Risposta delle delegate sindacali di USB Unione Sindacale di Base e USI sanità alla lettera di Don Verzé pubblicata da “Il Giornale” il 25.01.2011
Come donne e lavoratrici dell’Ospedale San Raffaele di Milano siamo scandalizzate ed offese per il contenuto della lettera scritta dal presidente, don Luigi, difendendo incondizionatamente il presidente Berlusconi. Innanzitutto, per l’immagine di donna che ne emerge: sirena tentatrice, procuratrice di dolori, prostituta in cerca di assoluzione. Al San Raffaele l’80% del personale è femminile: madri e figlie, che spesso sono costrette a grandi sacrifici per conciliare il lavoro con la famiglia o la vita privata. Un lavoro fatto di turni; un lavoro svolto anche di domenica e durante le feste comandate; un lavoro mal retribuito, soprattutto se confrontato con lo spreco dei nostri soldi di cittadini che pagano le tasse da parte di chi ci governa, per le sue “particolari esigenze”.
Di fronte a lavoratrici che con grande dignità portano avanti la qualità dell’assistenza che ha reso celebre il San Raffaele, nonostante scarsi investimenti, negli ultimi anni, proprio nelle risorse umane, non possiamo accettare né l’immagine di Eva tentatrice che emerge dallo scritto del Presidente e nemmeno la piena assoluzione – in nome di dio e del popolo che lo ha eletto – di un Premier, che attua politiche a scapito di chi lavora, di chi vive di una magra pensione ancor più di chi un lavoro non ce l’ha.
Esortiamo il presidente, don Luigi, a volgere il proprio cuore, piuttosto, verso quelle lavoratrici del San Raffaele che hanno necessità di flessibilità nel tempo di lavoro, per potersi occupare della famiglia, ma nessuno le ascolta; verso le lavoratrici che chiedono il diritto allo studio per la propria crescita professionale e culturale, ma nessuno le ascolta; verso quelle lavoratrici che rivendicano assunzioni di personale per rendere meno massacranti i turni di lavoro, ma nessuno le ascolta; verso le lavoratrici che chiedono agevolazioni di orario per prendersi cura dei famigliari diversamente abili, ma nessuno le ascolta; verso le lavoratrici che al rientro dalla maternità vorrebbero poter tornare nel proprio posto di lavoro o chiedono orari compatibili con quelli dei nidi, ma nessuno le ascolta.
Delegate e lavoratrici dei sindacati di base USB e USI sanità
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