Le testimonianze collettive, uno stimolo a trovare nuove cure. Come neglu Usa. Nasce l’Alleanza contro il cancro ovarico. Il 3 dicembre primo appuntamento. Ogni anno quattromila nuovi casi
MILANO – Una sfida al cancro a viso scoperto. Il 3 dicembre Flavia Villevieille Bideri, 48 anni, produttrice di film come «Amori in corso» di Giuseppe Bertolucci, farà outing sulla malattia che l’ha colpita 4 anni fa davanti a ricercatori e (more…)
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‘Silvio mi ha capita’, dice lei annunciando la retromarcia. Intanto però nel partito la sbeffeggiano tutti. E per Silvio arrivano guai da altre signore: come la ministra Prestigiacomo, la trentina Biancofiore e la toscana Bergamini
La famiglia borghese. L’impegno sociale. La maternità. Il matrimonio. La vela. L’aspetto fisico. Il sindacato. Susanna Camusso, nuova leader della Cgil, si racconta
Brescia, Pakistana scappa per sposare un indiano. Il padre inscena un sequestro per fermarla
Uomini vicini al premier fornivano informazioni all’ambasciata. A differenza delle altre cancellerie, la Farnesina sembra destabilizzata dai file di Assange. I duri giudizi sul presidente del Consiglio non sono pareri personali
«Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno»: questo il giudizio dell’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella foto Elizabeth Dibble durante la visita al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, a Roma, in occasione della Conferenza dei Presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane. (Ansa)
Il direttore del Tg3: «Un telegiornale di lotta»
Le parole di una intellettuale rigorosa, per fare il punto sullo stato di salute della nostra democrazia.
Dopo Mara: forse è il caso di tornare a fare le selezioni in base ai master e non ai calendari
di Ritanna Armeni
«Una zarina, un boss vecchio stile che agisce con spietata determinazione», questa la definizione che di Mara Carfagna dà Paolo Guzzanti in un’intervista al Fatto Quotidiano di domenica 21 novembre. Il giornalista e parlamentare passato dal Pdl al Partito liberale, sostiene che la ministra «è affetta da manie di grandezza» e ricorda la querelle che la contrappose alla figlia Sabrina. Di tutt’altro tenore le parole di Massimo Giannini su la Repubblica: «Sono ore difficili per la donna che più di ogni altra ha incarnato a suo tempo l’archetipo femminile del berlusconismo, e che più di ogni altra in questi due anni è riuscita ad affrancarsene». Mah!
«Proprio tu, Mara?». Impossibile non interrogare la ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sull’annunciata decisione di dimettersi dall’incarico di governo, da parlamentare e da esponente del Pdl. Perché è proprio lei il simbolo, uno dei principali, di una certa politica al femminile promossa e imposta da Silvio Berlusconi. La bellezza, prima di tutto, meglio se accompagnata da precedenti tentativi di farsi strada nel mondo della televisione. Questo il prerequisito per essere accolta nell’inner circle del premier-tycoon e salire la scala del successo che, nell’era berlusconiana, si è confuso con l’assunzione di cariche politiche e di ruoli di responsabilità nella pubblica amministrazione. Il caso Carfagna va per questo seguito con grande attenzione e passo passo. Cominciamo col proporre l’articolo del vice direttore di Repubblica Massimo Giannini apparso oggi su Repubblica (Paola Ciccioli) 




