di Silvia Ballestra
Scattato lo scandalo – il prodigioso Bunga Bunga che tutto il mondo non ci invidia – scatta repentina anche la costruzione difensiva, urgente mitologia del ribaltamento in cui il protagonista negativo diventa eroe. La si presenta (nei Tg amici, sui giornali di proprietà, nelle parole dei sodali) in una specie di melodramma ottocentesco denso di sapori deamicisiani. Lei, la giovane Traviata bisognosa di aiuto. Lui, il ricco e potente benefattore che corre in soccorso, con cavallo bianco (diciamo un pony, va’). Bella storia, ben studiata. Ma che finisce per fare acqua da tutte le parti e risultare ridicola non meno della storiella internazionale (tutto il mondo ne ride) della nipotina di Mubarak. Prima di tutto, la giovane Traviata non appare per nulla contrita, né indifesa, né timida. Girano sue foto da far paura, dispensa lezioni di etica e morale ma gira con mazzette di contanti in borsetta, gioca alla piccola fiammiferaia ma promette libri, interviste esclusive e rivelazioni. E poi lui, il benefattore, quello che “quando c’è da far bene non mi tiro indietro”, che ha evidentemente una concezione del bene un po’, come dire, Bunga Bunga. Perché a una minorenne in difficoltà, se sei l’onnipotente “Ghe pensi mi”, dovresti come minimo offrire un’istruzione, pagare un collegio in Svizzera, o una scuola professionale. Invece il grande benefattore che fa? In pratica la ripiomba nel suo mondo di pali da lap-dance, maschi predatori e chissà quali altre peggiori destinazioni. E quindi, vien da dire, dove sarebbe il bene dispensato? Le generosità sarebbe sottrarla alla tutela del Tribunale dei minori? Un po’ poco per il Grande Benefattore. Poco anche per una come Ruby Rubacuori, povera stella, che di cuore non ne ha mai rubato nemmeno uno, figurarsi poi a chi non ne ha.
da l’Unità – 1 novembre 2010
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