Un tribunale iraniano l’ha messa a morte. Ma Amnesty vuole salvarla
di Dacia Maraini
Un caso urgente: si tratta di Sakineh Mohammad Ashtiani, condannata alla lapidazione dal tribunale religioso – che coincide con quello civile – e detenuta nel braccio della morte del carcere di Tabliz, a nord ovest dell’Iran. Non è lei a chiedere solidarietà ma i due figli adulti che supplicano il mondo di intervenire. Già molte organizzazioni internazionali, guidate da Amnesty International, si stanno dando da fare. (more…)
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La giornalista lancia un accorato appello all’Italia migliore sul problema della legalità. «L’opposizione è inesistente e il popolo si fa sentire poco. C’è chi delinque, chi evade – dice la giornalista di Report – ma anche chi vede e non dice nulla»
Leggiamo che “Le donne che leggono sono pericolose”, come recita il titolo del
L’Italia invecchia e la televisione commerciale si lancia sul target senza alcun pudore. L’esempio più osceno è senz’altro la trasmissione di Canale 5 “Velone”, dove concorrenti in là con gli anni si prestano a scimmiottare le ragazzine in cerca di visibilità, lasciando sulla scena molta parte della dignità e del senso della loro esistenza. Su questo programma e sulla versione “old” della famigerata “Uomini e Donne” di Maria De Filippi, andata in onda nella stagione invernale, proponiamo due intelligenti interventi: il primo di Donata Righetti e il secondo (nel post qui sotto) di Nanni Delbecchi. 
di Maria Laura Rodotà
Stando alle cronache, di Giulia Bongiorno il presidente del Consiglio pare abbia detto più volte: «Toglietemela di torno». Fatto sta che la presidente della Commissione Giustizia, dovendo maneggiare una patata bollente come il disegno di legge sulle intercettazioni, si è conquistata la stima di molti (tranne uno, il solito). Ora che l’emendamento del governo al ddl Alfano rende pubblicabili le intercettazioni “rilevanti”, Massimo Giannini su Repubblica di oggi scrive: «La modifica alla legge proposta dalla presidente della Commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, è convincente dal punto di vista culturale e procedurale». Ma lo stesso Giannini avverte: «Rimane l’impianto fortemente limitativo all’uso di questo prezioso strumento di investigazione e di raccolta delle prove, come confermano tutti i magistrati impegnati in prima linea persino nei reati contro le mafie, da Pietro Grasso ad Antonio Ingroia. Questo “danno”, enorme per la sicurezza del Paese e incalcolabile per la difesa della legalità, è stato ridotto. Ma in misura tuttora intollerabile per uno stato di diritto». Dunque, non abbassiamo la guardia. Di seguito l’articolo su Giulia Bongiorno scritto qualche settimana fa da Silvia Truzzi per Il Fatto.
«Ma quale amore!?» ha protestato
Ci è o ci fa? Stavolta il premier la battuta-bis su Rosy Bindi l’ha tirata fuori per guadagnarsi un titolo sui giornali che non evochi inchieste di corruzione, di nuove P2, di collusioni. No, non gli è scappata (questo è il mio parere) l’ennesima avance alla studentessa che potrebbe essere sua nipote. E’ che ha bisogno di un po’ di tregua, mentre Pdl e governo perdono pezzi, mentre i suoi fedelissimi sono sotto scacco da parte della magistratura. Il premier preferisce fare l’arzillo, dare un tocco di volgarità può far tornare a qualcuno la voglia di ridere. Di sicuro non a noi. (p.c.)
Una settimana fa oltre 300 arresti hanno confermato il tentativo della ‘ndrangheta, la mafia calabrese, di infiltrarsi nei lavoro per l’Expo 2015 a Milano. Prendiamo spunto da questo fatto di cronaca per proporvi un altro ritratto di donna del professor Nando dalla Chiesa.
Pubblichiamo l’analisi critica della giornalista e scrittrice 
Molti di questi definiti delitti passionali sono il sintomo del declino dell’impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l’autonomia femminile




