Donne ucraine

Una poesia particolare come epigrafe alla propria tesi, intitolata “Donne ucraine in Italia: una migrazione per lavoro. Un’indagine qualitativa“. Questa la scelta fatta da Stefania Fiocco che si è laureata in Psicologia, con il massimo dei voti e la lode, all’università Bicocca di Milano.

La donna ucraina

Occhi grigi, occhi bruni, snelle e robuste,
se ne vanno le belle donne dalla Ucraina-madre.
Vanno in un paese straniero non per riposare,
non fanno crociere, vanno a lavorare.
Hanno lasciato a casa tutti i loro cari:
i mariti amati, i loro figli, i vecchi genitori.
Là erano ingegneri, maestre e sarte,
all’estero sono diventate domestiche-schiave.
Guadagnano tanti soldi, molto più che a casa,
ma gli occhi piangono per l’angoscia, e il corpo
patisce la stanchezza.
Mai verranno restituiti i lunghi giorni del distacco,
intanto appassisce la bellezza senza amore, il cuore è
torturato dal dolore.
In Ucraina il desiderio le farebbe volare,
ma è destino che debbano restare.
Restare e sopportare a denti stretti,
aspettare che il tempo del distacco lasci arrivare
il tempo della festa.
Si alzerà ancora il sole in Ucraina,
risplenderà luminoso,
torneranno in Ucraina le moglie, le sorelle, le madri.

Olha Zavada,
25.03.2000, Palazzolo s/O.

[Tratto da: “ДУМΚИ. Piccole ballate. Pensieri in forma poetica di donne ucraine”,
Olha Vdovychenko (a cura di), 2003, Brescia, Editrice La Rosa, p. 90]

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