterei a guardare in futuro a questa fascia non marginale della società italiana con maggiore attenzione, rompendo questo muro inspiegabile di silenzio che esiste.

    Se c’è un problema di cui il mio lavoro ha sofferto in questi ultimi 20 anni – ripeto 20 anni – è stato proprio il silenzio totale delle giornaliste, eccezion fatta per alcuni casi sporadici tra i quali cito i nomi di Assunta Sarlo, Silvia Ballestra, Carla Cotti. Per il resto silenzio.

    Allora ricominciamo da qui: diamo risalto – grande risalto – agli uomini che si battono per questa lotta sui diritti delle donne. Invece di invitare alle conferenze al circolo della stampa i leghisti maschilisti e dar loro la parola, provate ad invitare uomini che lottano. Vi assicuro che sul pubblico avrà un effetto migliore.

    Sempre pronto a collaborare, una volta caduto il muto del silenzio, vi abbraccio adelficamente, cioè come una sorella e un fratello insieme

    ico gasparri
    artista sociale – fotografo
    http://www.icogasparri.net

    pcps@fastwebnet.it
    http://www.protocollocontrolapubblicitasessista.it
    Cod. Fisc. 97535750158
    IBAN: IT82 I056 9601 6230 0000 3242 X33
    conto intestato ad
    Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista
    c/o Banca Popolare di Sondrio

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  8. Sveglia! Il silenzio degli uomini è l’ultimo dei nostri problemi! Stanno zitti perchè culturalmente complici, tutto qui. Se aspettiamo loro faremo la muffa. Al convegno ho sentito tante scemenze sul coinvolgerli nella nostra battaglia… Da vecchia femminista so che staranno dalla nostra parte solo se saremo capaci di dimostrare loro la nostra autonomia e la nostra forza. Non appena molleremo, si riprenderanno il “maltolto” e un Berlusconi vincerà sventolando tette e natiche a “Colpo Grosso”. Complici gli uomini. Non avremmo dovuto mollare. Le lotte esigono costanza, se no si trasformano in disfatte. Per chiarire: non sono antimaschio, ma così come non chiederei al datore di lavoro di scioperare con me non chiederei ad un uomo di fare il femminista. L’atto di solidarietà più grande che possa esistere da parte di un uomo è rispettare la nostra autonomia, senza mettersi alla testa delle nostre battaglie. Io non andrei dagli operai in lotta per il posto di lavoro a spiegargli come si fa… e non sono parte del loro problema! Invece gli uomini, tutti, anche i migliori, sono parte del nostro, per ragioni culturali che durano da qualche millennio… Diamo loro atto che non è esattamente agevole scrollarsele di dosso, e lavoriamo a scrostarci dall’anima i condizionamenti che ci fanno guardare al dio padre con occhio rassicurante ogni volta che facciamo le cattive ragazze e pensiamo in proprio. Ciao

    Eterosessuale sì, ma con le idee chiare.

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  9. Articolo ridicolo alla luce del fatto che il consenso di Silvio è in maggior parte femminile. E poi mi sembra anche ridicolo che ci si indigni del potere sessuale femminile solo quando è un uomo a trarne vantaggi.

    La solita pantomima dell’egoismo.

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  10. L’uomo non parla perchè se lo fa viene accusato di misoginìa, di voler obbligare le donne a riverstirsi, contro la loro libertà di fare quel che vogliono.
    Smettete di essere stupidamente ipocrite: se chiedete all’uomo di parlare dovete anche precisare cosa deve dire, e poi assumervi la responsabilità di quel che dice.
    Di già che fate le pentole, fate pure i coperchi.
    Saluti
    Bruno A.

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