Il Comune di Milano ha aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi) a favore della moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna. La campagna prende impulso dal Parlamento europeo che, tramite la risoluzione n. 2038 del 3 settembre 2008, ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare e a consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo sulla parità tra i sessi e come la percezione del corpo femminile in quanto oggetto da “possedere” possa incentivare i comportamenti violenti (more…)
Archiviato in: Donne della Realtà, Donne e immagini, Donne e parole, Notizie | Messo il tag: Città libere dalla pubblicità offensiva, Comune, Francesca Zajczyk, Milano, Pari opportunità, UDI, Unione Donne in Italia | 1 Commento »





























Una donna made in Italy tra i dieci migliori scienziati under 40 che lavorano negli Usa: Chiara Daraio, a San Diego ha creato “l’ecografia del futuro”. E la rivista Popular science l’ha inserita nella prestigiosa top ten. “Se avessi pari opportunità in Italia? Probabilmente considererei il rientro” – di Luana Silighini
di Maria Zegarelli
“Dai Telegatti a ministro, di cosa si lamenta?” dichiara la figlia del premier a Vanity Fair a proposito del ministro per le Pari Opportunità. E se Berlusconi ha portato le showgirl in Parlamento “gli italiani le hanno votate”. Poi Barbara ammette: “Quelle che mio padre chiama ‘debolezze’ hanno inciso sulla sua vita e sulla sua politica”
di Ritanna Armeni
«Una zarina, un boss vecchio stile che agisce con spietata determinazione», questa la definizione che di Mara Carfagna dà Paolo Guzzanti in un’intervista al Fatto Quotidiano di domenica 21 novembre. Il giornalista e parlamentare passato dal Pdl al Partito liberale, sostiene che la ministra «è affetta da manie di grandezza» e ricorda la querelle che la contrappose alla figlia Sabrina. Di tutt’altro tenore le parole di Massimo Giannini su la Repubblica: «Sono ore difficili per la donna che più di ogni altra ha incarnato a suo tempo l’archetipo femminile del berlusconismo, e che più di ogni altra in questi due anni è riuscita ad affrancarsene». Mah!
«Proprio tu, Mara?». Impossibile non interrogare la ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sull’annunciata decisione di dimettersi dall’incarico di governo, da parlamentare e da esponente del Pdl. Perché è proprio lei il simbolo, uno dei principali, di una certa politica al femminile promossa e imposta da Silvio Berlusconi. La bellezza, prima di tutto, meglio se accompagnata da precedenti tentativi di farsi strada nel mondo della televisione. Questo il prerequisito per essere accolta nell’inner circle del premier-tycoon e salire la scala del successo che, nell’era berlusconiana, si è confuso con l’assunzione di cariche politiche e di ruoli di responsabilità nella pubblica amministrazione. Il caso Carfagna va per questo seguito con grande attenzione e passo passo. Cominciamo col proporre l’articolo del vice direttore di Repubblica Massimo Giannini apparso oggi su Repubblica (Paola Ciccioli)
“Noi consideriamo le prostitute non colpevoli, ma vittime. Ma per ridurre e contrastare questo fenomeno c’era bisogno di un impianto normativo fortemente deterrente. Per questo oltre alla multa è previsto l’arresto da 5 a 15 giorni sia per le prostitute sia per i clienti” (Mara Carfagna, 24 novembre 2008)

di Silvia D’Onghia




